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Berlese A. — Monografia dei Myrientomata (con 17 tavole e 14 Bputpisntercalate nel'testo) ’.| ..-.. Mense e ePag. 1
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n ivi (Toy: XVIU-XXI) 0.0. CR T99 — Lista di nuove specie e nuovi generi di Acari . . . . . . » 242
— La Diaspis Pentagona Targ. e gli insetti suoi nemici (con 11 fi- gure dutercalate mnel:testo)! 0 VR. te NIRO AI
— Brevi diagnosi di generi e specie nuovi di Acari. . . . .. » 346
Campbell C. — A proposito di una nota sui precursori nell’ap- plicazione degli insetti carnivori a difesa delle piante colti-
ie VASTI RR SPAM ION TOR e e A NI A 3 Congresso (Il I) Internazionale di Entomologia a Bruxelles (ago- 23 e a VEIL RR IA
| Del Guercio G. — Prima contribuzione alla conoscenza degli Es &laserherdelmCeprionidi i 002) 0 LT. e ZO
— Intorno a due nemici nuovi dell’ olivo e alle gravi alterazioni
3 09 che determinano (con 8 figure intercalate nel testo) . . . » 282 . Grifffini A. — Sulla « GryUacris Rubrinervosa » Serville con ap- RAV tip punti sul genere Dibelona Brunner e sulle « GryMacris Ame- de ricane » (con una figura intercalata nel testo) . . . . . » 183 Di: È | Ribaga €. — « Anisopsocus lichenophilus » nuovo copeognato tro- LI vato in Italia (con 8 figure intercalate nel testo) . . . . >» 272
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ANTONIO BERLESE (VIA ROMANA, 19 — Firenze) i
MONOGRAFIA
DEI
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PARTE I.
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Sistematica e morfologia esterna. $
Nelle brevi note precedenti, che ho pubblicato intorno a questo È singolare gruppo di Artropodi (1), ho avvertito come il primo rap- i È _presentante sia stato descritto dal Prof. Silvestri Filippo (2) su a esemplari trovati a Genova dal Sig. Dodero, e la specie che prima i È fu fatta manifesta agli studiosi si chiamò Acerentomon Doderoi se Silv., dal suo scopritore ascritta agli Insetti, da disporsi però in È un nuovo ordine di Apterigoti. Questo ordine fu denominato dal ca Silvestri, dei Protura, considerando che l'apertura sessuale inter- d, posta fra 111° ed il 12° urosterniti rappresenta un carattere del va tutto insolito negli Insetti e da richiamarsi a disposizione palese È, nei Chilopodi, conforme lo sviluppo embrionale di Scolopendra fa È vedere, secondo l’Heymons. i) (1) A. BERLESE, Nuovi Acerentomidi, in « Redia » vol. V, fase. 1°, 1908, p pag. 16-19, con una tavola. x
Ip., Osservazioni intorno agli Acerentomidi; ibidem, vol. V, fase. 1°, 1908, pag. 110-122.
(2) F. SiLvestRI, Descrizione di un nuovo genere di Insetti Apterigoti, rappre- % sentante di un nuovo ordine, in « Bollett. Labor. Zool. gen. ed Agraria di Por- ja tici », 1907.
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ANTONIO BERLESE
Ma io ho avvertito già nella mia seconda nota su questo gruppo | che l'aumento nel numero degli uriti dalla prima forma larvale all’adulto, numero che da nove sale a dodici, intercalandosi sue- cessivamente un nuovo urite tra 1 8° ed il pigidio (12°); è un particolare, il quale costringe a togliere dal gruppo degli Insetti questi Artropodi ed introdurli altrove, secondo una sede loro me- glio appropriata.
Non è prudente, forse, per ora farne una classe a sè, poichè nulla conosciamo dello sviluppo embrionale, senza della quale cognizione meno certo, senza dubbio, è il nostro giudizio, e conviene quindi avvicinare questi Artropodi a quelli coi quali mostrano di avere una maggiore affinità, secondo quanto vuole la morfologia.
Ora non desidero entrare in una discussione circa la più ap- propriata posizione nel sistema che debbono occupare questi Ar- tropodi, ma rilevando che le maggiori affinità si osservano appunto coi Miriapodi e sopratutto coi Pauropodi (salvo il numero di gna- titi, la posizione dell’apertura sessuale, il numero di somiti etc.) mi limito ad aggregare ai Miriapodi appunto questi Acerentomidi, salvo a farne un distinto ordine a sè, che io propongo di chia- mare dei Myrientomata, considerata la facies di Insetto e qualche altro carattere che avvicina il gruppo agli Insetti appunto e d’al- tronde la innegabile parentela strettissima con una classe più bassa, più che altro quella dei Miriapodi.
La presente monografia comprende una parte sistematica, in- quantochè sono descritte e distribuite in generi, dieci specie di tali Artropodi, che io ho raccolto in molte parti d’Italia ed ho disposto in due famiglie molto distinte fra loro, cioè degli Aceren- tomidae, che abbraccia i generi Acerentomon Silv. ed Acerentulus Berl. e quella degli osentomidae, che comprende per ora il solo genere Hosentomon.
Segue poi una parte di pura morfologia, nella quale è studiata Anatomia di questi minuti esseri.
Mi riserbo, quando possa avere il tempo necessario allo studio, di completare la monografia colle ricerche dietologiche, embriolo-
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ARS
MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA
| giche e colla discussione, in base alla morfologia comparata, della
posizione che in seno agli Artropodi più convenientemente deb- bono avere questi Mirientomati.
Per ora dirò soltanto (a comodo di chi volesse rintracciare que- ste bestiole) che esse sono comunissime dovunque, nel musco e sopratutto nel terriccio sotto il musco umido o sotto le foglie morte e se ne raccoglie gran numero coll’ aiuto di quegli appa- recchi che io ho proposto per la ricerca dei piccoli Artropodi.
Ne ho raccolto in pianura come su alti monti (1500 metri); nei boschi come nelle praterie o nelle macchie, dovunque insomma l’ambiente è sufticientemente umido, perchè umidità sopratutto è necessaria alla vita di questi Artropodi. Ne ho d’ Italia e del Trentino.
Oro MYRIENTOMATA.
Corpus elongatum, fere ut in Tysanuris, fusiforme, postice acutum, depressum; valde eatendi et retrahi potest.
Derma totum nudum sive tantum setis simplicibus sat raris hir- tum; duriusculum in scutis et ibi saepius laete colore flavo-aurian- tiaco, nitidum.
Caput parvulum, conicum, apice acutum, pantotremum. Antennae nullae.
Os subapicale-inferum. Organa buccalia ut in Insectis, quod paria tria adsint gnatitum, plerumque ad incidendum apta; mandibulis et marxillis in capite eodem retractilibus et ex ore exertilibus. Mandi- bulae plerumque styliformes. Maxillae et labium inferius lobulis duobus nec non palpis (maxillare et labiale) multiarticulatis aucta.
Thorax ab abdomine distinetus, praecipue segmentis aliquanto di- versioribus nec non pedibus ambulatoriis auctis. Segmentum primum sterno magno, sed noto perparvulo, vix vittiforme, transverso, caete- rum membranaceo. Segmenta 2" et 3°" tergis magnis, parum tamen ad latera inflexis, sternis magnis.
Pedum paria tria toracalia bene evoluta, et tria abdominalia, ob-
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soleta. Pedes toracales omnes articulis distinetis 5 compositi, sive
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4 ANTONIO BERLESE
1" cora ; 2" trochanter ; 3° femur; 4% tibia; 5" tarsus. Adest tamen ad axillam inter femur et tibiam vitta quaedam transversa chitinea forsitan segmentum aliud significans. Trochanter annulifor- mis, femur et tibia subcylindrica, tarsus conicus, integer, apice ungue unico magno terminatus. Pedes antici caeteris maiores, raptatorii. Adsunt circa coras secundi et tertii paris subcora et epimerum ; hoe minus bene conspicuum circa coras anticas, ibique subcora abest.
Abdomen ex segmentis duodecim in adultis compositum ; numero minore, sive 9, deinde 10, 11, denique 12 in pullis. Quaque in exu- viatione segmentorum numerus augitur, cum nova oriantur segmenta inter octavum et pygidium. Segmenta annuliformia, ad dorsum et ad latera tergopleuro maiore, via tergo a pleuris quodam sulco distineto, pleuris istis ad ventrem infleris. Sterna subrectangula, inter pleuras insita. In familia Acerentomidae tergopleura et sterna, praecipue abdominalia, lineis transversis in scleritis quatuor divisa (acro— pro— meso— meta-tergum vel —sternum). Tergorum omnium (excepto pronoto) margo anticus (protergum) phragma sistit lineare, transversum ; ster- norum abdominalium etiam, excepto urosterno primo, sed in sternis toracalibus furca adest, linea transversa chitinea postica significata.
Pedum paria tria adsunt in uritis 1°, 2°, 3° tamen valde obso- leta, papilla simplici vel biarticulata significata, ad angulos postero— laterales sternorum manifesta. Segmenta abdominalia 9-12 plus mi- nusve bene retractilia in praecedente abdomine, annuliformia, stricta.
Anus papillis 4 membranosis circumdatus aperitur inter sternum et tergum 12°. Foramen genitale utriusque sexus inter sterna 11" et 12° est apertum. In utroque sexu squama adest genitalis, exertilis, chitinea, bifida, in mare multo maior quam in foemina.
Larva prima (adulto suo caeterum simillima) albida, segmentis 9 abdominalibus, deinde secunda segmentis abdominalibus 10; tertia uritis 11; denique quarta et adultus segmentis 12 abdominis.
Animalia perparva; species maiores (exempla bene eatensa) via mill. 2 attingentia ; species minima (erempla bene extensa) ad 600 Di. longa.
L'aspetto generale degli Acerentomidi tutti non trova riscontro che fra gli Insetti e specialmente fra i Fisapodi si notano alcune forme, particolarmente se attere (ad es.: del gen. Aptinothrips), che
MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 9)
nella configurazione del corpo, nella grandezza ed anche nel co- lore molto ricordano, a prima vista, gli Acerentomidi, coi quali, ad occhio nudo si potrebbero confondere.
Questa somiglianza di aspetto è suggestiva quando si rilevi an- cora che l'apparato boccale dei Fisapodi è molto simile a quello degli Acerentomon e differisce solo in quanto in questi ultimi le mandibole sono due, mentre nei Fisapodi la mandibola è unica, impari, ma sì comprende che questo è un carattere secondario, di adattamento.
La struttura delle mascelle e del labbro inferiore è molto cor- rispondente fra i Fisapodi e gli Acerentomidi.
Ancora è suggestivo il fatto di una specie di vescicola estro- flettibile nel 4° paio di arti negli Acerentomidae ed anche nel 5° e 6° presso gli Hosentomidae, la quale non può non ricordare Vor- gano adesivo tarsale dei Fisapodi, più che le vescicole addominali dei Tisanuri e delle Scolopendrella. A parte ciò, il corpo è fusi- forme, allungato ed è suscettibile di così esteso allungamento e successivo accorciamento, da essere Vuna volta lungo circa il dop- pio dell’altra. Ciò dipende non solo da larghi tratti membranosi interposti fra i somiti anche toracali, ma ancora perchè i somiti stessi possono profondamente penetrare gli uni negli altri, cioè ciascuno nel precedente (meno il mesotorace nel protorace e questo nel capo) tanto addentro da ascondervisi circa per metà. Inoltre, tutto l’insieme degli uriti 9°-12° può celarsi completamente entro Y'8°, ciò specialmente negli Acerentomon, che in tali condizioni appaiono come troncati posteriormente. Negli Acerentulus cotale retrazione dei detti estremi uriti è meno completa, perchè essi sono più lunghi che negli Acerentomon e non troppo più ristretti dell’ 8°. Lo stesso dicasi per gli ZMosentomon.
In conseguenza di tutto ciò ognuno vede come sia molto mala- gevole il fissare la vera tipica figura di questi Artropodi ed an- cora le dimensioni loro. Queste, colla figura, variano notevolmente, a seconda del grado di estensione dell’animale e di poco varia anche la larghezza massima che cade a metà circa del corpo, cioè presso a poco nel 3° urite. Ho quindi figurato alcune almeno delle specie che qui descrivo, in varì aspetti, secondo i vari gradi di retrazione od estensione, ma tutte ho figurato secondo il grado
ANTONIO BERLESE
di estensione massima, sul quale ho anehe calcolato le dimensioni. Tale estensione però, che ritengo artificiale, ho ottenuto coll’aiuto dell’acido acetico bollente, col quale anche fuoriescono, il più spesso,
le squame genitali e gli organi boccali. Anche il limite di raccorciamento massimo, che ho indicato in | \ qualche figura (figg. 13, 15) per farlo conoscere, è però artificiale, perchè non si vede che in animali morti ed in via di disseccamento.
Si potrà considerare dunque per più comune un grado inter- | medio, come ho indicato, ad es. a figg. 4, 6, S.
Il corpo, nel suo complesso, è piuttosto depresso anzichè esat- tamente cilindrico, inquantochè il ventre appare più o meno pia- neggiante, certo meno convesso del dorso, si tratta però sempre di mezzo cilindro 0 poco più.
Il capo è assolutamente apicale e del tutto libero. Nella posi- zione normale esso è inclinato a quasi quarantacinque gradi sul I piano del corpo, ciò che importa non piccole difficoltà per otte- I nerne delle sezioni parallele al suo piano orizzontale.
Esso è sempre molto piccolo, in confronto alla mole del corpo, ed ha forma conica; certo circa il doppio più lungo che largo, di dietro rotondato, con base assai obliqua e coll’apice acuto. La I
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regione dorsale è convessa e la occipito-verticale rotondata. Il CRANIO si compone di una capsula (figg. 29, 30, 31) fatta da una lamina chitinosa (fig. 30), che si accartoccia su sè pel lungo,
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tanto da toccarsi quasi lun margine coll’altro, al di sotto, rima: nendo però uno spazio longitudinale (gula), sul quale è stesa una membrana. Così questo capo conico è troncato obliquamente di È dlietro (base) ed ancora avanti e il piano obliquo che lo taglia an- ‘ ti teriormente è tangenziale all’apice del cono ed al contorno subcir- colare della bocca. Il cranio è adunque plagiostomo e pantotremo, conforme si trova anche nei più bassi Insetti (Apterigoti).
La lamina chitinosa formante il cranio, che può considerarsi come risultante dai tergiti (tergo—pleuriti) dei somiti cefalici 1°-6°, è marcata di linee trasverse (figg. 29, 30, 31) (specialmente visibili negli Acerentomon), le quali possono benissimo essere considerate s come suture di fusione dei singoli cefalotergiti. Su ciò si ritor- nerà più a lungo in seguito.
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i MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA
Ca
CA Stanno su questa lamina, sia al dorso che al ventre, dei peli
semplici e di varia lunghezza e sono distribuiti su linee trasverse, che corrispondono, sino ad un certo punto, alla divisione segmen- tale del capo. La lunghezza dei peli, più che ii loro numero e di- sposizione, può variare nelle singole specie.
Appendici del cranio. Le antenne mancano del tutto. Altra volta io avevo considerato per rudimenti di antenne i euriosi sensilli (0) che il Silvestri considerò (con dubbio) per ocelli. Debbo mu- tar avviso, per due ragioni che mi sembrano di rilievo.
Anzitutto, se la divisione in somiti del cranio è rappresentata dalle linee trasverse della lamina cranica, ed io eredo che ciò sia realmente, poichè a tale divisione si attagliano anche i muscoli dlei gnatiti, ed anche per altre ragioni, allora si vede che questi speciali organi del senso (che per tali si debbono ritenere) riman- gono nel quinto somite, mentre che se realmente rappresentassero dei rudimenti di omologhi delle antenne dovrebbero essere situati nel secondo somite, cioè in quello spazio trasverso che rimane subito dopo il labbro superiore.
Inoltre la branca antennale del tentorio (:), quella branca cioè che, senza dubbio, è omologa della antennale degli insetti, va per davvero a quella regione della capsula cranica che si è già detto potersi considerare come significante il secondo somite cefalico.
Aggiungi che questi speciali organi sensori, sia per la posizione che per la configurazione, si dovrebbero omologare a quel pistillo che il Silvestri rilevò nei pseudoculi di qualche Pauropodo (Alo- pauropus brevisetus) e questi pistilli ancora si trovano, nel cranio
‘dei Pauropodi, in regione tale che può benissimo essere ascritta
al 5° somite.
Per tutte queste ragioni io ritengo che questi organi, che chia- merò pseudoculi, sieno veramente organi speciali, che possono tro- var riscontro in consimili di Pauropodi, ma che nulla hanno a che vedere nè colle antenne degli Insetti ed omologhi d’altri Ar- tropodi, nè cogli ocelli degli Artropodi in generale, i quali ultimi organi del senso appartengono al 1° ed al 2° somite cefalico.
Questi pseudoculi sono due piccole papille, una per lato, che si vedono sul cranio, circa il mezzo della sua lunghezza e sono
da) ANTONIO BERLESE
i più o meno laterali. Il Silvestri non li deserive bene perchè li considera per piccoli rilievi subdiscoidali, come dovrebbe essere la corneola di un ocello. Ma guardando bene e vedendo anche le sezioni sagittali si riconosce che si tratta di corpicciattoli clavi- formi, fissati al cranio per un corto peduncolo chitineo posteriore e segnati nella parte globosa da una linea trasversa, quasi una divisione in due brevissimi ‘articoli. La parte globosa è sollevata dal sottostante cranio e specialmente in talune specie di Aceren- tulus (le più piccole), essa ne è molto distaccata. È Altra volta ho detto che il genere Zosentomon è privo di tali organi, che ritengo sensoriali, ma anche su questo punto mi 4 debbo ricredere, inquantochè è bensì vero che negli Eosentomon, e specialmente nell’ £. transitorium, che primo ho conosciuto, que- | sti organi sono molto meno cospicui e difticilmente si distinguono dalla circostante cuticola, ma però esistono.
Negli Acerentulus essi raggiungono uno sviluppo alquanto più sensibile che non negli Acerentomon e specialmente nelle forme più piccole.
Nella parte della morfologia ritorneremo più a lungo su questi organi.
Regione occipitale. Il 6° tergite cefalico è rappresentato da una } stretta e corta fascia bene chitinosa, che costituisce la regione del vertice. Manca dunque un vero e proprio occipite, per quanto il capo faccia, anche posteriormente, un discreto rilievo sul se- guente collo. Però, come ciascun somite (quando non sia come gli altri cefalici in contatto immediato ed anzi fusione coi prece- denti e seguenti), ha una parte marginale anteriore e posteriore membranosa, delle quali parti membranose si compongono appunto 7 le membrane flessibili intersegmentari, così anche il 6° tergite ha questa parte, che forse è alquanto più chitinea della rimanente membrana del collo e forma una semiluna membranosa dietro il cranio 3 bene chitinizzato. Segue a questa semiluna occipitale (fig. 60, Oem) È una estesa porzione membranosa (Mn), che fa parte del collo ed in questo rappresenta la porzione della membrana intersegmentale che spetta al cranio. Questa porzione membranosa, essa pure pres- sochè semilunare, fa alcune speciali e costanti prominenze bene distinte, postnucali e per un solco trasverso profondo è distinta
MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 9
dalla membrana del rimanente collo (dorsale), che spetta al 1° to- î racosomite. è | Per ora conviene rilevare che mancano così affatto anche le Î traccie di pezzi iugulari dorsali, che pure si vedono in Insetti molto bassi, come in Periplaneta ed altri Ortotteri ed è probabile che la membrana semilunare occipitale suddetta li rappresenti. Sia detto una volta per sempre che nelle membrane interseg- mentali od interselerali in genere mai esistono appendici cutico- lari, come peli ete. Queste si trovano esclusivamente sugli scle- i riti bene chitinizzati. $ Gola (G). È rappresentata, come si è accennato, dalla regione ì membranosa che dall’orlo anteriore del prostito si prolunga fra
gli orli ripiegati al ventre della lamina chitinosa componente il cranio e procede fino all’atrio boccale. Non vi ha dunque distin- 50
zione fra la regione ventrale del collo e la inferiore cefalica. An- A che qui mancano del tutto anche le traccie di pezzi iugulari ven- i trali, sieno dipendenti dal prostito che dal 6° sternite. Il prostito i sì vedrà essere del tutto completo, cioè risultante di tutti i suoi Ù seleriti (acro— pro- meso— meta-sternite), quindi nessuna porzione fi se ne distacca a formare gli ingulari, mentre così bene si vede negli i Insetti come l’acrosternite, e talora anche il prosternite, si stac- É chino e frammentino per comporre gli iugulari sternali. Quanto a i: quelli cefalici è d’uopo convenire che tutti gli sterniti cefalici È:
sono scomparsi (meno che pel 6°, pel quale rimane esterno il mento + submento del labbro inferiore). È da ritenere che, stante È la posizione interna delle due prime paia di gnatiti, gli sterniti n dei somiti 4°, 5° sieno stati assorbiti nella composizione del ten- torium ; quanto poi a quelli del 1°, 2°, 3° è noto come si possano riconoscere difficilmente anche negli Insetti, nei quali però le re- gioni periantennale ed epifaringea rappresentano certo i residui I sternali non compresi nel tentorium, dipendenti dai somiti 2° e 1°. ; Qui, nei Mirientomati, non si può riconoscere una regione pe- riantennale, mancando appunto le antenne e quanto alla epifarin- gea noi la vedremo rappresentata dalla membrana rivestente in- ternamente il labbro superiore e la prima regione orale e da rilievi apodemici della stessa.
1° somite cefalico. Mancano studi su questo somite ed in gene-
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Pe EL Sg
10 ANTONIO BERLESE
‘ale sulla divisione in somiti dell’ intero capo per tutti gli altri Artropodi all’ infuori degli Insetti, perciò non è possibile un con- fronto che con questi ultimi. i
Ma negli Insetti, volendo ascrivere, come di ragione, gli occhi composti e taluno degli ocelli al 1° somite e le antenne con un ocello al 2°, viene di necessità una molto intralciata disposizione dei somiti 1° e 2° nella regione frontale, disposizione che, sebbene non così complicata, si deve pur ammettere anche per Apterigoti e per forme larvali metaboliche.
Di qui una suddivisione del tergopleuro del 1° somite in sele- riti distinti, una fronte ed una prefronte, distinzione che si ag- giunge a quella del clipeo e del labbro superiore.
Invece in questi Mirientomati si può credere, a giudizio della muscolatura, come dell’origine e disposizione delle branche tento- riali, che il 1° somite sia quello compreso appunto tra Porlo an- teriore dorsale della calotta cranica e la prima delle linee trasverse che segnano, come si è detto, la calotta medesima.
Di questa maniera il primo tergopleuro è breve, triangolare e comprende anche il labbro superiore (L), nè si distingue altrimenti in regioni o scleriti da potersi omologare alla tronte (e prefronte) al clipeo (ed anteclipeo ete.), sebbene tra l'estrema punta, che negli Acerentomon, acuta a guisa di stile, sporge dal detto orlo anteriore, tra questa e lo selerite basale, si osservi, nei detti Acerentomon, una linea trasversa, rispondente ad un apodema (clipeo—labiale 3) che può benissimo rappresentare un limite tra il clipeo ed il lab- bro propriamente detto, ma tale distinzione vien meno negli altri due generi.
Ad ogni modo il 1° somite, che negli Insetti occupa la maggior parte della capsula cranica, in questi Acerentomidi sarebbe ridotto a ben poca cosa e sarebbe collocato totalmente alPestremo orlo della capsula cranica, cioè in una posizione ancestrale; solo in forme più elevate sì sposta e si complica, come si è detto (fig. 30).
Ho detto che negli Acerentomon il labbro superiore od almeno il processo che può essere considerato per tale si prolunga in una notevole apofisi spiniforme. Questa (L) è molto lunga nell’ Aceren- tomon doderoi (fig. 30) e molto minore nell’A. microrhinus (fig. 50).
Negli Acerentulus poi (figg. 51, 52) è spesso rappresentata da
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una laminula brevissima, per lo più ialina e larghetta, marginante in parte, nella linea sagittale, quello selerite che si omologa al cli- peo. Questa diversa maniera di foggiarsi del labbro superiore offre, per talune specie, un buon carattere differenziale e diagnostico.
ATRIO BOCCALE (40). Esso è un’ apertura ovale, infera, però obliqua rispetto all’asse longitudinale del capo. È circoscritto, all’ innanzi e sui lati dal 1° somite; ed all’indietro dal mento +4 submento (Lî), che formano un mezzo anello e si raccordano al 1° somite.
ORGANI BOCCALI. L'insieme dei gnatiti, come le particolarità loro, si richiamano più volentieri agli organi omologhi degli Apte- rigoti che non a quelli dei Miriapodi, per quanto non troppo di- versi sieno nei Symphyla e qualche altro gruppo, non però nei Pauropoda, dove è affermato trovarsi due sole paia di appendici boccali.
Il complesso dell’apparato boccale è caratterizzato dalle seguenti particolari disposizioni e strutture.
: Il primo ed il secondo paio di gnatiti (mandibole, mascelle) è totalmente retrattile e celabile entro il capo; il terzo paio (labbro inferiore) è esterno, poco retrattile e chiude la bocca posteriormente (ed inferiormente).
Le mandibole (figg. 35, 44, 46 etc.) (M) sono rappresentate da un pezzo integro, allungato, terminato da uno stiletto (st), non ar- ticolato però sulla parte basale o corpo della mandibola e non mo- strano appendici od organi secondari; esse, quando retratte, pene- trano colla loro base molto profondamente nella testa e si vedono quivi sui lati appena al disotto della capsula cranica; scorrono in contatto colla regione epifaringea.
Le mascelle (figg. 36, 42, 43, 45, 47 etc.) (Mx,), come ciascuna metà del labbro inferiore, si corrispondono quanto al numero e disposizione di appendici secondarie che portano, e cioè un lobo interno, un lobo esterno ed un palpo.
Le mascelle, con una disposizione consimile a quella di Apteri- goti specialmente, mercè un cardine (Cd) bacilliforme, articolano profondamente col tentorium, ed il cardine poi, articola a gomito collo stipite (St) che regge i lobi ed il palpo. Il labbro inferiore .mostra invece i pezzi palpiferi (figg. 48, 49 etc.) direttamente ar-
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ticolati col mento + submento (basale del labbro inferiore). Questo (tigg. 38, etc.) (Li) è un pezzo arcuato, corto, ma che trasversal. mente occupa tutto l'orlo posteriore dell’atrio orale, che così chiude posteriormente. Esso si prolunga, nel mezzo, in due corniculi ligu- liformi, o falciformi (Lg), subialini che non posso però omologare alla ligula degli Insetti perchè sono all’esterno del rimanente lab- bro inferiore.
Ambedue i palpi, sia il mascellare che il labiale, sono molto pic- coli, per quanto composti di parecchi segmenti; il mascellare (Pm), però è maggiore del labiale ed ambedue hanno l’ultimo segmento gracile, conico e terminato da peli conici, subeguali, irradianti a ventaglio (pi).
Quanto poi alle secondarie variazioni dei lobi mascellari e la- biali, dei palpi ete., siccome esse si manifestano diversamente nei singoli generi, così sarà il caso di dirne a proposito delle famiglie e dei generi stessi.
Il collo (fig. 60) non apparisce negli animali retratti anche medio- cremente, perchè in questo caso il capo ed il protorace vengono in contatto; ma negli individui molto allungati, e sopratutto arti- ficialmente, il collo apparisce come una regione non più corta del protorace, sebbene più ristretta di questa, non però del capo.
Al ventre, il collo si confonde colla gola, secondo si è detto, an- che perchè il prostito si prolunga in avanti assai, oceupando al ventre molto più di quanto corrisponde al pronoto, assegnatogli anche la porzione membranosa che spetta al collo. Perciò, vedendo questi animali proni, le zampe che sorgono da una linea eorrispon- dente a mezzo il prostito, si vedono intercalate tra il pronoto ed il :apo, cioè molto innanzi.
La porzione membranosa del pronoto, che compie il collo al dorso, fa essa pure, come la nucale, alcuni costanti rilievi, dei quali uno (Lic) trasverso, fusiforme, si intercala fra la membrana nueale e la porzione membranosa circondante lo selerite del pronoto, e questa è impari, mediana; quindi, sui lati, si espande in un lobo sarnoso, molle (Mw) rettangolare, che direi lobo membranoso omerale, che si estende sopra l’anca del primo paio e tra sè e questa na- sconde uno selerite (Em?), non sempre chitinizzato così bene come gli omologhi, il quale può considerarsi per un epimero (del 1° paio).
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Torace, ProNotO. Segue la porzione dorsale del protorace ed è piccola in confronto dei noti successivi, ed ha un contorno ellittico; forma cioè un rilievo ellittico, in gran parte membranoso, nel mezzo del quale campeggia la porzione bene chitinizzata (Prc) a guisa di fascia rettangolare o trapezoidale, trasversa e che porta quattro se- tole di varia robustezza, inserite due a due più presso i lati.
Vedremo che per tutti gli altri tergiti, sieno essi toracali che addominali, la fondamentale divisione in quattro seleriti (acro— pro— meso— metasclerite) è molto evidente e significata da linee trasverse benissimo cospicue (Acerentomidae). L’acrotergite forma il fragma. In questo pronoto però manca affatto qualsiasi divisione nel senso indicato, così che noi dobbiamo ritenere che lo selerite prenotale rappresenti solo il metatergite (tanto più che è fornito di peli, come si vede negli altri tergiti) e quindi i precedenti scleriti sono scomparsi o meglio sono rappresentati dalla porzione membranosa (Pn,) che precede quella chitinea. Così pure, del fragma, per questo pronoto, non esiste traccia di sorta.
Ricapitolando. Nel pronoto ha notevole eccesso la parte mem- branosa; quella bene chitinizzata corrisponde a parte dello sclerite primitivo. Inoltre sì hanno degli epimeri, non bene chitinei, che circondano in parte Vanea del 1° paio al dorso e si debbono rite- nere come derivati (pleure) dal pronoto. Essi sono celati da una protuberanza membranosa del pronoto stesso.
MEso- e MetANOTO (Mst, Mtt). La caratteristica di questi due tergiti si è quella della loro completa separazione dai rispettivi pleuriti, i quali ultimi assumono veramente i caratteri di epimeri distinti ed a sè. Ciò sia detto in confronto dei successivi uroter- giti, mentre dal pronoto, si distinguono i due tergiti successivi, perciò che essi risultano composti di tutti e quattro gli seleriti fon- damentali.
Adunque i noti del meso— e del metatorace non sono dei ter- gopleuri come i successivi urotergiti, ma dei veri e propri tergiti esclusivamente. Le pleure (£m), che da essi sono derivate, sono realmente scese sui lati a circondare le coxe del 2° e del 3° paio, in rapporto ormai più stretto colle subcoxe che coi tergiti dai quali sono derivati. Queste si vedono benissimo in Acerentomidae, ma non si rilevano in ZHosentomidae.
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Si hanno poi altre variazioni, rispetto al tergite tipico del tronco, in rapporto colla locomozione, cioè coi muscoli. che vanno alle zampe.
Infatti, questi tergiti toracali (figg. 20, 22) sono più lunghi d’un quarto almeno (negli Acerentomidae) che non gli urotergiti e que- sta differenza negli Zosentomidae è forse anche maggiore. I due tergiti toracali in discorso si piegano poco o punto sui lati e ri- mangono così molto discosti dai rispettivi epimeriti. Sono forniti anteriormente di un rilievo lineare (5) trasverso (orlo anteriore), endoscheletrico (fragma) e di due serie trasverse di peli. Ambedue sono molto più larghi del protergite ed appena meno dei più larghi urotergiti.
In tutti i tergiti, del resto, meno che nel pronoto e negli uro- tergiti 9°, 10°, 11°, i quali tutti sono molto stretti, le serie lineari trasverse di peli sono due, ambedue nel metatergite e parallele fra loro, Vuna vicina alla linea che divide il meta— dal mesotergite, l’altra prossima all’orlo posteriore del metatergite (bene chiti- nizzato).
Delle differenze molto notevoli che esistono, riguardo a questi terghi toracali, fra le due famiglie, converrà dire particolarmente a proposito dei rispettivi caratteri.
STERNITI TORACALI. Gli sterniti toracali (figg. 19, 21, 23) rap- presentano degli seleriti molto vistosi ed occupanti una grande parte della regione ventrale di ciascun somite. Il meso— ed il me- tastito si corrispondono molto bene quanto a figura ed agli altri particolari, ma il prostito è molto diverso.
Noto ancora differenze rilevanti fra gli Acerentomidae e gli Eo- sentomidae appunto riguardo a questi scleriti. Qui però mi limito a dirne in generale e per le particolarità proprie alle singole fa- miglie rimando alle caratteristiche di queste. In tutti gli sterniti toracali la porzione acrosclerale si confonde colla seguente proscle- rale, e tranne che pel prostito, per gli altri due il limite ante- riore dello sterno (sensu stricto) non è bene definito nella membrana circostante ; il limite poi, tra lo sterno (st) e lo sternello (s7) non è rappresentato da una linea a mo’ di sutura, ma sibbene da un limite manifesto solo per differenza di struttura della cuticola tra sterno e sternello, poichè nel primo la cuticola è punteggiata,
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mentre nel secondo è assolutamente liscia. Negli Zosentomidae (fig. 23) non apparisce così fatta differenza di struttura, ma, pel solo prostito, vedesi un solco trasverso tra le anche del 1° paio, che può indicare tale separazione. In tutti gli stiti poi si vedono setole o peli tanto nello sterno che nello sternello. Ancora si vede, nello sternello di Acerentomidae, in prossimità all’orlo posteriore, una linea trasversa a mo’ di sutura, la quale indica la separazione delle due parti in cui lo sternello stesso è diviso, cioè il mesoster- nite ed il metasternite.
L’orlo posteriore dello sternello è rinforzato in maniera di apo- dema lineare trasverso (p.), si deve dunque ritenere per una post- forca e però si può omologare, fino ad un certo punto, ad una forcella. Negli Eosentomidae si ha pure un apodema longitudinale (meso—- e metastito) (y,9). Le differenze che esistono fra i diversi stiti accadono tra il primo ed i successivi, perchè questi, come ho detto, si corrispondono perfettamente. Dette differenze consistono nella forma e nella mancanza o presenza di subcoxe (trocantini).
Per la forma dirò che mentre il prostito ha un contorno cam- paniforme, rotondato all’ innanzi, più largo di dietro, dopo le coxe del 1° paio, gli altri, invece, hanno un contorno che richiama la forma di una celepsidra, colla massima costrizione nel mezzo, là dove articolano le coxe del 2° e 3° paio.
Più degna di rilievo è la differenza relativa alla presenza © mancanza di subcoxe. In rapporto colle coxe del 1° paio io non ho potuto trovare trocantino alcuno e credo che esso manchi, per- chè queste coxe sono in contatto collo sterno, ad esso strettamente aderenti se non veramente saldate.
Ma pel meso— e metastito si vedono sui lati, al disopra ed an- teriormente alle coxe del 2° e 3° paio, due mezzi annelli chiti- nosi (S%), che in parte le abbracciano e Vuno abbraccia altro. Ambedue queste liste semiannulari concorrono verso lo stito, ma solo la anteriore ed esterna (£m) lo raggiunge e lo tocca anche con una punta, ma non si salda allo stito medesimo. Ora il mezzo anello anteriore io richiamo al tergite e lo considero per un vero epimero (Em); quello giù interno o posteriore, più vicino all’anca sì deve considerare per subcoxa o trocantino (SD).
Così viene a mancare un episterno od ala dello sterno. È bensì
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vero che per tale potrebbe essere ritenuto quello che io considero per epimero, ma ciò sarebbe, secondo me, a torto, inquantochè allora mancherebbe Vepimero, che certo deve trovarsi attorno al- l’anca, non essendo più in rapporto col suo tergite, dal quale si è certo staccato del tutto.
Potrebbe essere o che una parte (la dorsale) del mezzo anello esterno rappresentasse l’epimero e, saldata ormai coll’episterno, componesse il mezzo annello chitinoso suddetto, oppure che mai si sia dallo sterno staccata porzione alcuna a costituire un epi- sterno.
Veramente io sto per questa ultima ipotesi, inquantochè vedo lo sterno largo assai ed esteso all’ innanzi delle coxe ed all’ in- nanzi del mezzo anello esterno e credo che anche gli stiti toracali, come gli addominali, non abbiano dato origine ad episterni.
Addome, UrItI. Tutti gli uriti hanno i seguenti caratteri comuni.
Anzitutto si compongono di un anello chitinoso che risulta dallo sternite occupante solo parte della faccia ventrale e da un largo tergo—pleurite, che occupa tutta la cosrispondente dorsale ed ancora i lati, fino a mostrarsi anche un poco al ventre (fig. 24).
Inoltre negli Acerentomidae e più nel genere Acerentomon (fig. 17) che non negli Acerentulus (fig. 61) è manifesta, per taluni uriti, eccettuato però sempre il 12°, una porzione pleurale distinta dalla tergale per una incompleta spaccatura (x), la quale è bensì lar- ghetta, ma non interessa tutto lo spessore dello sclerite, perchè risulta di cuticola chitinosa certo più sottile di quella che forma lo selerite dorsale e, se si vuole, anche il pleurale, ma non è una vera menbrana incolore, molle ete. insomma coi caratteri delle membrane circondanti il tergo—pleurite e lo sternite. Si tratta ve- ramente di una incompleta soluzione di continuità, tanto più che in taluni uriti (ad es. il 1° in Acerentomon), essa non occupa tutta la lunghezza del tergo—pleurite.
Adunque possiamo dire che si tratta di una distinzione del ter- gite dal suo pleurite, solo iniziale. Inoltre mancano sempre anche le traccie di sternopleuriti; cioè gli sterni, nell’addome, non danno frammentazioni laterali secondarie. è
In tutti gli uriti, inoltre, l'orlo anteriore del tergite, come pure dello sternite (non però nel pleurite) si irrobustisce in una costa
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chitinosa trasversa (©, ©,), la quale devesi considerare per ante- costa e costituisce un vero fragma. Questo è orlato, il più spesso, in taluni tergiti e sterniti, da una leggiera espansione laminare ialina, occupante solo una parte mediana della antecosta e questa espansione può essere omologata all’acrosclerite (acrotergite od acrosternite) del segmento tipico. Negli Fosentomidae (fig. 83) tali espansioni sono più vistose e numerose.
Per di più, nella famiglia Acerentomidae sono visibili e costanti anche altre linee trasverse, (fig. 24), parallele all’antecosta, che percorrono tutto il tergopleuro e ancora lo sternite e dividono questo e quello in tre regioni successive all’antecosta. Così con- siderata la parte all’ innanzi di questa (per quanto in taluni uriti ridotta solo a sottilissimo orlo ialino) assieme all’antecosta, deb- bonsi ritenere per acrosclerite; segue il prosclerite (pr) molto corto e la sutura tra questo ed il seguente si confonde sui lati coll’antecosta; viene poi il mesosclerite, (ms) corto esso pure, seb- bene meno del precedente e la cui sutura collo sclerite seguente non ha rapporti coll’antecosta. Finalmente viene il metasclerite (mt) molto lungo, almeno il doppio del precedente ed a questo va an- nessa anche la membrana intersegmentale (mbp) cioè verso il somite. successivo. Il metasclerite, negli uriti 1°-8°, ha due serie trasverse di setole variamente lunghe. Inoltre i tergiti 1°-6°, spe- cialmente negli Acerentomon, mostrano molto bene visibili gli apo- demi sagittali (©,)) (occupanti la linea mediana del mesotergite) (fig. 20).
Negli Fosentomidae le dette suture fra i singoli seleriti dei ter- giti e degli sterniti, come pure l’apodema sagittale non si vedono.
Diversificano poi gli uriti fra di loro, oltre che per le dimensioni, le quali vanno scemando dal 3° al 1° e dal 3° al 12°, come si disse, e scemano, sia per lunghezza che per larghezza, anche per altro.
Anzitutto i primi tre uriti recano arti, ma su ciò diremo in seguito.
Gli uriti 9° al 12°, formanti la coda dell'addome, (figg. 34-89) sono molto più corti dei precedenti, raggiungendo da una terza ad una quarta parte della lunghezza dell’ 8° urite ; inoltre sono ornati di una sola fila trasversa di setole.
Il 1° sternite, in Acerentomidae, non mostra una antecosta visi-
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bile; questa è invece manifesta in Eosentomidae (fig. 23). I pleuriti dal 7° urite in poi sono a contatto col relativo sternite, mentre
Sd negli uriti precedenti, tra il pleurite e lo sternite corrispondente
fi; intercede notevole spazio.
0 L'ultimo urite (12°) 0 pigidio è composto di due metà (tergite
3 e sternite) fra di loro pressochè eguali, cioè semilunari o emidi- scoidali ed abbracciano l’ano, che è circondato da quattro papil-
A lette carnose, due dorsali (Pad) e due ventrali (Pav), poco esertili | Di.‘ (figg. 61, 90 etc.).
“Di Devesi ancora notare nell’addome l’apertura sessuale (Aas), che 4 in ambedue i sessi è in forma di rima trasversa e si intercala tra 11° ed il 12° sterniti (fig. 84); inoltre notinsi le aperture del paio di ghiandole addominali, che si apre sui lati dell’addome, immediatamente dietro l’orlo dell’ 8° urite, dopo la parte chitinosa del tergo pleuro, in regione pleurale (fig. 89 Ac4). b Arti del tronco. Ho detto altra volta che considero per zampe abortive anche le tre paia di corte appendici che appartengono al 1°, 2°, 3° urite e che il Silvestri ritenne per vescicole e stili, da omologarsi a consimili organi dei Tisanuri ete. | |
L’anatomia interna, rispetto alla muscolatura, farà vedere che o questa mia ipotesi è, anche da questo lato, appoggiata molto bene. |
Adunque possiamo dire che gli Acerentomidi sono Artropodi forniti di sei paia di arti, tre toracali, tre addominali; queste ul- I
no time però abortive. i ARTI TORACALI (7.3) (figg. 62-71). Vedremo una differenza tra |
}: gli Acerentomidae e gli Eosentomidae in ciò che nei primi le zampe sono tutte più brevi e tozze che non nei secondi ed anche meno
î differenziati i singoli segmenti, così che nell’insieme l’arto è di più |
uniforme segmentazione e meglio conico. Confrontati fra loro però i diversi arti toracali differiscono spe- cialmente per le dimensioni, inquantochè quelli del primo paio sono sempre molto maggiori, cioè più robusti e più lunghi che non gli altri delle altre due paia, i quali si corrispondono tra loro assai È bene in tutto, sia nelle dimensioni che negli altri particolari. d Tutti si compongono di una breve cova (Cx) tronco-conica, la quale, sulla faccia ventrale (fig. 64), è tutta protetta da una pa- rete chitinosa triangolare, ma nella dorsale invece (fig. 63), mentre
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solo una stretta lista chitinosa transversa, distale, a guisa di ponte, eavalea sulla regione dorsale, il rimanente è occupato dalla aper-
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tura che comunica col corpo, oppure è difeso da semplice membrana sottile e incolora.
L’anca articola più che altro su un fulero sternale, sito in con- tatto dello sterno, precisamente nella regione prossimale, là dove l’anca stessa viene in contatto collo sterno presso la linea sagit- tale. Il movimento dell’anca è perpendicolare a quello del trocan- tere, che si specificherà meglio. e
Sembra mancare un fulero distale, esterno, che dovrebbe essere in rapporto col trocantino; può essere che esso non esista e ciò per permettere un molto ampio movimento a tutta la zampa, dal- l'interno all’esterno ed in alto, a complemento di quanto può fare il trocantere articolando sull’anca.
Segue il trocantere (Tt), stretto, corto ed annulare, ma esso pure e sottile, lineare nella faccia dorsale, più larghetto nella ventrale; articola sul segmento precedente per due fuleri collocati su linea longitudinale (pel 2° e 3° paio) o trasversa (pel 1° paio) di guisa che il movimento suo è su un asse perpendicolare a quello del movi- mento dell’anca. Per le zampe del 2° e 3° paio tale movimento è decisamente in un piano trasverso, cioè dall’esterno all’interno.
Viene poi il femore (Fm), cilindrico, breve, non troppo mobile sul trocantere.
Il segmento, tra i maggiori che segue al femore è appunto la tibia (Tb), di forma cilindrica o leggermente subtroneoconica nelle zampe del 1° paio. La tibia è presso a poco lunga quanto il femore. Questi due segmenti sono fra loro a contatto nella regione dorsale ma in quella ventrale sono separati da largo tratto coperto di membrana, atto a permettere una energica flessione della tibia sul femore. Il movimento della tibia sul femore è a ginglimo e secondo un asse trasverso esattamente a quello longitudinale dell’arto.
Infine viene il tarso (78), conico e lunghetto, composto di un solo articolo e disposto, rispetto alla tibia, come questa riguardo al femore e con movimenti conformi. Il tarso è terminato da una sola robusta unghia (U) falcata ed acuta che ha un piccolo tal- loncino (fig. 66) nella parte basale ventrale (Pa) destinato a tratte- nere l’unghia nella sua massima flessione.
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Merita speciale menzione uno scelerite (Sa) del tutto inusitato, che a guisa di lista chitinea semiannulare si intercala tra la tibia ed il femore e sta nella membrana della regione ascellare, fra que- sti due articoli. È un mezzo anello, che sembra un residuo di un articolo e non si estende alla regione dorsale dove la tibia è a contatto col femore.
Cotale sclerite accessorio si trova in tutte le zampe toracali ed io non so trovarne omologo fra gli Insetti, mentre fra gli Arac- nidi è noto che uno o due articoli possono trovarsi intercalati fra quello che segue al trocantere e l’altro che precede il tarso.
Le zampe toracali sono vestite di numerosi peli semplici.
Gli arti toracali di questi Mirientomati sono caratterizzati da una omonomia dei segmenti quale si osserva appunto nei Miriapodi e in qualche basso Aracnide, oppure nelle larve metaboliche degli Insetti, ma che non si rileva negli altri Insetti dove la eteronomia è in vario grado evoluta.
Ecco dunque un carattere di inferiorità molto più accentuata che non negli stessi Apterigoti.
Contuttociò è da rilevarsi che il numero dei segmenti delle dette zampe è appunto di cinque, come non sempre si osserva in larve metaboliche di Insetti, quindi questi arti stanno fra quelli meno evoluti di alcune delle dette larve e tra quelli più differen- ziati degli Apterigoti.
Osserviamo infine che negli Hosentomidae (figg. 68, 69) che dovreb- bero ritenersi più alti degli Acerentomidae, gli arti toracali non solo sono più lunghi e meno diversi per grandezza dal primo paio ai successivi, ma i segmenti tirano ad una certa differenziazione, in modo che appare una prima traccia di eteronomia, ciò che negli Acerentomidae non è affatto.
Quanto alle differenze tra le diverse paia di zampe rilevasi che quelle del 2° e del 53° paio sono del tutto simili fra di loro e solo talora il 2° paio è appena sensibilmente più robusto del 3°.
Le maggiori divergenze stanno fra il 1° paio ed i successivi, perchè il 1° paio è molto più robusto, cioè più grosso e più lungo ed ha assi di movimento, anche pei singoli segmenti, disposti in direzioni diverse e quasi perpendicolari ai corrispondenti delle al- tre due paia.
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Sensilli delle zampe del 1° paio. Negli arti del primo paio e più precisamente nel tarso, nella regione dorsale, a metà circa o nel primo terzo, tra i peli semplici e Imnghi circostanti apparisce un sensillo rappresentato da una piccola appendice a. guisa di pelo troncato, claviforme Ssb.
Questo sensillo speciale si trova in tutte le specie di tutti i generi da me veduti, ha quindi carattere di generalità e perciò riesce importante; esso mi richiama sensilli del tutto conformi ed omologhi, anche per la ubicazione, che si riscontrano in taluni Acari, specialmente fra i Cryptostigmata. Un secondo sensillo, (Ssa), poco diverso da quello ora accennato, si trova talora più innanzi, sul dorso dello stesso tarso, ad un terzo circa dall’unghia. Inoltre, sulla faccia dorsale come sulla ventrale del tarso, si vedono (special- mente in Acerentomidae), moli sensilli piliformi (882), da non con- fondersi coi veri peli, perchè cilindrici, di euticola sottile ed ialini, nonchè subtroncati all’apice. Essi sono in numero, fra tutti, da 10 a 12. Sono piliformi in A. doderoi, corti, lanceolati in A. mi- nimus (fig. 67), ete.
ARTI ADDOMINALI (Aa), (figg. 72-75). Una notabile differenza devesi rilevare tra le due famiglie per ciò che riguarda gli arti addominali. Infatti, mentre negli Acerentomidae essi sono diversi, nel senso che quelli del primo urite sono più voluminosi degli altri e composti anche di due articoli (dei quali il secondo può essere retratto nel precedente) e quelli del secondo e del terzo paio sono tubercoliformi, piccolissimi, semplici, invece, negli Eo- sentomidae essi sono tutti eguali, cioè grandetti quanto il 1° degli Acerentomidae e con una vescicola apicale esertile.
Noi possiamo veramente avvicinare queste appendici rudimen- tali, specialmente quelle biarticolate, al paio di appendici del 1° urite, che si vedono in Campodea e che molti autori ritengono piuttosto per arti abortivi anzichè per omologhi delle appendici ancestrali degli altri Tisanuri e dei Symphyla.
La muscolatura, che farà vedere molto cospicui muscoli dorso— ventrali pel 1° paio di tali appendici in Acerentomidae e per tutte le paia in Eosentomidae, verrà in soccorso della tesi che si tratti di veri arti rudimentali.
Anche la loro ubicazione rispetto allo sternite è quella degli
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arti veramente e non quella delle appendici ancestrali. Queste sor- gono dall’estremo orlo posteriore dello sternite, come dipendenti dal metasternite, mentre gli arti, come ho mostrato nell’anatomia degli Insetti (1), debbonsi considerare per estroflessioni del meso- sternite.
I rapporti col mesosternite sono più manifesti che mai negli Eosentomidae, (fig. 23), conforme si vedrà meglio a proposito della detta famiglia e nella questione relativa a tali appendici, che si farà più innanzi nella morfologia.
Si vede dunque che il 1° articolo di questi arti addominali dei Myrientomata, come del 1° di Campodea si trovano sui lati dello sternite al quale appartengono, tra questo e l’epimerite, appunto dove stanno e di dove sorgono gli arti veri degli Insetti.
Negli Fosentomidae, il rapporto fra il primo segmento o coxa di tali arti e la parte dello sternite che appartiene al mesosternite veramente è molto palese, inquantochè il mesosternite stesso si estende fino sopra ed in contatto colla detta coxa e si vede benis- simo che il rapporto è lo stesso appunto che per le coxe delle zampe toracali.
Pegli Acerentomidae (fig. 21) i rudimenti degli arti del 2° e 3° paio addominali sono alquanto più in basso e poichè si veggono si- tuati quasi nell’angolo dell’orlo posteriore col laterale dello sternite, si può supporre che appartengano al metasternite, ma ciò contra- sterebbe con quanto fanno vedere le appendici meno ridotte del 1° urite negli stessi Acerentomidae e di tutte le paia in Zusentomidae, eppure non si può certo mettere in dubbio Vomologia fra tutte que- ste appendici, sia pure a diverso grado di riduzione.
Si deve dunque ritenere che lo spostamento più in basso, per parte delle piccole appendici del 2° e 3° urite in Acerentomidae rappresenti una condizione di cose secondaria e senza importanza nella quistione.
Squama genitale (figg. 91-109). In ambedue i sessi di tutte le specie si vede il condotto estremo degli organi genitali terminare
(1) A. BERLESE, Gli Insetti, parte prima, Milano 1904-1909. Questo libro è qui citato più volte.
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con una appendice a figura definita e costante, in parte bene chitinizzata, con produzioni piliformi ete. (almeno nel maschio), essenzialmente bifida.
Si sarebbe tosto tentati di pensare ad uno sternite o ad una parte di esso modificatosi attorno alla apertura sessuale, in aiuto dell’opera di generazione, come è pel periandrio degli Insetti o di altre appendici sessuali per le femmine.
In questo caso però si tratterebbe di derivati delle sole appen- dici ancestrali, perchè lo sternite 11° è completo come tutti i pre- cedenti e come il 12°.
È però assai malagevole il decidere tale questione mentre si affaccia Valtra ipotesi ancora che dette squame genitali possano dipendere da semplici ispessimenti chitinosi, molto differenziati nei maschi, dell’estremo eiaculatore come dell’ovidutto.
Quanto ai muscoli, che pure si trovano a muovere le diverse parti di tali squame e sono vistosi, nel maschio specialmente, essì possono benissimo rappresentare una speciale modificazione ed adat- tamento delle fibre annulari che avvolgono 1’ estremo tubo di sca- rico dei prodotti sessuali. Si tratterebbe dunque, in questo caso, pel maschio di un vero perifallo e per la femmina di una arma- tura omologa.
Questo modo di considerare le dette squame mi sembra il mi- gliore ed in questo caso si dovrebbe riconoscere che nessuno ster- nite prende parte alla formazione della armatura sessuale, così come si vede appunto anche in molti Apterigoti, ma non è più nei Pterigoti anche bassi.
Si potrebbe chiamare pene la squama genitale maschile e peri ginio quella femminile.
È da notarsi la costanza del tipo per ciascuna di queste ap- pendici.
In ambedue i casi si tratta di un complesso a più articoli, cioè con una parte endoscheletrica di sostegno (perifallo, periginio) rap- presentata da due appendici bacilliformi, pari, prossimali e che formano di poi, distalmente, una specie di guaina, perchè ciascuna metà viene a contatto con quella del lato opposto, da cui poi di- verge, terminando in un mucrone (femmine) con una appendice fili- forme nel maschio.
ANTONIO BERLESE
Una parte estrema (pene, acroginio) è essa pure biarticolata e divisa in due lobi laterali attorno al foro sessuale.
Questa seconda parte, estrema, può retrarsi nella precedente.
Su questo tipo comune tutte le appendici d’ambo i sessi sono conformate ed è da rilevarsi che le differenze generiche e specifi- che sono addirittura minime, tali dunque che difficilmente possono servire in sistematica, quando non aiuti la rispettiva grandezza di tutta la squama, a seconda delle specie.
Le squame sono molto profondamente retrattili e rientrano sino nell’8° urite e possono di poi protendersi (fig. 90) traverso l’aper-
tura sessuale, che a guisa di rima trasversa si è detto aprirsi tra V 11° ed il 12° sternite e possono fuoriuscire (specialmente nel maschio) molto più in là dell’apice estremo dell’addome. Trattandosi però, secondo il modo anzidetto di vedere, piuttosto i di organi dipendenti da modificazione dell’estremo condotto geni- i tale che di veri e propri sceleriti dell’esoscheletro, se ne tratterà più diffusamente a proposito degli organi genitali, nella anatomia interna.
FAMIGLIE.
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Considerato il gruppo come un sottordine almeno, da introdursi per ora fra i Miriapodi, se non di un vero e proprie ordine di Artropodi da situarsi tra i Miriapodi e gli Insetti, la maggiore divisione delle dieci specie sinora note in due grandi sezioni, con- ferisce a queste dignità di famiglia, tanto più che le diversità fra i due gruppi minori dipendono da caratteri di grande rilievo e
Porn
certo più importanti di quelli che possono reggere i singoli ge- neri, i quali diversificano tra loro (Acerentomon ed Acerentulus) per rariazioni di minor conto, riferibili agli organi boccali ete.
Le due famiglie discordano sopratutto per la presenza 0 man- canza di un apparato respiratorio e sia questo solo carattere suf- ficiente a distinguerle ; cioè :
MYRIENTOMATA stigmis et trachaeis omnino destituta . . . . . tl RETE LR . Fam. ACERENTOMIDAE. — stigmis et trachaeis aucta. Fam. EOSENTOMIDAF.
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MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA
Lao) bi
Familia II — ACERENTOMIDAE.
Stigmata et tracheae omnino nullae.
Mandibulae et marillae apice plus minusve acute styligerae.
Thorax minus differentiatus quam in familia Eosentomidae.
Terga et sterna totius trunci sulcis transversis, singula sclerita di- videntibus, bene manifestis.
Tergopleurum octavum ad latera margine postico in pecten fimbria- tum desinente.
Terga omnia e tertio toracale usque ad sextum abdominale apode- mate sat breve sagittale in mesotergite aucta.
Pedes primi paris caeteris valde robustiores; quarti, quinti et se- xti obsoleti sed quarti paris biarticulati, caeteris robustiores ; caeteri conici, papilliformes, perparvuli.
Huius familiae genera hucusque nota sunt: ACERENTOMON Silv.; ACERENTULUS Berl.
La famiglia presente differisce da quella degli ZHosentomidae per alcuni caratteri di molto rilievo e che distinguono, senza più, i due generi Acerentomon ed Acerentulus dagli Eosentomon, mentre i due ‘primi gruppi convergono e sono prossimi (per quanto distinti bene fra di loro) per molti caratteri comuni.
Nessuna diversità si manifesta fra le due famiglie, per quanto riguarda la generale fabrica del corpo e l'aspetto d'insieme, così che il comune tipo dell’ordine è bene mantenuto, ma l’esame più attento mette in rilievo le notevoli discrepanze, per le quali è giu- stificata la fondazione di due distinte famiglie.
Si vedrà inoltre che di queste, la presente può sembrare, per taluni caratteri la meno evoluta, come quella che ha minore affi- nità cogli Insetti, e ciò non solo per la deficienza di un qualsiasi apparato respiratorio, ma, per la minore differenziazione del to- race, degli arti e per la speciale disposizione dei muscoli del tronco, molto dissimile dal tipo degli Insetti.
Il capo mostra i caratteri che si sono già indicati per l’ordine. Il cranio presenta molto cospicue alcune strie trasverse, le quali ne percorrono la superficie dorsale e di poi si flettono sui lati ap-
ANTONIO BERLESE
parendo quindi al ventre su quella porzione della capsula cranica che occupa parte della regione gulare, e che si è detto poter rap- presentare la primitiva divisione del capo in 6 somiti (figg. 29-31).
Tali linee sono molto bene marcate specialmente in Acerentomon.
I pseudoculi sono più rilevati e cospicui che non nella famiglia seguente.
Il labbro superiore si prolunga in un processo stiliforme, più 0 meno lungo negli Acerentomon, ma invece riesce ottuso o fornito di piccola espansione ialina negli Acerentulus.
Le mandibole sono in forma di stilo lunghetto, esse si trovano appena sotto la parete cranica, sono molto bene retrattili e pro- trattili e, quando tutte ritirate, il loro apice libero non sporge oltre il labbro superiore. La parte apicale, o stilo (st) propriamente detto può essere più o meno gracile ed acuta, a seconda del ge- nere, poichè essa è sottilissima, acutissima e lunga oltre la metà dello stipite che la porta, nel genere Acerentomon; ma è cortis- sima, invece, e robusta negli Acerentulus. In un caso e nell’altro però essa è sempre acuta ed atta solo ad incidere.
Le mascelle, tutte celate nel capo durante il riposo, mostrano cardine, stipite, lobi interno ed esterno, cioè /acinia e galea, non- chè il palpo molto bene distinti. La galea (G4) è triangolare, più 0 meno acuminata, membranosa, ialina. La lacinia (Le) è rappresen- tata da due appendici stiliformi acute, simili allo stilo della man- dibola; tra loro di lunghezza diversa o subeguale, che però possono variare molto di lunghezza nei diversi generi, essendo lunghissime (più dello stipite) e diverse per la lunghezza fra loro in Acerento- mon, invece molto corte e subeguali in Acerentulus, nel qual ge- nere adunque l’insieme della lacinia assume l’aspetto di una chela, però senza denti.
Si vedrà che nella famiglia Zosentomidae questi organi sono abbastanza diversamente configurati.
Il palpo (Pm) è composto di quattro articoli, dei quali il secondo può essere completamente ritirato entro il primo e perciò tra que- sto ed il secondo è interposto un lungo manicotto (mi) membra- noso, che permette la retrazione e protrazione del rimanente palpo. L’articolo terzo è il più lungo e l’estremo termina con alcune ap- pendici spiniformi disposte a palma (pl).
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In complesso adunque anche le mascelle rappresentano organi capaci solo di pungere.
Il labbro inferiore risulta composto di un pezzo trasverso (Li) che rappresenta l’insieme del mento e del submento, od almeno il mento, e di due pezzi pari pochissimo retrattili e protrattili, triangolari, uniti per membrana al mento e che corrispondono ai pezzi palpiferi degli Insetti. Questi pezzi recano infatti un palpo (labiale) (P7) e terminano con due lobi, dei quali V’interno, mem- branoso, triangolare, ialino (Gli) può essere richiamato alla galea delle mascelle e esterno, stiliforme (Lel?), poco diverso da una ro- busta setola, si potrà omologare alla lacinia delle mascelle.
Il palpo labiale è tipicamente di tre articoli, come bene si vede negli Acerentomon, ma negli Acerentulus cotali articoli sono assai poco bene distinti fra di loro tanto che il palpo sembra risultante da una sola piccola e corta papilla, armata però come negli Acerentomon. In questi adunque i tre articoli, subeguali in lunghezza, sono bene distinti fra di loro e l’ultimo, sottile e lun- ghetto, termina con quattro appendici stiliformi, disposte a ventaglio. Sul dorso del primo articolo si vedono due appendici più o meno lanceolate, (/°sr) ialine, che debbono rappresentare speciali sensilli.
Nel capo non è manifesta, per trasparenza, la carena (interna) sagittale, in regione del vertice che è molto bene visibile in Eosen- tomidae.
Torace. La diversità tra il torace degli Acerentomidae e quello degli Fosentomidae risiede in una maggiore differenziazione pa- lese in questi ultimi quanto a generale fabrica, poichè i toraco- somiti 2° e 3° sono molto più differenti dagli uriti di quello che non sia negli Acerentomidae. Ancora tale diversità è più accen- tuata per lo sviluppo degli arti, che sono rispettivamente più lunghi negli Eosentomidae e con segmenti meno eteronomi. Con- tuttociò, più attentamente considerando ad es. gli apodemi, è pos- sibile ammettere che in realtà negli Acerentomidae sia manifesto un progresso per la riduzione grandissima degli apodemi tergali sagittali che non sono carattere da richiamarsi agli Insetti.
Per tutto il rimanente relativo ai tergiti si può richiamarsi a quanto ho detto nelle generalità del gruppo.
Gli stiti toracali degli Acerentomidae sono caratterizzati, in
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confronto degli omologhi pezzi degli Hosentomidae, dalla ubicazione e conformazione degli apodemi. Questi, nella famiglia di cui di- ciamo al presente, si limitano ad una posteosta lineare, che mar- gina parte dell’orlo posteriore dello sternello. Mai si trova, nei due generi Acerentomon ed Acerentulus, alcuna altra maniera di apodemi negli stiti toracali.
Inoltre si può aggiungere, che, almeno nel genere Acerontomon, è bene manifesta la distinzione fra sterno e sternello, sebbene non rappresentata da un solco trasverso, ma da semplice diffe- renza di scultura. Noto che il limite anteriore dello sterno è molto incerto e si diffonde nella cuticola molle circostante, così che non sempre è possibile delimitarne il confine.
Gli arti toracali degli Acerentomidae sono caratterizzati da una poco accentuata eteronomia dei segmenti; inoltre sono proporzio- natamente più brevi dei corrispondenti degli Hosentomidae. Ancora debbo rilevare che tra il secondo ed il terzo paio di arti non ap- parisce aleuna differenza sensibile quanto a grandezza. Sono però ambedue, come sempre per le specie di tutto l’ordine, minori assai di quelli del primo paio.
Quanto agli sceleriti che circondano le coxe, debbo rilevare l’incerta presenza dell’epimerite per gli arti del primo paio, @ meno che non sia esso rappresentato dallo scudetto più chitiniz- zato che si trova al dorso sul lobo omerale (Em ?).
Ma per le altre paia sono sempre assai bene definiti i due sele- riti semiannulari che ho detto doversi ritenere corrispondenti al- l’epimerite ed alla subeoxa.
Nelle specie piccolissime, come sono ad es. 1’ Acerentulus mini- mus e più ancora VA. perpusillus, la differenza nelle dimensioni fra Je zampe delle due paia posteriori, in confronto dell’anteriore, scema notevolmente ed ancora questi ultimi arti, specialmente nel- VA. perpusillus, hanno articoli ovoidali piuttosto che cilindrici, ciò che conferisce agli arti stessi un singolare carattere di debilità.
Gli uriti degli Acerentomidae sono caratterizzati: 1° dalla pre- senza di solchi molto bene visibili che ne distinguono i vari scele- riti e ciò tanto per i tergopleuriti che per gli sterniti tutti (meno il 12° urite); 2° per la separazione, evidente almeno in taluni uriti, dei tergiti dai rispettivi pleuriti.
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Consideriamo un urite più davvicino di quanto si è fatto nella
| parte generale; vediamo così la fig. 24 dove l’urite 5° dell’Aceren-
tomon doderoi è tutto disteso e fa vedere aperto l’anello, cioè il tergite e lo sternite di seguito sulla stessa linea trasversa.
Il tergite (5 #) mostra l’apodema trasverso (6%) od antecosta nel quale è assorbito l’acrotergite. Non si vede la squama sagittale
(omologa del fragma) che è così grande invece negli Zosentomidae
(fig. 83 ss), ma la parte mediana dell’apodema stesso è sempli- cemente ingrossata e prodotta alquanto all’innanzi.
Però negli Acerentulus vedesi una squama marginante, sottile, ialina, che qui non è manifesta. L’apodema, sui lati, sempre però esclusivamente nel tergite propriamente detto, si biforca nei due bracci, superiore ed inferiore (©0bs, 40) che comprendono una por- zione triangolare, da omologarsi alla squama celavicolare, così bella e grande negli Zosentomon.
Ora si vede bene che là dove lapodema stesso si arresta, nei lati del tergite, apparisce la spaccatura longitudinale (x), che inizia la separazione del tergite propriamente detto dall’epimerite (Em), che a guisa di scudo rettangolare fiancheggia il tergite ed occupa i lati del corpo.
Allorchè l’animale ha Vaddome poco turgido, questa porzione epimerale si colloca a ridosso del tergite, sulla sua faccia interna ed allora è il tergite stesso, che coll’orlo suo estremo laterale, se- condo la linea x viene in contatto dell’orlo laterale dello sternite.
Ma se l’addome è turgido 1 epimerite (Emu) segue al tergite sulla sua curva semplicemente arcuata e così si interpone, sulla faccia laterale, tra il tergite e lo sternite e da questo rimane disco- sto per un tratto lineare membranoso, come si vede nella figura 17.
Ora, negli Acerentomon, soltanto il primo urite mostra una in- completa separazione del tergite dal pleurite od epimerite che dire si voglia, come si è detto nei caratteri dell’ordine, ma tutti gli altri uriti, meno il 12°, hanno bene distinti gli epimeriti, ed è quindi intero il tratto divisorio come è indicato da .
Negli Acerentulus i primi uriti non mostrano traccia di sorta di divisione, come è indicato in a, ma questa comincia solo nel 5° urite (fig. 61) per VA. confinis ed interessa solo la metà an- teriore del tergite, mentre comincia nel 6° pel VA. fiarneus ete.
ANTONIO BERLESE
Ancora debbo notare che l’epimerite non è tutto egualmente chitinoso, ma una sua metà longitudinale estrema, parallela al. l'orlo laterale è più debolmente chitinizzata e la cuticola si mo- stra quasi punteggiata, come negli sterni, nell’ estremo laterale del pronoto, nello seudetto rappresentante forse l’epimero del 1° paio (Em?) ete.
Rilevo ancora che nell’epimerite si vedono sempre due o tre peli (epimerali), dei quali uno anteriore sulla linea di quelli ante- riori del tergite propriamente detto, e due sulla linea dei poste- riori.
xli sterniti hanno forma di trapezio, però lo sternite del primo urite ha il lato anteriore più lungo del posteriore e ciò per dar posto agli arti addominali «del 1° paio, che, essendo grossi e conformati come quelli degli EHosentomidae, costringono lo sternite ad assumere questa figura, che è comune a tutti e tre gli uroster- niti primi, negli Hosentomon, appunto per la indicata ragione.
Ma gli altri urosterniti, (fig. 19), fino al 5°, hanno il lato poste- riore più largo dell’anteriore; nel 6° sono subeguali e nei seguenti il margine posteriore è più corto dell’anteriore.
Tolto il 1° ed il 12° sternite, tutti mostrano molto evidente lapo- dema sagittale anteriore (antecosta) (,), che come un robusto orlo chitinoso margina lo scudo e nel mezzo è più o meno prodotto alquanto all’ innanzi e talora anche marginato da una leggiera squama subialina. Il detto apodema raggiunge gli orli laterali dello sternite.
timane dunque sempre e senza veruna eccezione, tutto il pleu- rite od il tratto del tergopleurite che lo rappresenta nei somiti nei quali esso non è distinto, senza alcun apodema, cioè il suo orlo anteriore non è affatto ingrossato a mo’ di apodema. Degli apo- demi sagittali nei tergiti si è già detto abbastanza.
Veniamo ora alle strie che dividono gli sterniti ed i tergiti nel quattro scleriti, come si è più volte detto.
Pel tergite si vede che subito dietro al suo apodema transverso ed affatto parallelo a questo, una linea ben netta e marcata, tras- versa, non ondulata, discosta dall’apodema quanto è lo spessore dell’apodema stesso, traversa tutto il tergite; incontra, con angolo molto acuto, il braccio inferiore (wbi) del detto apodema, decorre
elle
sede Latemar tibetani
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sull’orlo anteriore del detto braccio e così raggiunge Vorlo late- rale del tergite stesso, cioè il solco 7; traversa anche questo senza interrompersi e passa nell’epimerite, che incide tutto di traverso, portandosi leggermente innanzi fino a raggiungere l’orlo laterale del pleurite medesimo. |
Questo primo solco divide il protergite (pr) dal mesotergite (ms).
Un altro solco sta più in basso, presso a poco parallelo al pre- cedente, da cui è discosto circa due volte lo spessore dell’apodema. Questo altro soleo non incontra mai l’apodema stesso ma si dirige sui lati passando sotto il braccio inferiore del detto apodema, ben discosto da questo; così traversa il solco x, nel quale pure è bene impresso e va nell’epimerite. Quivi giunto si curva in giù e si perde prima di raggiungere l’orlo laterale del pleurite.
Questo secondo solco divide il mesotergite (ms) dal metater- gite (mt), che così rappresenta la più larga parte del tergite me- desimo.
In questo metatergite sono due file trasverse di peli, luna più vicina al solco meso-metatergale, l’altra affatto sull’orlo posteriore del metatergite.
Quanto allo sternite (5s), il solco che divide il prosternite dal me- sosternite è leggermente arcuato, colla convessità rivolta verso Vin- nanzi e sui lati si flette molto all’indietro, mentre nel mezzo si accosta all’apodema. Così rimane distinto un prosternite (pr) molto stretto nel mezzo e più larghetto sui lati.
Il soleo che separa il mesosternite dal metasternite è esso pure arcuato, con convessità all’ innanzi, ma meno del precedente, al quale dunque non è parallelo e separa un mesosternite larghetto, ma non così che raggiunga neppure la metà del metasternite. Questo dunque ha forma largamente ovale e contiene le due serie trasverse di peli, da paragonarsi a quelle del tergite e di cui la posteriore è esattamente sull’orlo posteriore del tergite medesimo.
Infine, (ciò che è anche negli Eosentomidae) è distinta la parte membranosa seguente agli scudi bene chitinizzati che appartiene all’urite come fascia marginante posteriormente il tergite e lo sternite (mbp) e si distingue per un solco dal resto della membrana intersegmentale che margina all’innanzi tergite e sternite del segmento successivo (mbi).
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L’ 8° urite (fig. 84-86; 87, 85) ha negli Acerentomidae alcuni ca- ratteri che lo distinguono dai precedenti, anche più marcati che non negli Hosentomidae.
Anzitutto la porzione che corrisponde al prosclerite (pr) sia nel tergite come nello sternite come nell’epimerite è molto più pallida, cioè meno chitinizzata, della rimanente cuticola che viene dopo e forma gli scudi duri del segmento. Inoltre questo prosclerite è marcato da una non bene definita linea trasversa, parallela agli apodemi ed al solco promesoselerale (che è perfettamente rettili- neo tanto al dorso che al ventre, come sui lati).
Lo spazio interposto tra detto solco pro—-mesosclerale e la linea sopradetta che decorre traverso il prosclerite è dovunque, sia cioè al dorso che sui lati, come al ventre, tutto marcato da una fitta striatura longitudinale, cioè da gran numero di linee parallele.
Quanto al solco meso-metasclerale esso è rappresentato al dorso ed al ventre da una serie di punti grossetti, presso a poco equi- distanti fra loro e molto bene visibili (fig. 84).
Infine, il tergite mostra l’orlo posteriore, sui lati, alquanto pro- lungato all’indietro (più negli Acerentomon che negli Acerentulus) e tutto dentellato, con dentelli più o meno lunghi a seconda delle specie, più lunghi nelle specie grosse che non nelle minori. Cotale dentellatura è manifesta anche nell’orlo posteriore del pleurite (fig. 90).
La indicata scultura e dentellatura appartiene al solo 8° urite.
Quanto alle squame genitali in ambo i sessi mi rimetto a ciò che più diffusamente dico a proposito degli organi sessuali.
Gli arti addominali degli Acerentomidae hanno speciale configu- razione, molto differente da quella degli Eosentomidae, poichè men- tre in questi ultimi essi sono fra loro tutti perfettamente eguali, invece negli Acerentomidae molto diverso è il primo paio dai suc- cessivi e soltanto il detto primo paio somiglia, per grandezza e fabrica, a tutte le tre paia degli Hosentomidae, ma il 2° e 3° degli Acerentomidae sono molto diversi e senza corrispondenti nell’altra famiglia, quanto a conformazione.
Il primo paio di arti addominali (figg. 72-73; A) è composto di ‘al- meno due articoli a cuticola bene chitinosa, diversi fra loro in grandezza. Il primo o basale è cilindrico, quattro o cinque volte
MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA
| più lungo del successivo ed anche più largo ; termina troncato di- rittamente, ma nella base è troncato obliquamente così che la sua faccia interna (fig. 73) è molto più corta di quella esterna (fig. 72). Ambedue le faccie hanno tre peli ciascuna verso l’estremo apicale.
Segue il secondo articolo, che è a guisa di anello abbastanza corto e non reca peli.
Tra il primo ed il secondo articolo noto, sulla faccia esterna dell’arto, visibile un piccolo ed incerto selerite (as) che ricorda il pezzo ascellare intercalato fra il femore e la tibia negli arti to- racali.
Questo piccolo pezzo che si definisce male, non è palese negli Acerentulus.
Dal secondo articolo può essere protrusa una vescichetta (w) emisferica, molle, carnosa, che, a guisa di cupola, termina al- l’estremo il secondo articolo medesimo.
Questo può essere tutto retratto entro il precedente, mercè un muscoletto che va sino nella vescichetta.
Le altre due paia (figg. 72, 753; B, €) di arti addominali sono del tutto simili fra loro, composte di un solo articolo piantato su un piccolo rilievo carnoso e si mostrano a guisa di cornetti simili per forma all’ultima falange d’un dito umano; terminano dunque ottusi e recano, verso l’apice, due brevi setole. Questi rudimenti di arti sorgono nella membrana fra lo sternite a cui appartengono ed il successivo, all’angolo latero-posteriore del loro sternite men- tre quello del primo paio sorgono molto più innanzi, circa verso la metà del margine laterale del 1° sternite e giacciono nella mem- brana tra questo e la parte ripiegata al ventre del corrispondente . tergopleuro.
Sono le due paia 2° e 3° degli arti addominali in Acerentomidae veramente omologhi di quelli del 1° paio ?
Considerando gli Fosentomidae è molto difficile negare tale omo- logia, ma è n fatto però che la disposizione e la fabrica di tali tre paia di arti addominali in Acerentomidae ricorda mirabilmente quanto si vede in Campodea, pel quale insetto la omologia tra le appendici ancestrali del 1° urite e quelle degli altri uriti è tut- tavia in discussione.
Non voglio però entrare oggi in cosìifatta questione.
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La famiglia Acerentomidae si divide nei due generi seguenti:
Labium superius in mucronem longum, styliformen productum; ma- fe. rillae primi paris lacinia in stylis duobus perlongis, desi- nens; palpus labialis articulis 4 distinctis compositus . . .
d LAMPI DIRSI 2. GAS NA AGRRENTOMON Stai N D Labium superius haud in mucronem productum, obtusum; marillae k/ primi paris lacinia in stylis duobus brevibus, curtam chelam Ta simulantibus desinens; palpus labialis articulis 3 distinetis
COMPOSÒU8 «+ . . + i MERAGRRENZUOLUS E Be0o LE ” Gen. Acerentomon Silv. 1907.
(a= sine; xipas = antenna; #vropov = insectum).
7 SE Silvestri, loc. cit. <P Labium superius in mucronem plus minusve longum, peracutum,
totum bene chitineum valde productum.
Mandibulae stylo perlongo, acutissimo, stipitem eundem mandibulae Di longitudine aequante terminatae.
Maxillae primi paris lacinia in stylis duobus longissimis et exilli- mis, stipitis ciusdem longitudinem aequantibus vel superantibus pro- SR ducta. Palpus maxillaris articulis quatuor (bene chitineis) compositus,
% ex quibus postremus cylindricus, bene manifestus.
Mawxillae secundi paris, palpo bene triarticulato, articulis ommibus Bo. bene distinctis et manifestis; postremo cylindrico, gracile, sat longo et conspicuo.
‘ Articuli postremi abdominis, sive 9°-12°, percurti et multo stri- “i ctiores quam octavus in quo ommino retrahi possunt ita ut abdomen, bi în animalculo non extenso, postice truncatum adpareat; denique "M optime exertiles.
3 ì Species typica : Acerentomon doderoi Silv.
SANI Il carattere per cui subito si distinguono le specie di questo Di. genere dagli Acerentulus è quello mostrato dal labbro superiore, i come pure dalla speciale forma che il corpo assume in caso di
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massima retrazione, per l’ingresso totale degli ultimi uriti dal 9° al 12° nell’8°, che così completamente li nasconde e di questa guisa l’addome apparisce troncato nettamente dopo 18° urite.
Più minutamente osservando gli organi boccali si notano diffe- renze di importanza anche maggiore e che giustificano pienamente la distinzione del presente genere dagli Acerentulus.
Difatti, in tutti questi ultimi la parte apicale della mandibola e la lacinia della mascella sono molto più corte che non negli Acerentomon e non hanno aspetto di stiletto, bensì di robusto e breve coltello.
Si vedranno differenze anche nei palpi, specialmente quanto al numero dei segmenti e ciò sia nei mascellari che nei labiali.
Negli Acerentomon lo stilo della mandibola (fig. 35) o sua parte apicale chitinosa è lunghissimo e sottilissimo, aghiforme, raggiunge la lunghezza o la supera della parte basale o stipite.
Così pure la lacinia delle mascelle (fig. 36) è composta di due stili, dei quali il più interno (/,), che è il più breve, pure eguaglia la lunghezza dello stipite stesso della mascella o poco meno; lo stilo esterno (7,) è poi di un terzo più lungo dell’interno.
Il palpo mascellare si compone del segmento basale tanto largo che lungo, cilindrico.
Segue il manicotto membranoso che permette la retrazione, del rimanente palpo nel 1° segmento.
Il resto del palpo è composto di tre segmenti perfettamente de- finiti, dei quali quello seguente al manicotto (2° segmento) è breve, tanto largo che lungo ; il terzo è il doppio più lungo che largo e sembra mostrare una incompleta divisione trasversa; segue Vul timo (4°), sottile, cilindrico, lungo quanto mezzo il precedente e terminato da cinque o sei peli corti disposti a palma (pl).
Adunque in tutto, oltre al manicotto membranoso, quattro seg- menti perfettamente definiti.
La mascella del 2° paio, ossia la metà della parte estrema del labbro inferiore (fig. 37) ha una galea (Gl) molto acuta, anzi terminante in breve stilo acutissimo ; la parte (Zel?) che potrebbe omologarsi alla lacinia della mascella del 1° paio, è rappresentata da un lun- ghissimo stilo affatto setoliforme, però molto maggiore delle circo- stanti setole visibili sul rimanente orlo esterno del pezzo palpifero.
ANTONIO BERLESE
Il palpo è decisamente di tre articoli ; il basale breve, più largo che lungo, porta al dorso la setola lanceolata speciale ; il secondo cilindrico, molto più stretto del precedente, appena più lungo che largo e finalmente l'estremo, del tutto distinto e definito, cilin- drico, lungo più del precedente, sottile e coi soliti peli disposti a palma all’estremo.
Altre differenze rilevansi ancora per ciò che riguarda gli uriti estremi, componenti la coda, cioè dal 9° all’11° (fig. 34).
Essi sono molto corti, vittiformi, assai più brevi che negli Ace- rentulus ed inoltre mostrano gli apodemi trasversi (©,), sia degli sterniti che degli uriti, corti nel mezzo, ma dilatati sui lati e pro- lungati in una squama triangolare, molto vistosa specialmente per l’urite 9°; meno pel 10°, quasi nulla per V11°.
Invece, negli Acerentulus, tutta la parte apodemica dei detti so- miti ultimi è lineare, strettissima, di spessore dovunque uniforme.
Gli Acerentomon rappresentano le forme massime del gruppo. La maggiore è PA. doderoi, appena più piccola è VA. mierorltinus.
SPECIES GENERIS ACERENTOMON.
Maius (ad 1900 p. totum ommnino extensum)s; labium superius pro- cessu mediano perlongo (ad 40 p. long.). A. DODEROI Silv. Aliquanto minus (ad 1600 p. long. omnino extensum) ; labium supe- rius processu mediano percurto (ad 15 p. long.) . +... .
ele a ST a AL IMECRORHINU SADE Noi
Acerentomon doderoi Silv.
F. Silvestri. Descrie. di un nuovo genere di Insetti Apterigoti, (in « Bollett. Lab. Zool. gen. agr. Portici », 1907, p. 296).
A. Berlese. 0ss. int. agli Acerentomidi, (in « Redia », vol. V ; fasc. 1° p. 110); Acerentomon maius.
A. saturate ochraceo-aurantiacum (1); labio superiore in spinam valde longam producto; ad 1900 p. long. (maxime elongatum acidi ope).
(1) Il Silvestri scrive « Fferrugineum » però questo non è il colore di alcun Acerentomide allo stato normale, che è invece sempre di un bel giallo tra l’oera- ceo ed il ranciato. Ho visto più rossastri gli individui bolliti nella potassa, non mai però ferruginei.
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MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA
Habitat în Italia septentrionale et centrale, nec non in agro tri- dentino (Tiarno).
Osservazioni. Ho gran numero di esemplari di questa specie. Ne possiedo una ventina di Firenze (Boboli), raccolti nella terra sotto le borraccine, ma vi sono rari, mentre più comuni assai sono gli A. microrkinus, che si trovano insieme (anche con moltissimi Ace- rentulus confinis e qualche Eosentomon transitorium).
Un grandissimo numero di esemplari, certamente molto oltre il centinaio, ho raccolto nella borraccina di Tiarno, nel Trentino e sono quelli maggiori che mi servirono a tipo della specie A. ma- ius che solo più tardi ho riconosciuto sinonima di A. doderoiî. A Tiarno la specie A. doderoi è molto comune nei muschi da me esaminati, mentre vi è estremamente rara la A. microrhinus.
Finalmente ho avuto una ventina di esemplari di A. doderoî dal ch. Prof. Dodero di Genova e sono stati raccolti a Genova dallo stesso Sig. Dodero, da me a ciò pregato, nella medesima località di dove il Silvestri ebbe il suo tipico.
Ho ancora individui (otto) di Casalmonferrato; di Vallombrosa e di altre località dell’ Appennino.
Gli individui di Tiarno sono alquanto maggiori di quelli di Ge- nova, tipici, e la differenza risulta dalle seguenti dimensioni (in micromillimetri):
Genova Tiarno
Individuo tutto disteso al massimo, artificialmente (acido ACUICO) BA I Teti a 1860 1900 Testa lunga (senza l’apofisi del labbro superiore). . . 160 190 Apolsitdel- labbro superiore .. ica ie. 40 40 Wampa sli paro;ubia Stesa, . 0 ai e 380 400 Harsokedsunghia dk palo/ 0 Lat i Lo ea a 150 160 I O no 35 35 ocano 2a ESENTATI 220 240 Pronoto, largo (solo scudo chitineo) . . . . . . 110 120 Mesonoto, lungo » » e leg leo io 120 130 Metanoto, lungo » » VI RARE ie VELI 130 150 Prostito, lungo » » SITR oi E RUS 140 150 3° urite, lungo » » ARA MAR, 110 130
» largo » » MICA RICA RA 250 270
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ANTONIO BERLESE
Le cifre date dal Silvestri sono alquanto maggiori di quelle ri- È Me * scontrate da me e sopraindicate. : RE Avevo fatto la specie A. maius non conoscendo gli esemplari ti “a tipici dell’ A. doderoi. Più tardi li richiesi invano al Silvestri e non 5 sarei venuto a capo della sinonimia, per quanto dalla figura del i Di: Silvestri l’appendice del labbro superiore si veda molto lunga, se Ì È il Sig. Dodero sopralodato, con molta cortesia, non mi avesse pro-
curato individui delle stesse località appunto dalle quali il Silve- stri ottenne i suoi primi esemplari. Ma nella spedizione fattami dal Sig. Dodero ho trovato ancora
Ù molti A. microrhinus e alcuni Acerentulus confinis, sicchè può es- 3 sere che il Silvestri abbia avuto anche queste altre specie e forse i. confuse coll’ A. doderoi o ritenute suoi giovani.
Acerentomon microrhinus n. sp.
A. saturate ochraceo-aurantiacum ; labro superiore in spinam per- Te; brevem producto ; ad 1600 p. long. (marime elongatum, acidi ace- I tici ope).
I Habitat in Italia centrale et septentrionale, nec non in agro tri- È. dentino (Tiarno).
A Osservazioni. Ho già accennato alle differenze tra la presente È specie e la precedente, le quali riposano essenzialmente sulle di-
mensioni e specialmente sulla minore lunghezza del processo spi- niforme del labbro. In questa specie le unghie del primo paio di zampe sono pro- È porzionatamente più lunghe, come apparisce dalle cifre riportate. "I La specie è comune al piano; io ne ho grandissimo numero di i esemplari raccolti nel giardino di Boboli; ne ho alcuni speditimi dal Sig. Dodero e trovati assieme alla specie precedente. Inoltre ne possiedo di Casalmonferrato e di Padova, di Vallombrosa, dei monti del Mugello ete. Nel musco di Tiarno lo trovai molto raro. Tutti gli individui di tutte le località presentano esattamente gli stessi caratteri e le stesse dimensioni anche delle singole parti. l pr [o avevo raccolto sino dal 1905 alcuni individui di questa spe- | cie appunto che trovavo frequenti fra gli acari in Boboli.
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«fia MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 39
Le dimensioni (in micromillimetri) sono le seguenti: Animale tutto disteso, artificialmente, col mezzo dell’acido acetico a caldo, 1600; — Testa, senza il processo del labbro superiore, 140; — Processo del labbro superiore, 15; — Zampa del 1° paio, 340; — Tarso + unghia, 140; — Unghia, 40; — Zampa del 2° paio, 200; — Pronoto largo (solo scudo chitineo), 90; — Mesonoto, solo scudo bene chitinoso, lungo 95: — Metanoto, e. s., 100; — Pro- stito, lungo 120; — 3° urite, solo parte chitinizzata, lungo 100; largo 250.
Gen. Acerentulus Berl. 1908. (Nomen ex Acerentomon diminut.).
A. Berlese, Oss, int. agli Acerentomidi, loc. cit.
Labrum superius non in mueronem produetum, tantum obtusum vel in brevem laminulam, partim hyalinam vix ertensum.
Mandibulae cultriformes, non stylo terminatae.
Maxillae primi paris lacinia in processubus cultriformibus duobus brevibus, desinente, chelam simulante, stipite mandibulae eiusdem multo curtiore.
Palpus maxillaris articulis tantum tribus bene manifestis compo- situs.
Palpus labialis articulis binis, basale tamen obsoleto, difficilius con- spicuo.
Articuli postremi abdominis, sive 9°-12° percurti, vix octavo stri- ctiores, in quo incomplete retrahi possunt, qua re abdomen animalculi non recte truncatum in maxima retractione adparet.
Species typica: Acerentulus confinis Berl.
Abbiamo accennato più su alle principali differenze tra gli Ace- rentomon e gli Acerentulus. È bene che ora conosciamo più minu- tamente i caratteri del genere Acerentulus, dei quali si è detto solo sommariamente finora.
Il carattere della non completa retrattilità degli uriti della coda, cioè dal 9° in poi, conferisce all’ Acerentulus una facies speciale, in confronto degli Acerentomon, tanto più che ad accrescere la difte-
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ANTONIO BERLESE
renza del primo aspetto concorre anche la mancanza del mucrone anteriore cetalico (processo del labbro superiore). Il labbro supe- riore infatti non è altrimenti prolungato nel vistoso processo spi- niforme già veduto negli Acerentomon. Esso è ottuso, terminato ad angolo, fiancheggiato talora (A. confinis) da deboli e poco appari- scenti dilatazioni membranose, ialine, marginanti la parte centrale meglio chitinizzata. Si può dunque dire, senza più, che manca il processo mediano del detto labbro superiore.
Caratteri più rilevanti appaiono dall’esame degli organi boccali.
Io ho veduto, a questo proposito, lA. confinis e VA. tiarneus, che sono due specie molto diverse fra loro e qualche cosa ho po- tuto anche rilevare dall’ A. mediocris ed A. cephalotes e dovunque sempre ho riscontrato identica fabrica negli organi boccali, così che i caratteri generici fondati su essi mi sembrano molto bene basati.
Le mandibole (fig. 44) sono foggiate a lama di lungo coltello e non è palese la distinzione tra una parte basale ed una estrema apicale, da omologarsi allo stilo degli Acerentomon, oppure alla parte apicale delle mandibole di Hosentomon. Invece, in questi Acerentulus, la mandibola è un pezzo integro, di uniforme aspetto, che termina acuto, non però prolungato in quel lungo stile che si vede già negli Acerentomon. Qualche volta si scorge una striatura longitu- dinale nella parte estrema apicale, per cui si ha Vimpressione di una falsa divisione in due lobi longitudinali, così appunto come sì vede anche in Acerentomon ed Eosentomon.
Le mascelle (figg. 42-45) sono configurate secondo il tipo comune a tutti i Myrientomata già descritto, sembrano avere però lo sti pite (5?) alquanto più largo.
La galea (G7) è cultriforme, acuta, ialina; adunque del comune aspetto.
Ma la lacinia è breve, divisa in due corti lobi triangolari, culti- formi e nel complesso occupa il quarto della totale lunghezza di . tutta la mascella.
Il lobo interno, o più breve, della lacinia (7), è qui pure alquanto più corto dell’altro ed alla base più larghetto e si continua, senza interruzioni di sorta o traccie di divisione, collo stipite della ma- scella. Esso è molto acuto.
Il lobo esterno (2,) è alquanto più lunghetto e più gracile ed
di satin
MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 41
è composto di una parte bene chitinosa, più tinta in giallo, for- mante un pezzo a guisa di lama di coltello e questa è collegata allo stipite mascellare per un breve tratto membranoso, che per- mette un certo gioco alla porzione chitinea estrema suddetta.
In altri termini, si ha l’impressione veramente di un dito al- quanto mobile, formante chela in composizione col lobo interno (t,); certo una chela molto debole, non atta alla triturazione, ma sempre qualche cosa di dissimile molto dalle appendici rigide ed esclusivamente stiliformi degli Acerentomon.
Il palpo mascellare (Pm) è composto di tre articoli, oltre alla membrana intersegmentale (tra il 1° articolo ed i seguenti). Nella nota intitolata « Osservazioni intorno agli Acerentomon » ece., dove ho istituito il genere Acerentulus, ho detto (pag. 122) « palpo tantum biarticulato », perchè non avevo tenuto conto del segmento basale (1°), che sebbene poco distinto anche negli altri generi, pure credo ora si debba considerare e computare.
Così pure ho detto, nella stessa occasione, che il palpo labiale è verruciforme, uniarticolato. Qui veramente il primo articolo dei palpi labiali, che ora considero per biarticolati, è così breve e male definito, che potrebbe essere benissimo dubbio se esso sia realmente un articolo o non piuttosto un semplice rilievo, su cui sorge Vul timo articolo del palpo stesso.
Insomma, la differenza tra i palpi degli Acerentomon e quelli degli Acerentulus sta in ciò che non solo il 3° segmento nei palpi mascellari dei primi è il doppio più lungo che largo; mentre negli Acerentulus esso è tanto largo che lungo, ma ancora, tanto nei palpi labiali che nei mascellari di Acerentulus, quello che per gli Ace- rentomon ho indicato come ultimo segmento e che porta i peli di- sposti a palma, negli Acerentulus non è definibile e non si può in alcun modo distinguere dai suddetti peli, tanto che si può benissimo affermare mancante.
Così risulta un articolo in meno pei palpi degli Acerentulus, sia | per quelli labiali che pei mascellari ed inoltre e gli uni e gli altri palpi sono assai più corti e deboli dei corrispondenti degli Ace- rentomon,
Quanto al labbro inferiore, le differenze sono già indicate a pro- posito del palpo ed a questo si limitano.
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49 ANTONIO BEELESE AR I I
Così pure si è abbastanza accennato alle altre differenze tra. Acerentulus ed Acerentomon e quindi ai caratteri generici del primo.
Il genere Acerentulus comprende parecchie specie, alcune delle quali piccolissime, mentre le maggiori raggiungono a mala pena le dimensioni dell’ Acerentomon microrhinus.
È carattere da considerarsi anche per la definizione delle sin- gole specie la curvatura degli apodemi trasversi degli urotergiti. Infatti essi, nella maggior parte delle specie, sono molto più ar- cuati, con convessità all’innanzi di quello che non sieno negli Acerentomon e sotto questo punto di vista a questi ultimi il solo A. tiarneus si avvicina.
oltre debbo fare rilevare che mentre negli Acerentomon la spaccatura (x), che separa gli urotergiti dai rispettivi pleuriti si inizia già nel 1° urite, per quanto quivi sia incompleta, invece, negli Acerentulus, essa comincia solo nel 4° o nel 5° urite, essendo i precedenti forniti di un tergopleurite integro.
SPECIES GENERIS ACERENTULUS Berl.
Apodemata transversa urotergorum vix incurva, ommnino ut in genere Acerentomon . .. 0. 0 NA ENEa Rn Ad 1500 p.. long. (marime extensus) . A. CONFINIS Berl.
Ad 950 p.. long. (non bene estensus). A. CEPHALOTES Berl. Ad 850 p.. long. (sat bene eaxtensus) . A. GRACILIS Berl.
Ad 620 p.. long. (non bene extensus). A. MINIMUS Berl.
Ad 600 p.. long. (bene eatensus) . A. PERPUSILLUS Berl.
n pp
Apodemata valde incurva
Le singole specie differiscono fra loro specialmente per le di- mensioni; perciò nella seguente tabella sono esposte le misure l’insieme e delle parti principali per ciascuna specie e così appa- risce evidente il confronto.
MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA
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Dimensioni delle diverse specie di Acerentu/us (in micromillimetri).
$ i DIR a ALE CO e S|E|A|8|3| è w bj 5 bj 5D gd z gi ‘Lunghezza massima (disteso artificialmente) . | 1500| 1240] 950*|850*%| 620 | 600 Va one e... 0... 0. .| 170|/125 \.130115:| 10062 i Ml Zampa 1° paio, lunga . . . . . . . .|370| 300) 300) 250| 160| 110 Wl'Tarso unghia, lunghi. . . . . ... . .|150|110] 110] 92| 64 40 Miziipa, 2° paio . . . . .... . .| 190] 160| 160] 120) 96| 50 è Pronoto, largo (parte più chitinizzata). . . 95| 80| 80) 65) 64| 40 è Mesonoto, lungo » » e a 1002801 ES0, ZO, 60) ne | Metanoto, lungo » » la [100185 90x zo ee hi50 fto ingoia 3... . | 110| 90 LE 3° urotergite, lungo (parte più chitinizzata). | 100| 90| 80| 70| 55| 33 Ù » TREgo e a 190190) LSON 504 SL204 2590 Squama genit. femm. cogli apodemi, lunga . | 65| 50| 45| 32] 40| 39
# Non del tutto steso.
1?
Acerentulus confinis Berl.
A. Berlese. Nuovi Acerent. loc. cit. p. 16, (Acerontomon confine); idem, Oss. int. agli Acerent. loc. cit. p. 122.
A. laete ochraceo-aurantiacus; apodemata urotergorum transversa 3 valde anterius arcuata; ad 1500 p.. long. sì omnino eatensus. _ Habitat in Italia septentrionale et media.
i Ossesvazioni. Possiedo grande numero di individui raccolti in | varie località dell’Italia centrale e settentrionale.
Si. - È specie molto comune nel giardino Boboli a Firenze, e si trova 6 | mescolato ai due Acerentomon. Lo ebbi anche da Genova, delle stesse località di dove primamente il Sig. Dodero raccolse lA. do- i; deroi. La specie si riconosce tosto fra le aftini per le dimensioni note- A voli, alle quali si avvicina il solo A. tiarneus, che però immediata-
1 li = enni rd
mente si riconosce in grazia degli apodemi pochissimo arcuati, quasi rettilinei.
La spaccatura (x) tra gli epimeriti e gli sterniti si inizia nel 5° urite e quivi è tuttavia parziale, interessando solo la metà an- teriore del terzo pleurite. i
Il labbro superiore è un poco prominente e tale piccolo rilievo è molle, più trasparente sui lati.
Alcuni sterniti addominali hanno una corta linea, a guisa di in- cisura, ai lati del mesosternite, che incorre obliquamente nella su- tura promesosclerale.
Altra volta (Nuovi Acerent.) ho disegnato la squama femminile di questa specie non troppo bene, perchè ho fatto che gli apici degli stili si toccassero colle punte. Ciò non è; allo stato di massimo avvicinamento dei detti stili, gli apici si accavallano e quindi è accaduto che nel preparato da me esaminato non ho bene di- stinto Vuno dall’altro i detti stili.
La squama genitale del maschio ha la consueta conformazione già ricordata.
Acerentulus tiarneus Berl.
A. Berlese. Osserv. int. agli Acerentomidi, loc. cit. p. 122.
A. ochraceus, saepius in medio corpore pallidior, subalbidus; apo- demata urotergorum transversa haud vel via arcuata; ad 1240 p.. long. si ommino extensus.
Habitat in agro tridentino (Tiarno), in muscis montium altissi- morum cum A. doderoi.
Vsservazioni. Questa specie è affatto diversa dalle congeneri e tosto se ne distingue bene, in grazia degli apodemi urotergali, che sono pressochè rettilinei, come negli Acerentomon, quindi non così fortemente arcuati come in tutti gli altri Acerentulus.
Inoltre la statura, appena inferiore a quella dell’A. confinis, e
superiore a tutti gli altri del genere, concorre a distinguere bene
la specie.
Io possiedo grandissimo numero di individui, raccolti nel musco
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I° seulement
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MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA
di alti monti (metri 1500 circa) presso Tiarno, nel Trentino, e quivi soltanto ho incontrato tale forma.
Orbene, in così gran numero di esemplari non mi è occorso di trovare neppure un maschio, o, per dire più esattamente, non ho trovato pur un individuo il quale mostrasse una squama geni- tale da paragonarsi al tipo comune a tutti i Myrientomata.
Eppure, per tutte le specie, ho sempre notato che i maschi sono comuni non meno delle femmine. Non ho potuto approfon- dire il dubbio che anche i maschi, in questa specie, abbiano una squama genitale del tutto identica a quella delle femmine, ma con- fesso che non credo molto a tale ipotesi. Può esser invece, che per una ragione a me ignota, per questo A. tiarneus, nelle condi- zioni iu cui io lo ho primamente rinvenuto non si trovassero ma- schi fra le moltissime femmine.
Non aggiungerò parole, che sarebbero inutili, alle figure che do di questa specie, di cui ho esposto anche le dimensioni nella ta- bella in cui esse sono indicate per tutte le specie di Acerentulus.
Certo è però che in grazia del carattere speciale degli apodemi dorsali rettilinei, come per qualche altra particolarità, credo si po- trebbe includere la presente specie in sottogenere a sè (Acerella).
Acerentulus cephalotes Berl.
A. Berlese, Nuovi Acerentomidi, loc. cit. p. 17, Acerentomon cephalotes.
A. pallide ochraceus, in medio corpore albidus; apodemata uroter- gorum transversa valde anterius arcuata; squamulae genitalis foe- mineae styli apicales magni, crassi. Ad 950 p.. sat bene extensus.
Habitat valde rarus in agri forentini humo, in nemorosis.
Osservazioni. Non ho che tre individui femmine di questa specie, che è molto rara, e li ho raccolti nel giardino Boboli in Firenze,
‘mescolati all’ A. microrhinus ed A. confinis.
L’esemplare tipico, primamente rinvenuto, sul quale ho fondato la specie, era molto raccolto in sè, tanto che misurava solo 950 p. di lunghezza, come allora ho indicato e soli 160 p.. di larghezza.
Di poi ho trattato il detto esemplare coll’acido acetico a caldo
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46 ANTONIO BERLESE
e ne ho ottenuto un discreto allungamento, ma non totale ed è aumentata di poco anche la larghezza massima; però non ho po- tuto raggiungere il totale massimo allungamento, col quale sa- rebbe stato possibile un più equo paragone colle altre specie.
Certo è che VA. cephalotes è molto minore dell’A. confinis, al quale potrebbe essere avvicinato per la notevole incurvatura degli apodemi urotergali ed è maggiore dell’A. gracilis, con cui non va confuso.
Speciale è sopratutto la conformazione della squama genitale femminile, già bene delineata anche nella nota « Nuovi Acerent. ».
La parte estrema dell’acroginio fa vedere gli stili apicali molto grossi, poco meno delle basi da cui sono sostenuti e non incur- vati l’uno verso Valtro, ma diritti. Anche la piccolezza delle basi è tutto affatto speciale.
Per questi caratteri e per le dimensioni la specie è bene di- stinta dall A. gracilis, che per ordine di statura viene subito dopo.
Acerentulus gracilis Berl.
A. Berlese, Osserv. sugli Acerentom., loc. cit. p. 122.
A. pallide ochraceus; apodemata urotergorum transversa valde in- curva; ad 850 p. long. sat bene eatensus. Habitat in Italia centrale (Firenze, Pisa).
Osservazioni. Ho trovato buon numero di individui nei muschi delle colline Pisane (Toiano) e sono di ambedue i sessi; ne ho poi uno di Firenze, che ha dimensioni leggermente maggiori (quelle indicate nella tabella) e gli apodemi trasversi degli urotergiti assai fortemente arcuati (fig. 79).
Da questo esemplare, che è il meglio preparato, ho tolto tutte le figure, però può essere che rappresenti piuttosto una varietà del tipico anzichè veramente la specie primamente descritta. Non ho potuto venire a capo di questo dubbio per troppo scarso ma- teriale. Non ho disegnato la squama genitale maschile, perchè non la scorgo troppo bene, per trasparenza, nelle preparazioni.
MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 47
Acerentulus minimus Berl.
A. Berlese. Nuovi Acerentom. loc. cit. p. 17; Acerentomon minimum.
A. albido hyalinus, extremo abdomine flavicante (sive segmentis 4 vel 5 postremis flavidis); summo rostro apiceque tarsorum anticorum concoloribus. Apodemata urotergorum valde anterius convera. Pili sensoriales tarsi antici plures, breviter fusiformes, hyalini. Octavum abdominis segmentum, margine laterale haud perctinato-denticulato. Ad 620 p. long.
Mas ignotus.
Habitat F/lorentiae, profunde in terra infossus, rarus.
Osservazioni. È questa una specie che meriterebbe di formare un sottogenere a sè, non solo per la forma dei sensilli tarsali (1° paio), ma sopratutto per la speciale configurazione degli stili mandibolari e mascellari, che io scorgo . molto allungati e con- torti. Però non ho che un esemplare femmina, del resto molto bello e non desidero guastarlo per vedere meglio i detti organi boccali.
Potrò riprendere la questione in presenza d’altri individui, se avrò la fortuna di incontrarli. L'unico esemplare femmina è di Firenze e 1’ ho raccolto nel giardino di Boboli, molto profonda-
mente entro terra.
La forma delle zampe del primo paio, corte, gracili e con tarsi brevi è speciale di queste minori forme pusille, cioè della pre- sente e dell'A. perpusillus, che è il più piccolo acerentomide finora noto.
Il tarso del primo paio (fig. 67) ha un gran numero di peli sen- soriali corti, ialini, brevemente lanceolati e sono cinque lungo la
faccia dorsale ed altrettanti nella ventrale e qualcuno ancora sui
lati. Ciò non si trova in alcum’altra specie.
L’8° urite non mostra sui lati Vorlo posteriore denticolato.
La squama genitale (femminile) ha gli apici degli stili larghetti e non bene distinti dalle basi.
RE ET / ST 30,
Mie a Acerentulus perpusillus Berl. n. sp.
«A
re A. hyalinus, tantum extremo abdomine vix flavicante. Apodemata RE urotergorum bene incurva. Octavi segmenti abdominalis margo po- i 5 stico-lateralis vix denticulatus. Pili corporis et pedum perbreves. Ad crd 600 p. long. bene extensus. i "li Hsbivot in humo in Italia centrale, rarus.
o
ur, Osservazioni. La presente è la più piccola specie di Myriento- bi mata che io conosco. Non ne possiedo che un solo esemplare fem- @ mina, perfettamente adulto e l’ho raccolto nel terriccio, sotterra Pi a S. Vincenzo (Pisa), nella macchia.
a i Sono caratteristici i piedi molto corti, anche quelli del 1° paio, o nonchè la brevità dei peli e sopratutto la statura minima, misu- do rata sull’individuo perfettamente disteso. L’esemplare è del tutto.
bianco, quasi trasparente, solo nell’estremo addome appena gial- 7a liccio.
Je -
pe: Familia IT. — EOSENTOMIDAE.
È Adsunt stigmatum paria duo in thorace, in trachaeis immit- |
SG tentium.
Ca Mandibulae apice curte cultrigerae; marillae autem galea laminari,
E hyalina, permolli; lacinia apice duplici, in runcos duos bene chitineos
«al divisa; palpo ut in Acerentulis.
a Thorax melius differentiatus quam in familia Acerentomidae; pro- *% torace subsimile; mesonoto et metanoto apodemate lineari sagittali in 4 medio auctis; mesostito apodemate sagittali, lineari perlongo in medio
oli praedito. In mesonoto et metanoto ad angulum antico-lateralem stig-
ma adest rotundum, infundibuliforme, perconspicuum.
Terga et sterna totius trunci usque ad octavum uritum sulcis tran- sversis singula sclerita dividentibus nullis; sulci isti sunt în tergitis et uritis 10°-11° conspicui. i
In tergopleuris abdominis 1°-8° terga non sunt a pleuris distineta; sed in uritis 9°-11° bene seiuneta adparent. i
PALA: o
MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 49
Tergopleurum octavum fimbria pectiniformi laterali (marginis po- stici) nulla.
Apodema sagittale tergorum abdominis nullum.
Pedes primi paris caeteris valde robustiores ; femure et tibia sub- clavatis; pedes secundi paris minores quam tertii, fabrica ambo ut in fam. Acerentomidae.
Pedes abdominales (sive 4°-6° paris) omnes ‘intersese subsimiles, biarticulati, articulo postremo cylindrico, breve, papilligero.
Huius familiae genus unicum hucusque notum est: EOSENTOMON Berl.
Bene distinta è questa famiglia dalla precedente ed in parte si è già accennato alle differenze più rilevanti.
Per ora un sol genere essa abbraccia, ma è da ritenere che, moltiplicandosi le ricerche, essa aumenti di specie e di generi.
Il carattere precipuo, pel quale mi sono tenuto autorizzato a di- stinguere in famiglia a sè il genere Hosentomon, risiede sopratutto nella presenza di un apparato respiratorio ed ancora nella unifor- mità degli arti addominali. Vedremo poi che alcune particolarità dell’apparato boccale, del torace ete. rappresentano esse pure ca- ratteri molto rilevanti di distinzione.
La generale conformazione del corpo richiama quella comune dell’ordine, già messa in vista per gli Acerentomidae, e così il capo non differisce da quello conosciuto nella famiglia antecedente, se non per ciò che la lamina cranica non presenta le strie trasverse che si sono già ritenute indicare una traccia della segmentazione originaria.
In questi Eosentomidae la sola linea trasversa bene marcata è
quella segnance il confine tra il labbro superiore (ed il elipeo) ed il rimanente cranio ed è palese pel robusto apodema trasverso, clipeo--frontale, esattamente come negli Acerentomidae.
Iroltre molto più marcato di quello che non sia negli Acerentomidae si mostra l’apodema verticale, che è lunghetto e molto cospieno.
Nel resto il cranio è del tutto conforme a quello che si vede specialmente negli Acerentulus.
Ancora alle mandibole di questo ultimo genere somigliano benis- simo quelle degli Zosontomon (fig. 46), sopratutto per la porzione
4
È j x i È. i È.
50 ANTONIO BERLESE
terminale foggiata a breve coltello triangolare; ma il corpo della mandibola è, nella presente famiglia, alquanto più robusto che non negli Acerentulus.
Invece, una diversità notabile riscontriamo nelle mascelle (fig. 47) non tanto pel palpo, il quale corrisponde benissimo a quello degli Acerentomidae, egualmente colla parte estrema (penultimo ed ultimo articolo) retrattile completamente nel 1° segmento, basale, quanto per la rimanente mascella.
Però, anche nel palpo devesi notare una sensibile diversità.
Infatti, la porzione retrattile, che si è detta estrema, risulta com- posta certamente di due articoli soltanto. Infatti ne vediamo uno, cilindrico o leggermente claviforme (2°, quasi tanto largo che lungo, e corrisponde al 2° degli Acerentomidae; a questo poi segue il 3°, affatto globoso, breve, sferoidale e che reca alcune appen- dici ramose.
Adunque l’estremo articolo dei palpi degli Acerentomidae man- cherebbe negli Zosentomon, perchè non posso considerare per ar- ticolo lo stipite delle appendici ramose suddette. .
I palpi sono molto gracili e trasparenti.
Nella rimanente mascella, noto che il cardine e lo stipite cor- rispondono abbastanza al comune tipo già bene conosciuto negli Acerentomidae, ma diversificano i lobi, cioè la lacinia e la galea.
Questa ultima è in forma di linguetta del tutto ialina e molle, lunghetta, terminata ottusa o rotondata, con qualche minuto pe- luzzo sul contorno. Essa sorpassa, in avanti, abbastanza la lacinia.
Quanto alla lacinia stessa, sì vede composta di due processi da omologarsi ai due stili variamente lunghi degli Acerentomidae. Ma negli ZHosentomon i due processi della lacinia sono corti, bene chi- tinei e foggiati a ronca, l’uno a ridosso dell’altro ; il più esterno è tagliato veramente a ronca acuta e col margine interno netto e tagliente, ma il processo più interno ha Vorlo tagliente più acci- dentato e non termina precisamente acuto.
Questi sono dunque organi taglienti, più che pungenti.
Quanto al complesso dei lobi (fig. 49) del labbro inferiore, si può assomigliarli abbastanza a quelli degli Acerentulus, perchè sono corti e robusti ed hanno un brevissimo palpo. Questo però mostra molto netto il segmento basale e sul segmento rotondo vedonsi
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appendici ramose, la cui base non può considerarsi per un vero articolo. Adunque il palpo labiale è di soli due articoli, coll’ultimo globoso.
A proposito del genere Hosentomon, allorchè ne ho dato prima- mente la diagnosi (908), dissi « ocelli (?) nulli », riferendomi a que- gli organi che ora chiamo pseudoculi. | Per vero essi trovansi anche negli Eosentomon, ma sono molto più difficilmente visibili di quello che non sieno negli Acerentomi- dae, perchè molto depressi, cioè pochissimo rilevati sul rimanente cranio.
Veduti in prospetto (nel capo visto di lato), si rileva il loro con- torno esattamente discoidale e la mancanza di quella divisione trasversa che è molto bene palese negli Acerentomidae, ed anche sono pochissimo colorati in confronto della circostante cuticola.
Il collo ed il pronoto non mostrano differenze in confronto de- gli Acerentomidae.
Diversi invece sono il meso— ed il metanoto. Ambedue si pre- sentano (in animali dilatati coll’aiuto dell’acido acetico, ma abba- stanza anche nel normale) di forma obtrapezoidale, cioè coll’orlo
anteriore alquanto più largo del posteriore, perchè i margini late- rali sono leggermente concorrenti. L'orlo posteriore dello sclerite bene chitinizzato è pressochè rettilineo, mentre l’orlo anteriore si mostra leggermente convesso all’innanzi (fig. 22).
La diversità in confronto degli Acerentomidae si palesa per un apodema lineare sagittale (7) e per la mancanza del solco che separa il meso— dal metatergite ; quest’ultimo carattere conviene colla man- canza di suture anche negli urotergiti ed urosterniti dal 1° al 9°.
Tl mesonoto ha una corta antecosta arcuata (0), non decorrente per tutto Vorlo anteriore dello sclerite ma limitata ad un tratto eguale a circa un terzo e nella regione mediana. Da questo apodema tra- sverso ne procede uno lineare, longitudinale che percorre nel suo mezzo tutto il mesonoto, sino all’orlo posteriore dello sclerite bene chitinizzato.
Il metanoto è del tutto simile, per la forma e per le anzidette particolarità, al mesonoto, ma Vapodema sagittale sembra (solo ap- | parentemente) arrestarsi alquanto prima dell’orlo posteriore dello sclerite bene chitineo e sembrano procederne due linee oblique
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che raggiungono il detto orlo, ma queste sono semplicemente il margine interno dei fasci muscolari e nulla hanno a che fare cogli apodemi, nè appartengono allo scheletro.
L'orlo posteriore del metatergite del metanoto. è più incavato che non quello del mesonoto.
Gli stigmi sono in numero di quattro; due si aprono agli omeri del mesonoto e due in omologa posizione nel metanoto.
Essi appartengono veramente allo scudo bene chitinoso dei detti tergiti, e ne stanno sull’orlo laterale, anzi interrompono l’orlo me- desimo, però si aprono in un piccolo selerite proprio a forma di mandorla (figg. 81, 82). Su ciascuna delle punte, anteriore e poste- riore, del detto sclerite si inserisce una setola e la anteriore è al- quanto più lunghetta della posteriore. Il foro stigmatico è perfet- tamente circolare e mette in una camera a calotta sferica, dalla quale procedono i rami tracheali, che si aprono nel suo fondo.
Veniamo ora agli stiti (fig. 25). Il prostito si richiama, pel suo con- torno campaniforme, a quello degli Acerentomidae, ma differisce per qualche particolarità. Anzitutto non è ben chiara la differenza di struttura fra lo sterno e lo sternello, già indicata nell’altra famiglia.
Per gli Hosentomon si tratta di uno selerite tutto egualmente liscio. Però sembra molto bene marcata la separazione tra sterno e sternello mediante una linea retta che intercorre trasversa ap- punto nella regione della massima costrizione dello seudo, cioè tra le coxe del 1° paio, dove queste più si internano nel margine laterale dello stito. L'orlo posteriore dello sternello è rotondato, ma non apparisce lapodema che pure esiste nel centro del detto orlo posteriore. Manca inoltre la linea trasversa che segna la se- parazione tra il meso— ed il metasternite e che è così evidente negli Acerentomidae.
Il meso—- ed il metastito hanno la figura di clessidra già indi- ‘ata per la famiglia precedente, ma mostrano caratteri di notevole diversità in altri particolari. Anche per questi stiti non rilevo di- versità di struttura tra la cuticola dello sterno da quella dello sternello.
Cosa notabile, molto diverso è l’apodema spettante al mesostito da quello che è proprio del metastito. Pel primo si rileva, molto evidente, un lungo apodema lineare, tutto affatto sagittale, che si
PIE RETRO IRR RN TR TANO
MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 53 È muove dall’orlo estremo dello sternello e procede all’ innanzi per ; terminare poco più su della maggior costrizione di tutto lo scudo (Y).
Invece, pel mesostito con grande difficoltà si vede per traspa- 4 renza un apodema (9) ad Y, il quale col suo piede impari non sem- , bra raggiungere l’orlo posteriore dello sternello e colle braccia rag- 1 giunge l’orlo laterale, esattamente nel punto di sua maggiore i rientranza verso la linea mediana. Questo apodema spetta intera- 5 mente allo sternello, tanto più che questo, poco più su della mas- ; sima coartazione dello scudo, è separato dallo sterno mercè una 3 linea pressochè retta, trasversa. Adunque apodemi lineari dell’orlo È posteriore del meso— e del metastito non sono visibili almeno al- i l’esame dall’esterno. i
Venendo agli arti toracali essi sono molto simili ai corrispon- }
denti degli Acerentomidae, ma diversificano in qualche particolare, sebbene anche negli FHosentomon si mantenga il comune tipo degli
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arti anteriori molto maggiori dei seguenti e col medesimo ufficio raptatorio e di esplorazione.
Anche il numero dei segmenti, fabrica delle coxe ed in generale di ciascuno degli articoli conviene abbastanza. Ma negli Eosento- mon gli arti tutti sono proporzionatamente più lunghi, ciò che dà un aspetto di maggiore agilità a queste forme. Inoltre i femori e le tibie del 1° paio sono leggermente clavati, anzichè cilindrici (figg. 68, 69) come si vedono negli Acerentomidae. Il tarso corri- sponde bene in ambedue le famiglie, ma esso pure negli ZEosento- mon è un poco clavato 0 meglio fusiforme per una sensibile costri- zione della base. Anche qui veggo il solito sensillo clavato nella regione dorsale del tarso, verso il suo mezzo. Inoltre, dalla base dell’unghia, in regione ventrale si muove un corto pelo cilindrico, che decorre parallelo all’unghia, di questa più corto.
Quanto alle altre zampe è da rilevarsi la notevole differenza di grandezza tra quelle del secondo e quelle del terzo paio.
Queste sono almeno di un terzo più lunghe e più grosse delle precedenti, carattere questo che negli Acerentomidae non è affatto. i
Gli seleriti che circondano le coxe del secondo e del terzo paio sono da assomigliarsi a quelli già indicati per gli Acerentomidae, ma rilevasi una importante differenza. A me non è mai riuscito di scorgere bene delimitato l’epimero, cioè il primo arco chitineo e
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più esterno, decorrente attorno alla coxa. Ho veduto bene solo quel più interno mezzo anello che ritengo debbasi richiamare alla sub- coxa e questo non diversifica dall’omologo selerite visibile negli Acerentomidae e già descritto. Per le coxe del 1° paio ritengo che le cose non sieno diverse, quanto all’unico selerite che le margina al dorso, di quanto si è già veduto negli Acerentomidae. La indi- cata mancanza apparente degli epimeri potrebbe non esistere in realtà e trovarsi veramente questi scleriti, ma essi certo sono così poco chitinizzati, se pure non mancano, che non mi è riescito di definirli e ciò non è meraviglia se si pensa che negli Zosentomidae tutti gli scleriti sono molto meno colorati e meno chitinei che non nelle grosse specie di Acerentomidae e specialmente negli Aceren- tomon (vedi fig. 18).
L’addome degli Hosentomon è caratterizzato anzitutto dalla nes- suna distinzione fra i tergiti ed i pleuriti, per i segmenti 1°-8° com- preso, mentre negli uriti 9°-11° tale distinzione è molto palese; in secondo luogo per la speciale fabrica degli arti addominali; per la mancanza dei dentelli formanti il pettine nell’8° urite ete.; mentre conviene cogli Acerentomidae (più che altro Acerentulus) per la fa- brica generale.
Ho dunque avvertito che i tergopleuriti dei segmenti 1°-8° non mostrano sui lati quella incipiente divisione che si è veduta negli Acerentomidae. Ho bene esaminato a questo riguardo più esemplari di Hosentomon transitorium, preparati di lato benissimo, nè mai ho potuto scorgere traccia di interruzione lineare sui fianchi dei ter- gopleuri, là dove gli Acerentomidae invece la dimostrano così evi- dente. Questi tergopleuri si ripiegano al ventre e rimangono poco discosti dagli sterniti.
Ho già rilevato ancora che nei tergopleuri dal 1° al 9° compreso non apparisce traccia delle linee trasverse che dividono i detti ar- chi in vari scleriti, mentre negli Acerentomidae evidentissime sono le dette linee.
La antecosta, che in tutti i Myrientomata è così evidente, come apodema trasverso nella regione anteriore del tergopleuro, lo è pure negli Zosentomon e più negli uriti di mezzo dell'addome che negli anteriori od in quelli del pigidio.
Questa antecosta è diritta, non fa cioè quel sensibile arco che
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si vede specialmente nell’ Acerentulus confinis ed in qualche altra specie. Però tutto il sistema apodemico è molto diverso negli Eosentomon che non negli Acerentomidae.
Nei primi, di cui si tratta ora, l’antecosta decorre dovunque retta, nè si intlette all’indietro avvicinandosi ai lati, ma anzi, piut- tosto sì sposta in avanti; il braccio accessorio diverge molto al- linnanzi e comprende una squama clavicolare larga ed emidiscoi- dale, molto più accentuata che non sia nell’ Acerentulus confinis ed altre specie ad apodema urotergale molto arcuato (fig. 83).
Inoltre anco la squama, il vero fragma che anche negli Aceren- tomon margina anteriormente l’antecosta, è qui molto sviluppata, (ss) biloba, trasparente e così si mantiene per tutti gli urotergiti e gli urosterniti, ma piccola nell’8° urite al ventre ed al dorso è nulla affatto negli uriti seguenti, che hanno un debolissimo apo- dema trasverso appena sensibile.
Mancano gli apodemi sagittali degli urotergiti.
L’8° urite non mostra la parte pro—- mesoselerale più pallida e colla serie di strie minute, longitudinali come è sempre negli Ace- rentomidae; invece, qui negli Hosentomidae la cuticola è dovunque di uniforme spessore (vedi figg. 387, 8$, 39).
È degno di molto rilievo il fatto già accennato della diversa fabbrica manifesta fra gli uriti 9°-12° e gli antecedenti e non solo per la piccolezza e quasi impercettibilità degli apodemi tra- sversi (antecoste) ma per altri caratteri, soprattutto per la pre- senza dei pleuriti.
- Mentre nell’8° urite i pleuriti mancano affatto, nè si ha pure una traccia di separazione di altro sclerite laterale del tergite; invece nel 9° all’11° urite compreso, i pleuriti esistono e del tutto consi- mili a quelli che si vedono nello stesso punto negli Acerentomidae.
Il fatto mi sembra filogeneticamente importante.
Per vero sono questi precisamente gli uriti che compaiono nella vita postembrionale e cioè nello sviluppo da larva ad adulto, e sono, in pari tempo, gli uriti appunto che colla loro presenza portano il numero a dodici, che è quello fondamentale degli Insetti (consi- derato per segmento anche il telson) e si presentano con un ca- rattere di progresso, quale è quello appunto della frammentazione laterale secondaria, cioè della formazione di pleuriti.
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Questa questione sarà da ridiscutersi allorquando si dovrà ra- gionare sui possibili antenati di questi Myrientomata, che converrà sospettare dunque derivino da forme con minor numero di somiti, ad es. Pauropoda.
Intanto si vede così che anche la mancanza di pleurite negli uriti 1°-S8° dispone gli Zosentomidae più bassi degli Acerentomidae e concorre a cotale ubicazione nel sistema anche lo sviluppo uni- forme degli arti addominali; ma si oppone non già la presenza di apparato respiratorio, carattere questo di adattamento, ma la mag- gior differenziazione del torace.
Ripeto che su questo argomento converrà ritornare con mate- riale di confronto desunto dalle altre classi di Artropodi e non è il caso di insistervi qui oltre.
Ancora, mentre il 9° urite è del tutto liscio, cioè non marcato dalle strie indicanti la divisione in seleriti, invece gli uriti 10°, 11° ed in parte anche il 12° fanno vedere egregiamente cotali strie, anche meglio di quanto si scorgono negli Acerentomidae. Cal- colando che il 9° urite è il primo ad apparire nella serie dei nuovi venienti, sì può argomentare che il carattere della scomparsa delle strie è secondario e poco può aiutare nelle ipotesi di natura filogenetica.
Negli Eosentomidae, V’orlo posteriore (in regione pleuro-tergale) dell’8° urite non è sfrangiato a guisa di pettine, come si vede negli Acerentomidae e più negli Acerentomon che non negli Ace- rentulus.
Si vede però una intaccatura nell’orlo stesso, abbastanza pro- fonda e che può indicare il punto ove la regione pleurale si di- stingue dalla prettamente tergale nell’altra famiglia.
Inoltre, Papparato di chiusura della ghiandola dell’ 8° urite è, negli Eosentomidae molto meglio visibile che non negli Acerento- midae ed è precisamente su individui di quella famiglia che noi lo descriveremo più tardi.
Negli urosterniti però si può trovare traccia di almeno taluna delle divisioni che distinguono tutto il pezzo in diversi scleriti e più precisamente, di un solco tra il meso— e il metasternite e ciò non solo nel 10° sternite (mentre così non è nell’11°) ma ancora in taluno degli urosterniti anteriori.
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Infatti mostra la figura (fig. 23) per 1 Eosentomon ribagai, che i tre primi urosterniti sono trapezoidali, col lato maggiore all’in- nanzi marginato dall’antecosta; ma poi, un solco semicircolare (che è punteggiato solo nel 3° sternite) separa una regione poste- riore, in cui si comprendono tutti i peli, quasi discoidale e che rappresenta la maggior parte dello sterno. Una linea arcuata, punteggiata, corrispondente alle ricordate si vede anche nel 4° urosternite, ma non respinge i lati dello sterno. Gli altri sterniti (meno il 10° come si disse) non hanno traccia di simili divi- sioni.
Ho detto che gli arti addominali sono tutti fra di loro identici per struttura e dimensioni. Questo è carattere saliente della fa- miglia (figg. 74, 75).
Tutte e tre le paia di arti addominali (uropodi come si potreb- bero dire) corrispondono esattamente a quelli del primo paio di Acerentomidae, sono cioè grandi, composti di due segmenti, il ba- sale grande, troncoconico ed in questo può essere completamente retratto il secondo, che è piccolo, cilindrico, tanto largo che lungo e termina in una piccola vescichetta.
Quanto all’armatura genitale per ambo i sessi posso richiamarmi al tipo comune per tutto l’ordine, rilevando semplici differenze secondarie, cioè la presenza di un esile e lungo pelo presso la punta dello stilo (apice) nelle femmine e una maggior lunghezza del pelo che si vede verso l’apice del secondo segmento del pe- rifallo nel maschio.
Genus Eosentomon Berl. 1903. (fs = aurora; evropov = insectum). A. Berlese, Nuovi Acerentomidi (in « Redia » vol. V, fasc. 1°, p. 18; 1908).
Characteres familiae. Species typica: Eosentomon transitorium Berl.
SPECIES GENERIS EOSENTOMON Berl.
Color albidus, vix extremo abdomine flavescente. Ad 1300 p. long. (optime extensum). . . . . . . E. TRANSITORIUM Berl.
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Color laete ochraceo-favidus. Ad 1400 p. long. (optime extensum). RP E E N
Le due uniche specie del presente genere sono tra loro molto bene distinte per la statura assai diversa, che si collega col mag- gior grado di chitinizzazione e quindi di colorazione nella specie maggiore (£. ribagai).
Le dimensioni appaiono dalle cifre contenute nella seguente ta- bella.
transito- ribagai rium Lunghezza massima, distensione artificiale (acido acetico). 1300 1400 Testa; Iunga: ti, A O RO 120 150 Zampa ‘1° paio, lunga Cee e E I 300 390 Tarso -ed'‘unghia 1° paio, lunghi sE 0 e 110 140 Zampa 2% paio, lunga. UR OORNE 160 200 Zampa: 3° paio; Dunga. a I RA E I 200 250 Pronoto) (parte chitinizzata), lartcot Re e 80 90 Mesonoto (parte chitinizzata), lungo . . . .. 0. . tex0) 90 Metanoto (parte chitinizzata), lungo . . . .. . + 85 100 3° urotergite (parte chitinizzata), lungo... . . 65 80 » » » 1a ORE N 140 210 Squama genitale femminile cogli apodemi, lunga, senza il*pelorestremo:-. e Le Re 48 55
Eosentomon transitorium Berl.
A. Berlese, Nuovi Acerentomidi, loc. cit. p. 18.
A. subalbidum, vix abdomine postico, capite pedibusque anticis pal- lide ochraceis. Ad 1300 p.. long. (omnino ertensum acidi acetici ope). Habitat in Italia centrale, haud rarum.
Osservazioni. Solo pochi esemplari ho trovato primamente in Fi- renze, nel giardino di Boboli, nell’ humus e perciò, allorchè la prima volta ne parlai dissi di questa specie « haud frequens ».
Più tardi però ne raccolsi un grandissimo numero nell’ humus della macchia a S. Vincenzo (Pisa) ed in tutti ne avrò oltre una trentina, d’ambo i sessi.
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Wa ochraceum totum; praecedente maius; ad 1400 ds ommino esten- um (Soa. CE DES
Do così ritengo a specie molto rara. La ho dedicata all’amico Dott. Costantino Ribaga, benemerito li studi entomologici, che mi procurò il musco sopradetto del
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PARTE II.
Morfologia interna.
ENDOSCHELETRO.
Nella prima parte si è più volte accennato ad apodemi, cioè ad ispessimenti chitinosi per appoggio di muscoli.
Il complesso di detti apodemi forma appunto l’endoscheletro, del quale bisognerà dire partitamente.
Esso è caratterizzato :
1° Dalla grande complessità dell’insieme endocefalico ;
2° Per converso, dalla semplicità massima per quanto riguarda il tronco ;
3° Dallo sviluppo debolissimo degli apodemi trasversi toracali del dorso, omologhi dei fragmi degli Insetti. Essi sono molto meno sviluppati che i corrispondenti addominali ;
4° Dallo sviluppo rudimentale degli apodemi degli sterniti to- racali, ben lungi dal raggiungere l'incremento grandissimo che hanno negli Insetti e specialmente nei Pterigoti ;
5° Dalla assenza assoluta di apodemi pleurali.
Dividiamo l’endoscheletro nelle due massime sezioni, quello ce- falico e quello del tronco; quest’ultimo poverissimo, come si è detto e con grande uniformità nei singoli somiti.
Endoscheletro cefalico. Esso è rappresentato dai seguenti apodemi:
1° Tentorio ;
2° Apodemi lineari periboccali ;
3° Apodemi o tratti tendinei impari spettanti alla capsula cra- nica ;
4° Apodemi trasversi (tra i somiti cefalici) o longitudinali nel- l’epifaringe.
IL reNTORIO (Tnt.).. La caratteristica del complicato tentorio in questi Myrientomata è la mancanza di un apodema ipostomatico
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resistente, mentre esso è rappresentato solo da un tratto mem- branoso, che si continua colla membrana della gola; inoltre la parte spettante al 6° somite cefalico, oltre la porzione membra- nosa suddetta, quella parte che nella maggioranza degli Insetti (escluse le larve metaboliche e molti Apterigoti), è composta di un solo pezzo, rappresentante il piede dell’ Y, (usuale forma del tentorio) qui è duplice e le due metà bacilliformi concorrono al- V’innanzi e finalmente si saldano in un fusto unico, derivato da apodemi del 5° e del 4° somite cefalico. Questo fusto unico si bi- forca poi all’ innanzi, di modo che ! insieme del tentorio acquista la forma della lettera X.
Le branche anteriori (primarie) del tentorio sono rappresentate da apodemi lineari, con processi secondari più brevi e spettano al 1°, 2°, 3°, 4°, somiti cefalici.
Possiamo dunque dividere il tentorio nelle seguenti principali parti:
1° Porzione membranosa ipostomatica ; 2° Branche pari labialî (6° somite); 3° Branche pari mascellari (5° somite); 4° Branche pari, concorrenti labio-mascellari (6°-5° somiti); 5° Branca impari (dal complesso di apodemi di più somiti); 6° Branche pari anteriori (da apodemi di più somiti); 7° Processi tentorio-frontali pari ; 8° Apodemi tentorio—-faringeali, non mai veduti negli Insetti, nè so di altri Artropodi.
Vediamo minutamente ciascuno di questi apodemi e gruppi di apodemi (fig. 124).
La porzione membranosa ipostomatica (v') è un tratto di pelli- cola flessibile, incolora, che unisce le estremità posteriori delle branche labiali colla membrana formante la gula.
Osservo però che l'assoluta omologia coll’apodema ipostomatico degli insetti non si potrebbe raggiungere se non ammettendo per omologo del submento il tratto membranoso intercalato fra la detta porzione molle del tentorio ed il mento, che è l’unica parte tutta- via presente del corpo del labbro inferiore.
Ad ogni modo la detta membrana di raccordo fra le branche labiali e la gula esiste, sebbene sia molto malagevole il ricono-
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scerla; così il tentorio non rimane posteriormente libero e fiut- tuante nella cavità cefalica.
Le branche pari labiali (v,) rappresentano i primi resistenti pro- cessi tentoriali che sì incontrano nel capo, dall’occipite in avanti. Essi appartengono certo al 6° somite, sia perchè ricevono muscoli toraco-cefalici, sia perchè danno attacco a quelli che vanno al labbro inferiore.
Queste due branche sono parallele fra loro e discoste presso a poco quanto sono lunghe. Esse convergono cogli estremi apici po- steriori, dove sono anche assottigliate e si saldano con questi alla parte membranosa precedentemente ricordata.
Le branche labiali, all’innanzi del tratto rettilineo suddetto, nel quale sono parallele, convergono e si incontrano ad angolo acuto o retto. Così tutto il vano che esse abbracciano è pentagonale, appena più lungo che largo.
Possiamo indicare colle denominazioni di parte posteriore apica- le (y,,) quella che ha rapporti colla gula; parte diritta la seguen- te (v,); parte convergente Vanteriore (v) di cui le due metà si incon- trano, come ho detto, ad angolo acuto o retto, all’ innanzi. Questa parte fa un angolo colla precedente, molto ottuso e sul margine esterno di questa piegatura viene ad inserirsi la branca mascellare.
Le branche mascellari pari suddette (3) spettano certamente al 5° somite perchè offrono articolazione al cardine delle mascelle. Adunque queste branche, le quali non trovano riscontro in apo- demi di insetti masticatori, potrebbero però essere paragonate a processi bacilliformi esistenti nell’endoscheletro cefalico di Omot- teri. Però non si può negare che la omologia può essere vantata anche dal processo mascellare, che conosceremo tantosto. In Lepidot- teri (adulti) il tentorio manda realmente un processo che articola col cardine e così pure in Tisanuri, ma neppur questo è esatta- mente omologo, perchè si diparte dal tentorio e va al cardine, mentre invece nei Myrientomata questo processo si muove dal era- nio e va al tentorio, a cui si unisce con una specie di articola- zione ed in questo punto precisamente riceve il condilo articolare dello stipite.
Gli Imenotteri adulti hanno un processo che va al condilo del cardine, ma però non raggiunge il tentorio.
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Queste branche mascellari adunque sono processi lunghetti, che dal cranio, lateralmente, in regione genale, ad un terzo circa dal- l’orlo posteriore del capo si muovono internamente, quasi trasverse, verso la linea sagittale e incontrano alla fine il tentorio nel punto indicato già e quivi si fissano quasi con articolazione.
Il tratto impari ()) è veramente nel mezzo del capo ed è abba- stanza breve. Dalla sua faccia inferiore procede una carena lami- nare, sottile ma molto larga, cioè molto estesa in basso (carena inferiore del tentorio p.).
Questa carena è molto importante, perchè dà inserzione ai po- derosi muscoli mascellari. Essa è alta e non si limita alla parte impari del tentorio, ma, biforcandosi assieme al tentorio stesso nelle sue branche anteriori (t), si estende al disotto di ciascuna di queste, a guisa di lamina alta sull’asse longitudinale di cia- scuna branca e di poi si continua anche negli apodemi tentorio— faringeali (0), fino alla faccia inferiore della faringe.
Così, nelle sezioni di lato parallele all’asse longitudinale del- VPArtropodo, appariscono come alte lamine queste carene dal tratto impari del tentorio alla faringe. Ù
Branche anteriori. Dalla biforcazione anteriore della X, che cade circa ad un quarto della linea sagittale, procedono le due branche anteriori primarie del tentorio, che si dirigono all’angolo antero— laterale del corpo e raggiungono, presso questo, l’apodema clipeo— frontale, al quale si saldano.
Dunque questi processi bacillari risalgono, perchè il rimanente del tentorio è piuttosto profondo.
Così alti questi processi passano sopra alle mandibole ed alle mascelle, che declinano, invece, per passare traverso l’atrio boc- cale, che è infero.
Ciascuna branca anteriore, verso l’innanzi, manda qualche pro- cesso secondario, dei quali l’uno breve, va al dorso e si salda al cranio nella regione prefrontale. Questo potrebbe essere apodema antennare (e), sebbene, mancando le antenne, non se ne possa avere certezza assoluta.
Inferiormente, da questo stesso punto della branca anteriore, si muove un altro processo (0), che raggiunge il lato del capo e ricorda la branca mascellare degli Insetti.
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A queste branche pari vengono ad attaccarsi i robusti muscoli protrattori delle mandibole; adunque sono essi apodemi che par- zialmente spettano anche al 4° somite cefalico.
Apodema tentorio-frontale (x). Per verità ho sospettato a lungo che si trattasse di tendini di un protrattore delle mandibole e non è stato facile riconoscere invece che il muscolo (dve) il quale si diparte per diritto da questi processi chitinei è inserito invece alla fronte, con che si tratterebbe invece di elevatore del tento- rio, omologo dei dorso—ventrali (dv) del tronco e probabilmente esso pure segmentale.
Adunque, più che di processi speciali può eredersi si tratti di veri e propri tendini di muscoli.
Nè veramente altri muscoli si attaccano od inseriscono a que- sti apodemi, che si dipartono sui lati della porzione impari del tentorio, verso la sua metà e si dirigono lateralmente ed in alto.
Tutto 1 insieme del tentorio decorre parallelo al piano della gola e più vicino alla faccia inferiore del capo che non alla su- periore.
Apodemi tentorio-faringeali (0). Si tratta di processi laminari, che veduti dal dorso o dal ventre, appaiono sottili, ma visti di lato si vedono larghetti. Questi si dipartono dalle branche anteriori impari del tentorio e, dirigendosi innanzi, raggiungono la faccia posteriore della faringe (che è robusta e bene chitinea) ed a que- sta si annettono. Non ho mai veduto alcunchè di simile negli In- setti od in altri Artropodi. Questo punto fisso fornito così alla faringe permette tutto l’effetto ai suoi costrittori e dilatatori, che agiscono sulle pareti laterali ed anteriore della faringe stessa.
APODEMI LINEARI CRANICI. Si possono dividere in trasversi e longitudinali.
Fra i trasversi contiamo il clipeo-labiale ed il clipeo—frontale e, con qualche speciale considerazione, anche il mascellare. Fra i lon- gitudinali (che sono tutti sagittali, come bene si comprende) no- tiamo la carena sagittale del labbro superiore (epifaringe); e la ca- rena longitudinale verticale. Tutti questi apodemi danno inserzione a muscoli cefalici o degli organi boccali.
Apodema clipeo-labiale (8). È rappresentato da due piccole liste- relle chitinee lineari, concorrenti a A nella linea sagittale del cli-
li.
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peo. Si vedono bene per trasparenza. Danno inserzione a muscoli faringeali.
Apodema clipeo-frontale ()) è una lista lineare chitinea, tra- sversa, che si interpone tra il clipeo e la fronte, per tutta la lun- ghezza della faccia superiore del cranio. Essa è debolmente con- vessa all’innanzi. A questo apodema vengono a collegarsi le branche pari anteriori del tentorio e sì inseriscono anche muscoli farin- geali. L’apodema è molto bene visibile anche per trasparenza, in grazia della sua tinta più carica.
Apodema mascellare (n). Sono note le rilevanti variazioni che questo apodema fa negli Insetti, specialmente ad apparato boccale suechiatore.
Anche in questi Myrientomata Vapodema mascellare abbandona la forma lineare, come è nei masticatori, dove semplicemente orla il cranio nel lato inferiore del 5° somite.
Nei Myrientomata esiste tuttavia un orlo più grossetto, nel quale è ispessito il margine dell’atrio boccale nella regione mascellare, ma da questo si diparte un molto lungo e robusto apodema, in forma di triangolo dapprima e di poi stiliforme, il quale si dirige per dentro il cranio verso l’indietro, pochissimo discosto dal lato del cranio che forma la regione genale.
Questo processo si prolunga parallelamente allo stipite della ma- scella, sin quasi alla articolazione di questo col cardine.
Ora, precisamente al processo mascellare, su tutta la sua faccia interna si inserisce un muscolo (pmx,) che va ad attaccarsi all'apice esterno del cardine, presso la sua articolazione collo stipite ed è così un robusto adduttore della mascella.
Ho ascritto senz'altro agli apodemi trasversi questo mascellare, sebbene si dilunghi parallelo alla linea sagittale, perchè esso non rappresenta in fatto che una speciale evoluzione e disposizione dell’apodema mascellare, che tipicamente è trasverso.
Fra gli apodemi longitudinali rilevo :
Carena sagittale del labbro superiore (a). Il labbro superiore, nella sua terza parte basale, reca, al lato interno, una alta carena lineare, sagittale, che si eleva nell’atrio boccale 0 meglio nella volta pala- tina e finisce all’inizio della regione faringea.
Si potrebbe considerare per epifaringe, per quanto, in realtà si
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tratti di un vero apodema sagittale. A questo prendono inserzione muscoli labio—faringeali.
Carena sagittale verticale (0). Nel sommo vertice, là dove appunto la volta cranica si deflette in basso, vedesi una breve carena sa- gittale, come si è indicata già per molti insetti (Coleott. adulti, larve di Lepidotteri ed altre metaboliche etc.) la quale però è cor- tissima e di poco rilievo.
È più accentuata in Eosentomidae che non in Acerentomidae. Vi si inserisce una o due sole paia di muscoli cefalo-toracici (il più cospicuo è il muscolo 0dcp).
Ricordo ancora che dal mezzo della fronte procedono due mu- scoli (dsc,) che, diretti perpendicolarmente in basso, vanno al plesso muscolare cefalico.
Le loro inserzioni tendinee sono del tutto a contatto fra loro ed occupano una linea sagittale piuttosto lunghetta, intercalata fra i prolungamenti anteriori dei lobi del ganglio sopraesofageo.
Questi tendini riuniti danno l’immagine (guardando per traspa- renza dall’alto) di altra carena sagittale frontale. Però non ho mai potuto riconoscere che si tratti di vero apodema chitineo, duro.
A tutti questi apodemi cranici si aggiunga l’orlo indurito del posteranio, dietro al labbro inferiore, a guisa di apodema lineare (ipostomatico) marginante l’atrio boccale di sotto (e vi si inseriscono muscoli del labbro inferiore) e si avrà così completo il quadro de- gli apodemi cranici.
Endoscheletro del tronco. Ne ho accennato anche nella prima parte della presente nota. Riassumiamo brevemente quanto si ri- ferisce all’endoscheletro del tronco (vedi figg. 110, 120 dove gli apodemi sono in nero).
Gli apodemi sono tutti lineari, formano cioè costole pochis- simo rilevate sul circostante sclerite e mai prodotte in apofisi o processi che penetrino profondamente nel corpo, come invece è così vistosamente nell’ endoscheletro degli Insetti e d’altri Ar- tropodi.
I detti rilievi lineari sono o trasversi (e questi si trovano in maggior numero) o longitudinali. Questi ultimi sono sempre sa- gittali e disposti secondo la linea mediana dell’animale.
Non si trova esempio di apodemi lineari con direzione obliqua,
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se non nelle branche dell’apodema ad Y che si vede nel meta- stito di ZHosentomidae.
I soli apodemi trasversi che si vedono nella parte anteriore dei tergiti, come nella maggior parte degli sterniti, possono dare origine ad espansioni laminari poco alte, espansioni che io ricordo sotto il nome di squame.
Tolto il pronoto, che in tutti i Myrientomata non possiede apo-
‘demi, e tolto il primo urosternite in Acerentomidae, il quale pure è sprovveduto di processi apodemici, per tutti gli altri tergiti e sterniti si rileva almeno un apodema trasverso e per taluni an- cora uno longitudinale, sagittale.
Ho già detto che i pleuriti o le regioni del tergite che li rap- presentano non mostrano mai processi apodemici.
In generale la maniera più comune di apodemi è quella rap- presentata dalla antecosta, cioè dallo ispessimento lineare che per- corre all’interno la sutura acroprosclerale, tanto pei tergiti che per gli sterniti e così è appunto per tutti gli uriti e pei tergiti toracali.
Ma per gli sterniti toracali, invece, Papodema lineare trasverso occupa l’orlo posteriore loro e si ha così un apodema che deve essere paragonato alla postcosta (1).
Gli apodemi longitudinali sagittali o procedono dalla antecosta 0 dalla postcosta. Esempio dei primi si ha negli urotergiti di Aceren- tomidae e meglio nei toracotergiti di Fosentomidae; esempio dei se- condi trovasi bello nel meso— e metarsternite degli Eosentomidae.
Così possiamo classificare i diversi apodemi secondo la loro presenza o mancanza in ciascuna delle due famiglie:
1° Apodemi comuni ad ambedue le famiglie ; 2° Apodemi speciali degli Acerentomidae; 5° Apodemi speciali degli Zosentomidae.
Nel primo gruppo, cioè di apodemi comuni a tutti i Miriento- mati, indico: gli apodemi trasversi, antecostali di tutti i tergiti, toracali ed addominali (si è detto che sempre il pronoto ne manca),
(1) Circa il significato che io attribuisco a questa parola, come alla anteco- sta, squama-elgvicolare, fragma ecc., vedi il mio libro Insetti, Capitolo VII, pag. 347.
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nonchè gli omologhi degli urosternit1; gli apodemi trasversi post- costali dei tre sterniti toracali.
Inoltre un apodema sagittale mediano nel metatergite toracale, che in Zosentomidae percorre tutto lo sclerite ed in Acerentomidae si può vedere ridotto a piccola lineetta subeentrale.
Nel secondo gruppo, cioè degli apodemi speciali degli Acerento- midae, enumero : gli apodemi sagittali mediani di alcuni uroter- giti (1°-5°, oppure 1°-7°).
Nel terzo gruppo, comprendente gli apodemi che appartengono ai soli Eosentomidae, rilevo: gli apodemi sagittali del meso— e me- tatergite toracale (per quest’ultimo vedi quanto ho detto più su per gli Acerentomidae) e del meso—- e metastiti toracali. (Pel metastito, l’apodema, come si è detto, è ad Y).
VARIAZIONI DEGLI APODEMI. La maniera più semplice è senza dubbio quella di un rilievo lineare, diritto o variamente curvo, ma tutto, dovunque, di uniforme spessore e senza aggiunte di di- latazioni squamiformi. Però tale semplice maniera è molto rara, e si può solo vedere ad es. negli apodemi trasversi dei primi uro- sterniti, specialmente in Eosentomidae, oppure negli apodemi lon- gitudinali sagittali dei tergiti in ambedue le famiglie e del meso- stito toracale in Acerentomidae. In tutti gli altri casi si notano complicanze varie, che sì possono enumerare così:
1° variazioni dalla linea perfettamente retta ; 2° aggiunta di espansioni squamiformi (squame); 3° biforcazioni della parte estrema dell’apodema lineare.
Psaminiamo ciascuno di questi casì e riferiamone esempi.
Variazioni dalla linea retta. Esse riguardano soprattutto gli apodemi trasversi degli urotergiti, perchè nei toracotergiti, come negli urosterniti, la linea dell’apodema è debolmente incurvata. Invece, particolarmente per talune specie, ad es. del genere Ace- rentulus, gli apodemi trasversi degli urotergiti sono fortemente incurvati ad arco, nel quale la convessità è rivolta all’innanzi.
Squame. Nel maggior numero dei casi, gli apodemi trasversi dei tergiti e degli urosterniti, quelli adanque che dipendono dall’an- tecosta, mostrano un tratto che si espande all’innanzi più o meno in una squama chitinea, pellucida. Tale espansione margina l’apo- dema nella sua parte anteriore.
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Negli urotergiti di Zosentomidae vedonsi quattro larghe espan- sioni semicircolari (fig. 83) collocate lungo l'orlo anteriore del- l’apodema. Due di esse sono fra loro contigue sulla linea sagit- tale (088); le altre due sono, una per lato, più esternamente (msc) e sono abbracciate, queste ultime, in parte almeno dai rami in cui l’apodema si biforca sui lati.
Le espansioni laterali possono essere omologate alla squama clavicolare che si vede in molti fragmi degli insetti.
Negli Acerentomidae tale espansione clavicolare esiste, perchè per tale si può definire la porzione sclerale compresa tra le braccia in cui si biforca sui lati l’apodema, però sono meno bene circoscritte.
Nei toracotergiti la squama, in tutte e due le famiglie, è sem- plicemente lineare e poco alta e ristretta alla parte mediana del. Papodema; così pure negli urosterniti di ambedue le famiglie (meno che nella coda in Acerentomon).
La parte mediana, più speciàlmente, della squama nei tergiti è del tutto omologa ai fragmi degli Insetti.
Notevoli sono le espansioni laterali degli apodemi trasversi nella coda degli Acerentomon, sia nei tergiti che negli uriti.
Tanto nel 9°, 10° ed 11° tergiti che nei corrispondenti sterniti si vede la squama che margina anteriormente l’apodema, essere stretta e lineare nel mezzo e sui lati poi prodotti in una squama acutangola, triangolare (figg. 84, ©,). Ciò non è negli altri generi.
Biforcazione dell’apodema (tig. 23, 0). L’apodema del metastito in Eosentomidae, si biforca, come si è detto, ad Y. Più comune ed anzi più costante è la biforcazione laterale dell’apodema trasverso degli urotergiti in tutte e due le famiglie ed è più accentuata negli uriti di mezzo dell’addome. Però 1°8° urotergite ha un apo- dema lineare, mai biforcato e così pure i seguenti.
Da tale biforcazione vengono a formarsi due braccia, delle quali una anteriore o superiore che si voglia dire (wbs); l’altra inferiore o posteriore (©wbi). Il tratto da esse compreso rappresenta, come ho detto, la porzione clavicolare dello selerite.
APODEMI NEI SINGOLI SOMITI, NEI DIVERSI GENERI. Riassu- mendo abbiamo :
Parte dorsale. Pronoto senza apodemi e ciò in tutti i generi ; Meso- e metanoto con apodema trasverso (antecosta) poco incur-
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vato. In Acerentomon vedesi nel. mezzo del metanoto una traccia di apodema sagittale.
In Fosentomidae esiste uno apodema lineare sagittale che per- corre il meso— ed il metanoto per tutta la lunghezza della parte bene chitinizzata.
Negli urotergiti: apodemi più o meno incurvati, dipendenti dal- l’antecosta; rettilinei e non biforcati sui lati nell’8° urite e dopo questo; biforcati negli altri più o meno ed abbraccianti una squama clavicolare molto distinta e grandetta in ZEosentomidae, meno bene definita in Acerentomidae. Squama mediana fragma- tica più grande in Eosentomidae che nell’altra famiglia. Essa è quasi nulla negli urotergiti 9°, 11° e quivi, negli Acerentomon è elevata sui lati in processi triangolari alti.
Negli Acerentomidae un apodema lineare sagittale percorre (negli urotergiti) il tratto appartenente al pro— ed al mesotergite. Tale apodema si limita ai tergiti 1°-5°, oppure 1°-7°, e manca in Eosentomidae.
Parte ventrale. Gli stiti toracali sono sempre rinforzati da una posteosta sull’orlo estremo posteriore; manca altro apodema tra- sverso da omologarsi alla antecosta.
Il meso- e metastito in Acerentomidae mostra che dall’orlo estremo anzidetto, rinforzato in apodema (g), si eleva, all’interno una ripie- gatura semirigida (fig. intercal. I°, y) e ricorre all’innanzi pressochè parallela allo sternello e di poi si inflette in giù, raggiungendolo e fissandovisi, così che, in sezione sagittale mediana, tale disposi- zione apparisce come un cercine ovale, più o meno angoloso ; esso dunque limita una area in cui si accolgono le inserzioni di mu- scoli. Questi sono gli sternopedali posteriori (spp), che si inse- riscono appunto nella porzione posteriore del detto cercine ovale, là dove esso si continua coll’apodema trasverso del mesostito.
Invece altri muscoli più profondi, ad es. i dorso-ventrali inter- segmentali lunghi (ilo), si inseriscono sulla faccia del detto cercine rivolta verso l’interno del corpo, in prossimità alla postceosta.
Ma il tratto ove la plica raggiunge nuovamente lo sterno, circa il mezzo dello stito, costituisce esso pure un punto rinforzato, che serve quasi da apodema, inquantochè dà inserzione ad altri mu- scoli, che sono gli sternopedali anteriori (spa).
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Ordunque si potrebbe definire per una forca vuota il complesso di cotale ripiegatura in Acerentomidae.
Ma, in Eosentomidae diverso è il complesso apodematico del mesostito, in confronto a quello del metastito. A ciò si è più volte accennato.
Fig. I. — Schema degli apodemi sagittali degli stiti toracali in Aces'entomidae, sezione sagittale. Lettere indicate nel testo. La parte in nero rappresenta lo stito; la parte punteggiata l’apodema. — Fig. II. — Idem in Eosentomidae (meso- stito). Per le lettere vedi testo.
Nelle sezioni sagittali, l’apodema del mesostito (fig. intercal. Il) (che di faccia appare come una linea retta, sottile) è elevato in squama laminare, di uniforme altezza, salvo che posteriormente (9), dove è alquanto più elevato, a guisa di dente.
Le annesse figure intercalate (figg. I, II) mostrano il diverso aspetto di tali apodemi nelle due famiglie e i loro rapporti coi principali muscoli che vi si annettono.
Quanto all’apodema del metastito in Mosentomidae si è già av- vertito che, oltre al solito trasverso (postcosta), se ne trova altro ad Y, che da questo procede ed è poco elevato. Le branche del-
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Negli urosterniti mancano sempre apodemi sagittali, nè mai esi- stono postcoste; tutto si riduce all’apodema trasverso anteriore (antecosta). Esso è presente in tutti gli urosterniti in Eosentomidae, manca però nel primo urosternite in Acerentomidae.
In Acerentomon, negli uriti 9°-11°, esso è prolungato sui lati, in dente, come per i corrispondenti tergiti e ciò si è già detto.
MUSCOLATURA.
La muscolatura è straordinariamente intralciata in grazia di un gran numero di fasci in tutte le direzioni e multipli, presso a poco come nelle larve metaboliche degli Insetti.
Però il tipo comune è abbastanza bene conservato nelle due famiglie, salvo che negli Hosentomidae mancano i muscoli interseg- mentali dorso-pleurali dell'addome, che sono cospicua caratteri stica della musculatura dei Myrientomata.
Noi possiamo ritenere trattarsi di una riduzione secondaria in rapporto con un maggior grado di evoluzione, che perciò si sarebbe tentati di assegnare a questi Zosentomidae, inquantochè la loro mu- scolatura addominale si avvicina, per quanto riguarda le fascie dorsali, più agli Insetti di quello che non sia per gli Aceren- tomidae.
Quanto alla struttura dei muscoli io ho veduto sempre fibre striate con strie molto cospicue, specialmente in Eosentomidae. Ta- luni muscoli piccolissimi sono composti di una sola fibra o di due, come sono quelli ad es. motori dei palpi o retrattori del tappo delle ghiandole addominali.
Altra volta (Osservazioni loc. cit.) mi era sembrato di vedere muscoli annettersi al mesenteron, ma una più accurata ispezione mi ha convinto che nessun muscolo va dalla parete somatica al mesenteron ed io avevo fatto confusione coi lunghi intersegmen- tali ventrali, che decorrono a contatto col mesenteron ma non vi sì annettono affatto.
Noi divideremo la muscolatura nel seguente modo:
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1° Muscolatura del tronco:
a) dorsale;
b) tergo-sternale;
c) ventrale: 2° Muscolatura cefalica:
a) dei cefalosomiti;
b) delle appendici boccali: 3° Muscolatura delle appendici locomotorie.
Per la muscolatura delle appendici genitali parleremo dicendo degli organi sessuali, inquantochè, tolti i muscoli dalla parete so- matica agli organi sessuali, gli altri intimi delle gonapofisi sono da considerarsi per modificazioni dei fasci avvolgenti lestremo condotto dei prodotti sessuali.
MUSCOLATURA DEL TRONCO.
Muscolatura dorsale. La muscolatura dorsale è caratterizzata da due maniere di muscoli tutto affatto distinte, che si trovano am- bedue in Acerentomidae nei loro rapporti reciproci quasi primitivi, ma sono ormai secondariamente disposte altrimenti negli Zosento- midae.
Si tratta di muscoli derivati da due strati, cioè dal 2° e dal 3°, il quale ultimo ancora occupa la regione prettamente dorsale (Ace- rentomidae), mentre si retrae nella regione latero—pleurale negli Eosentomidae, con disposizione dunque, in quest’ultimo caso, con- simile a quanto è fondamentalmente negli Insetti.
Il secondo strato. però dà fasci diritti (cioè presso a poco paral- leli all’asse longitudinale del corpo) ed obliqui all’infuori (torace Acerentomidae) od all’indentro (addome Zosentomidae).
Dobbiamo dunque distinguere :
1° Muscoli dipendenti dal terzo strato, intersegmentali (obliqui dal di dentro all’infuori); 2° Muscoli del secondo strato ; a) fascie diritte; b) oblique dall’indentro all’infuori ; c) oblique dall’infuori all’ indentro.
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Quanto poi alle condizioni relative alla inserzione ed all'attacco; tutti questi muscoli possono essere divisi in:
a) tergali, cioè da apodema ad apodema dei tergiti ;
b) tergopleurali, cioè da apodema del tergite alle pleure. Vediamo più esattamente ciascuno di questi diversi gruppi. MUSCOLI DIPENDENTI DAL TERZO STRATO. Abbiamo una ric-
chissima muscolatura, specialmente addominale in Acerentomidae, mancante nell’addome di Zosentomidae, ovverosia trasformata nella tergo-sternale, in servizio della locomozione.
Ho richiamato altra volta Vattenzione sull’importante fatto della muscolatura del terzo strato, procedente dal centro dei tergiti, cosa che negli Insetti mai si osserva, essendo essa ridotta ai pleuriti o ai lati dei tergiti.
Noi dobbiamo ammettere che tipicamente nei Myrientomata trovisi una muscolatura assai ricca, dipendente dal terzo strato, adunque del tutto superficiale e formante un completo anello rivestente all’interno l’anello euticolare.
Questa muscolatura ha però subìto anzitutto una forte riduzione nella regione sternale, non rimanendone più traccia se non nel torace, conforme rappresentano i muscoli chiasmatici ; di poi, quanto alla parte tergo—pleurale, essa è rimasta segmentale nei somiti recanti arti veramente ambulatori e non del tutto atrofici come sono invece quelli del 2° e 5° urite in Acerentomidae, ed è divenuta intersegmentale negli altri somiti del tronco in Acerentomidae, mentre è scomparsa in Hosentomidae nell’addome, cioè quivi la intersegmentale manca.
Però, negli Acerentomidae, la segmentale in servizio degli arti locomotori si è ritratta dalla linea mediana del tergite ed ha gua- dagnato i lati, conformemente si vede negli Insetti, invece è rima- sta sulla linea sagittale del tergite quella intersegmentale, che ap- partiene all’addome.
In Fosentomidae invece, la muscolatura segmentale in servizio degli arti del secondo e terzo paio toracali è rimasta fino alla li- nea sagittale mediana del tergite ; si è retratta sui lati per gli altri somiti recanti arti ambulatori e manca, come ho detto, la intersegmentale dell’addome.
Abbiamo dunque una muscolatura tergo-sternale, di cui si dirà
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parlando appunto dei muscoli che dal dorso vanno veramente agli sterni o ad appendici sternali come sono le ambulatorie; quindi una muscolatura intersegmentale tergo—pleurale (nei soli Acerento- midaé), della quale converrà dire tosto.
Muscoli intersegmentali tergopleurali (0dp). Sono caratteristici de- gli Acerentomidae ed appartengono al solo addome. Io veggo l’ul- timo d’essi appartenere al 7° tergite per linserzione, mentre col- l'attacco raggiunge 1°8° pleurite (figg. 111, 116).
Si tratta di larghi e robusti fasci muscolari, costituenti nel loro insieme un complesso triangolare, con inserzione sull’apodema di ciascun urotergite, dal 1° al 7°.
I fasci si dirigono obliquamente dall’innanzi all’indietro e dal- l’interno all’esterno, si assottigliano e raggiungono la regione pleu- rale dell’urite successivo. Sono dunque intersegmentali.
Muscoli intersegmentali tergali (0dt). Addossati ai precedenti, ai quali seguono in tutto contatto e con fibre parallele stanno mu- scoli inseriti all’apodema impari mediano di ciascuno dei detti uro- tergiti e diretti all’apodema (antecosta) dell’urite seguente, al quale si inseriscono del tutto in regione laterale. Anche questi nei soli Acerentomidae.
Per questi intersegmentali adunque, appartenenti al terzo strato, sta, come punto di inserzione, l’apodema sagittale degli urotergiti.
Adunque, qualora si dovessero rintracciare gli omologhi dei detti muscoli anche nel torace, si vedrebbe come in Eosentomidae appunto i dorso—-ventrali (dv) dipendenti dal terzo strato, sebbene questi vadano agli arti, sieno cioè veramente segmentali e tergo-sternali anzichè intersegmentali ed intertergali come sono quelli dell’ad- dome. Così si dovranno omologare anche i corrispondenti dorso— ventrali toracali degli Acerentomidae, sebbene non raggiungano la linea mediana.
Tutto ciò dà perfettamente ragione a quanto io ho seritto a pro- posito degli Insetti (Ins. pagg. 390-393) al riguardo delle variazioni del terzo strato.
In questi Myrientomata adunque noi vediamo una disposizione, circa i muscoli del terzo strato, che se è primitiva inquantochè essi raggiungono la linea mediana ed i fasci di un lato toccano quivi al dorso quelli del lato opposto, ciò che può anche dipendere
Pare ia Ra NINO?
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dalla mancanza di vaso pulsante, subisce però nel torace, che è un gruppo di somiti più differenziati, tali modificazioni secondarie da dimostrare esatta Vipotesi della derivazione di muscoli interseg- mentali e segmentali e di tutti quelli a servizio degli arti ambu- latori da questo unico strato, che negli Insetti ormai è profonda- mente scomposto e dislocato dalla primitiva disposizione semplice- mente annulare, parallela ai piani limitanti il cilindro, al quale si richiama ciascun somite.
Con ciò si dimostra esistente in natura la fig. 447, II del mio libro, più volte citato, sugli Insetti, la quale ho indicato per quasi ipotetica, ed è rappresentata da questi Myrientomata, forme al di sotto degli Insetti.
Si comprende inoltre che al terzo strato dovranno appartenere tutti i tergo—ventrali, anche intersegmentali, di cui si dirà tosto, dopo aver conosciuto il rimanente di questi muscoli dorsali, tutto ciò appunto come indica la precitata figura.
MUSCOLI LONGITUDINALI DERIVATI DAL SECONDO STRATO. Que- sti si trovano sempre sotto i precedenti, adunque più prossimal- mente. Per quanto riguarda questi muscoli, che costituiscono le fascie longitudinali comuni negli Artropodi, osservo che molto di- versamente si passano le cose nelle due famiglie, tanto che con- viene dirne separatamente.
Nell’addome degli Acerentomidae (fig. 111) notansi soltanto lar- ghe fascie (/ld4), le quali, partendo da ciascun apodema transverso, vanno al seguente, con una tendenza all’obliquità verso Vesterno (dall’innanzi all’indietro e dall’interno all’esterno), con una specie di distribuzione a ventaglio, che lascia una ristretta parte trian- golare scoperta, nella regione sagittale.
Questa è la più semplice disposizione.
Ora, nel torace degli stessi Acerentomidae (fig. 110) trovansi i perfetti omologhi (fd) dei detti addominali, ma, oltre a questi, si in- contrano anche fasci obliqui profondi (odi), i quali stanno sotto ai precedenti, pur appartenendo al medesimo strato, ma hanno una direzione molto più obliqua all’infuori.
Essi, infatti, (che si trovano nel meso—- e metatorace) partono dalla linea sagittale con larga base e, restringendosi a cono, vanno ad inserirsi all’angolo antero-laterale dell’apodema successivo.
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Veniamo ora agli ZHosentomidae (figg. 115, 118).
In questi, la muscolatura, dipendente dal terzo strato, fa, nell’ad- dome, due distinte serie di muscoli, più palesemente distinte a par- tire del 2° urite, e in tutti i casi si tratta di fascie oblique, solo che le più interne (fd) vanno (dall’innanzi all’indietro) verso l'esterno e le più esterne (f74,) hanno direzione inversa. ;
Ne viene così una disposizione a V per ciascun lato di ogni segmento o, nell’insieme, di M rovesciato.
Le fascie più interne (fld) partono dalla squama mediana del- l’apodema trasverso di ciascuno urite e vanno a quel tratto del- l’apodema successivo che intercorre tra la squama mediana (ss) e la laterale (&wsc). A questo stesso tratto, ma alquanto più in fuori, concorrono le fascie esterne (f74,), le quali sono inserite alla squama esterna (sc) dell’urite antecedente,
Quanto al torace, nel mesonoto vedesi una disposizione di fasci muscolari ad X, cioè quattro fasci tutti intersegmentali, che con- corrono al punto di mezzo circa dell’apodema sagittale dorsale. I due posteriori (0d?), sottili, vanno all’angolo omerale del metanoto e si possono omologare, senza più, alle fascie oblique profonde (0d?) degli Acerentomidae, già vedute; ma i fasci anteriori (0di,), che vanno ai lati del pronoto, sono assolutamente muscoli senza omologhi in Acerentomidae (vedi anche fig. 118).
Nel metanoto non veggo cosa che corrisponda alla disposizione precitata, bensì trovo un fascio di ld inserito alquanto distal- mente sull’apodema trasverso del metanoto e che si reca all’an- golo esterno dell’apodema del primo urite.
Tutti questi muscoli del meso—- e metanoto giacciono, come ho già detto, sotto i grandi tergo-sternali motori delle zampe.
Con dubbio accenno ad un fd cefalo-pronotale (de, fig. 117), che mi sembra vedere inserirsi al vertice (6° somite cefalico), procedendo dal protonoto. Non lo veggo (e non troppo bene) che in una sola preparazione in sezione sagittale.
Muscolatura tergo-sternale. Questa muscolatura è rappresentata largamente nelle larve metaboliche degli Insetti, per ciò che ri- guarda gli intersegmentali; quanto ai segmentali essi sono sempre presenti in tutti gli Artropodi.
Ora è degno di rilievo il fatto che in questi Myrientomata noi
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troviamo costantemente rappresentati gli intersegmentali dorso— ventrali, dall’innanzi all’indietro e viceversa, quelli insomma che io ho indicato per larve di Lamellicorni (Ins. p. 398) coi numeri XXII, XX, il primo dei quali anche in Periplaneta ed ho figurato negli schemi (pag. 391, fig. 447, III), appunto per le dette larve.
Feco dunque un altro carattere indicante la bassa posizione di questi Myrientomata.
Fig. III. — Schema della disposizione di tutti i dorso-ventrali nel capo, torace ed addome, veduti di lato. Sono indicate le zampe addominali del 1° paio e le coxe di quelle toracali (Acerenti.).
Ma si trovano ancora degli intersegmentali lunghi, i quali sca- raleano un somite, vanno cioè, ad es., da un tergite non allo ster- nite del segmento seguente, ma a quello che segue a quest’ultimo.
Di così fatti lunghi dorso-ventrali si ha esempio in larve me- taboliche di insetti, sebbene raro, ad es. CXXIX indicato da me (Ins. p. 417) per larve di Lamellicorni.
Qui tali muscoli sono comuni e spettano a parecchi somiti del torace e dell’addome.
Riassumendo, i varî fasci dorso-ventrali si possono così distri- buire :
1° Dorso-ventrali segmentali (dv, dv); 2° Dorso-ventrali intersegmentali corti : a) dall’indietro all’innanzi (tergosternali, da un tergite allo sternite precedente) (ts, tsu); | b) dall’innanzi all’indietro (tergosternali, da un tergite allo i sternite seguente) (ds); 3° Dorso-ventrali intersegmentali lunghi, che scavalcano un seg- mento : a) dall’indietro all’innanzi (tergosternali da un tergite allo sternite prima del precedente) (ilo) ; n:
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b) dall’innanzi all’indietro (tergosternali, da un tergite allo sternite che viene dopo il seguente) (dsl).
(Per tutti questi muscoli, oltre alle figure nelle tavole X, XI, vedi anche lo schema a fig. intercalata III, e quello a fig. interca- lata IV).
DORSO-VENTRALI SEGMENTALI (dv, dvu). A parte i muscoli di questo gruppo residenti nel capo e dei quali si dice separatamente, perchè, cogli altri cefalici, assai specializzati, pel tronco si può dire che i dorso—ventrali segmentali sono presenti in tutti i seg- menti (Acerentomidae), meno che in quelli della coda, cioè 9°-12°.
Negli ZHosentomidae però non sono riuscito a vedere cotali mu- scoli negli uriti dal 4° all’ultimo e non mi pare di aver veduto male.
Ordunque, negli Acerentomidae i muscoli di questo gruppo ap- partenenti ai quattro primi somiti del tronco (torace e primo urite) sono in servizio dell’arto rispettivo e di poi, dal 2° urite all’ 8°, sono semplici costrittori e si attaccano allo sternite sui suoi mar- gini esterni. Ma negli uriti 7° all’11° (in Acerentomidae) compaiono altri dorso-ventrali segmentali, più vicini alla linea mediana (dvu,) e così nel 7° urite ve ne ha due paia, il prossimale ed il distale; nell’ 8°, come nel 9°, 10°, 11°, manca il distale e si vede solo il prossimale.
La muscolatura dorso-ventrale segmentale comprende adunque: 1° dorso-ventrali distali degli uriti 1°-7° (Acerentomidae) (dvu); 2° dorso-ventrali prossimali degli uriti 7°-11° (Acerent.) (dvu,); 3° dorso-ventrali degli arti addominali (tutte e tre le paia in
Eosentomidae ; il solo primo paio in Acerentomidae) (dvu,) ; 4° dorso-ventrali degli arti toracici (dv).
Vediamo brevemente ciascun gruppo.
Dorso-ventrali distali degli uriti 1°-7°. Ho già detto che li ho veduti nei soli Acerentomidae, ma non escludo che si trovino an- che in Fosentomidae, sebbene io li abbia ricercati invano.
Si tratta di piccoli muscoletti, che, dal tergite, in vicinanza del margine laterale del corpo, in ciascuno degli uriti 1°-7°, vanno direttamente allo sternite corrispondente, al quale si attaccano in prossimità del suo orlo laterale.
Dorso-ventrali prossimali degli uriti 7°-11°., Ritengo che essi sieno in servizio della riproduzione, come costrittori di quella regione
RETI NI, FANTA RISE REA PIVANRAI E
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dell’addome che contiene o deve espellere i prodotti sessuali ma- turi. Difatti sono addossati all’ovidutto e fiancheggiano il deferente.
Decorrono perfettamente perpendicolari alla faccia dorsale e ven- trale (figg. 111, 112, 171, dwu,).
Dorso—-ventrali degli arti addominali. Giacchè il primo paio in Acerentomidae è del tutto conforme a tutte e tre le paia in Zosen- tomidae, così avviene che anche la muscolatura sia corrispondente. Invece le paia 2° e 3° in Acerentomidae non hanno muscoli di sorta, dal che si possono giudicare aftatto abortive.
Ma pel 1° paio in Acerentomidae e per tutte e tre le paia in Eosentomidae esistono muscoli dorso-ventrali protrattori (p) e re- trattori (r), del tutto conformi a quelli delle paia 2° e 3° toracali, salvo che più deboli (figg. 116, 118).
Questi muscoletti si inseriscono al tergite sui suoi lati, abba- stanza discosto dalla linea mediana e vanno all’orlo basale del 1° segmento di detti arti.
I retrattori, quelli cioè che fanno muovere 1 arto dall’ innanzi all’indietro, sono molto più robusti dei protrattori, che lo costrin- gono al lavoro inverso.
Ciò dimostra che detti arti, per quanto rudimentali, hanno vera- mente ufficio nella locomozione.
Vi ha qualche diversità nel punto di attacco tra Acerentomidae ed Eosentomidae. Comincierò da questi ultimi (fig. 118).
Per tutte e tre le paia di arti addominali sì vede un gracile muscoletto (dvv, p), che, partendosi appena dietro Papodema tra- sverso dell’urite, sui lati, va all’orlo anteriore basale del 1° seg- mento dell’arto. Questo muscolo, che si ripete identico per gli uriti 1°, 2°, 3°, è il protrattore dell’arto addominale.
L’antagonista è più robusto assai (dvu, r); si inserisce più pros- simalmente nel tergite in vicinanza dell’apodema trasverso, e sì attacca all’orlo posteriore basale del 1° segmento dell’arto. Così è fatto per tutti e tre i primi uriti il retrattore dell’ arto addo- minale.
Negli Acerentomidae (fig. 116) pel 1° paio di arti addom. il pro- trattore sembra procedere da un punto abbastanza vicino alla linea sagittale del tergite ed insieme all’antagonista. Ma veramente a compiere il movimento opposto, cioè dell’arto dall’innanzi all’in-
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dietro, concorrono due muscoli (è indicato uno solo con durr) dei quali l’uno, come si è detto, nasce assieme al protrattore, ma l’al- tro si inserisce sull’apodema trasverso, molto lateralmente ed as- sieme ad un lungo intersegmentale dorso-ventrale (dsw).
Dorso-ventrali degli arti toracici (dv). Basterà pensare a muscoli del tutto corrispondenti a quelli testè indicati degli arti addominali di Fosentomidae, rinforzarli abbastanza e inserirli più vicini alla linea sagittale per ottenere senza più i motori degli arti toracici del 2° e 3° paio. Quanto a quelli del 1° paio la cosa è diversa.
Avremo pei detti arti del 2° e 3° paio, egualmente che per gli addominali, dei retrattori (r) e dei protrattori (p) ed hanno di- sposizione molto semplice, di coni che dall’alto discendono e di- gradano e l’uno si attacca all’orlo anteriore dell’ anca, alla quale è destinato, l’altro all’orlo posteriore.
Quanto al luogo di inserzione notasi rilevante differenza tra gli
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Acerentomidae e gli Eosentomidae. Nei primi Varea di inserzione si comprende tra i lati del tergite e i grandi fasci longitudinali dorsali; quindi una inserzione discosta dalla linea mediana; per gli Eosentomidae la inserzione avviene assolutamente sulla linea sagittale e precisamente di qua e di là dell’ apodema sagittale dorsale così bene manifesto tanto nel meso— che nel metatergite toracale (figg. 115, 114).
Questi fasci in Eosentomidae, ed un poco anche in Acerentomidae, sì distendono veramente tra la cuticola tergale e i detti fasci longitudinali, adunque essi appartengono veramente al terzo strato O più periferico, il che concorda con quanto ho detto nel libro sugli Insetti a proposito dei muscoli delle zampe e delle ali; ma, mentre negli Insetti detti muscoli occupano. la regione tra i lati delle fascie dorsali, più che altro pleurale, qui invece raggiungono addirittura la linea mediana, appunto a testimoniare della loro origine da un anello continuo, il più esterno di tutti i tre strati muscolari primitivi.
DORSO-VENTRALI INTERSEGMENTALI CORTI. Ho detto che si dividono in due gruppi, a seconda della direzione che prendono partendo dal tergite sul quale è la inserzione. Vi hanno cioè quelli che, venendo dall’alto al basso procedono dall’indietro al- Vinnanzi (ts, tsu) ed altri che vanno in direzione opposta (ds). Ho
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già detto che trovano corrispondenti in larve metaboliche di Im- setti, ma negli adulti solo in Periplaneta.
Questi muscoli sono anche molto obliqui rispetto al piano sa- gittale, anzi taluno quasi perpendicolare o perpendicolare affatto, secondo il grado di maggiore o minore contrazione dell’ animale, al piano stesso. Infatti procedono dai lati del tergite per concor- rere agli sterniti, sulla loro linea sagittale.
Ciò giustifichi la difficoltà di rinvenire tali muscoli che non sì vedono nelle sezioni in piani paralleli alla linea longitudinale del- l’insetto e perciò sono ben lungi dall’ affermare di averli tutti trovati.
Intendasi infine che questi ed i seguenti, di cui dirò, sono ve- ramente tergo-sternali, perchè si vedrà che per tergo-ventrali po- trebbero essere considerati anche i componenti le fascie oblique del 3° strato, addominali (dorsali), ma queste rimangono fra i ter- giti, per quanto andando dal centro del tergite all'estremità dei pleuriti, che stanno al ventre, appaiano come tergo-ventrali e ad ogni modo si possono omologare ai tergo-sternali veri, come mo- dificati secondariamente, ma non sono veri tergo-sternali giacchè cogli sterni non hanno rapporti.
Adunque qui tratto solo dei corti intersegmentali, cioè di quelli che da un tergite vanno allo sternite precedente o seguente, ma veramente allo sternite.
Dorso-ventrali intersegmentali corti, dall’indietro all’innanzi (ts, tsu). Questi li veggo anche per parecchi segmenti addominali, ma in una sola preparazione, per quanto chiarissimi, mentre pei segmenti toracali li scorgo bene in parecchie preparazioni di sezioni di piano e sagittali.
Ho indicato con tsu gli addominali che veggo bene nei primi cinque uriti, ma che forse si trovano anche in altri (fig. 116).
Vanno dai lati dei tergiti, in regione vicina alla pleurale, al centro degli sterniti precedenti. Nella fig. 119 dei muscoli ventrali ho indicato il primo di tali muscoli e si tengano gli altri per simili.
Quanto al torace, i muscoli in discorso (ts,.3) vanno (fig. 119) dal metanoto al mesostito (ts,); dal mesonoto al prostito (ts,); e per questi l’attacco è al punto centrale dell’ apodema posteriore dei
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detti stiti; e finalmente (fig. 116) il terzo (#s,) va dal pronoto al- l’apodema y' del tentorio, branca che si è detto spettare al 6° so- mite cefalico come suo sternite o dipendente dallo sternite.
In Eosentomon (fig. 118) veggo il ts,, ma mi sfuggono gli altri toracali ed addominali.
Dorso-ventrali intersegmentali corti dall’ innanzi all’ indietro (ds). Ho detto che non ho potuto vederne nell’ addome nè in Aceren- tomidae nè in Eosentomidae; però in ambedue le famiglie ne scorgo nel torace ed anzi in Acerentomidae ho una serie che interess: anche il capo e il 1° urite, ma non il meso— ed il metatergite ; ritengo però manchevoli anche per questo le mie osservazioni ri- spetto a questo gruppo di muscoli.
Quello che dal 1° urotergite va al 2° urosternite (fig. intercal. III e fig. 116 dsu) è molto gracile e con inserzione prossimale, di cui ho già detto; quello che dal pronoto va all’apodema posteriore del mesostito è robusto e lungo (ds); mentre è molto gracile l’omologo toracocefalico, che dal 6° somite cefalico va all’orlo anteriore del prostito, è dunque esattamente omologo del dsx, ma non del pre- cedente, che raggiunge invece l’orlo posteriore del mesostito.
DORSO-VENTRALI INTERSEGMENTALI LUNGHI. Questi scavalcano un intero somite. In generale hanno la distribuzione, direzione, ete. come i precedenti e si inseriscono essi pure ai tergiti sui lati ed agli sterniti nella linea sagittale, quindi sono obliqui rispetto al piano sagittale, che incontrano con angolo più o meno acuto, a seconda del grado di distensione dell’insetto.
Anche per questi ho incontrato le stesse difficoltà che per i corti a vederli bene e certo molti mi sono sfuggiti, per quanto io ritenga che essi non compongono affatto una serie regolare e senza interruzione anche nel solo torace e probabilmente mancano nell’addome.
Due gruppi ne dovrebbero esistere, cioè di quelli che vanno all’innanzi e di quelli che procedono all’indietro, ma questo ultimo gruppo soltanto è completo pel torace, l’altro è appena rappresen- tato da muscoli cefalo-toracici (vedi tavole X, XI e fig. interca- lata IV).
Dorso-ventrali intersegmentali lunghi dall’ indietro all’ innanzi (ilo*). Ne conto tre. Il primo è un urotoracale (il0,) perchè procede
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dal primo urotergite all’apodema posteriore del mesostito. Il secondo è un meta-protoracale, perchè dal pronoto va ad attaccarsi all’apo- dema posteriore del prostito. Il terzo è un cefalo-mesotoracico, il quale dal mesonoto si reca al plesso cefalico (©), di cui si dirà
più sotto.
Fig. IV. — Schema dei dorso-ventrali intersegmentali lunghi (il0, 481) e corti (#8) veduti dal ventre, nel torace e testa (Acerent.).
Dorso-ventrali lunghi, intersegmentali, dall’innanzi all’indietro (dsl). L'unico esempio che ho rilevato è rappresentato da due musco- letti, i quali, procedendo dai lati del capo, in regione del quinto somite, si dirigono nel torace e, divergendo, l’uno si attacca all'orlo posteriore del prostito (apodema) Valtro al nodo di incrocio dei muscoli ventrali ete. sito nel protorace presso l’anca 1° paio, circa verso il suo mezzo (plesso toracico 7’).
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Questi sono tutti i tergosternali che io ho veduto finora nei Myrientomata.
Muscoli ventrali (figg. 112, 114, 119). La muscolatura ventrale è caratterizzata dai seguenti speciali muscoli:
1° Muscoli pertinenti probabilmente al terzo strato, con di- sposizione pressochè primitiva nel terzo e secondo uriti e di poco variati nel 1° e con omologhi nel meta— e mesotorace.
2° Muscoli lunghi intersegmentali, manifesti tra la testa ed i somiti successivi fino al 5° urite. Questi scavaleano ciascuno un urite (secondo strato).
MUSCOLATURA TRASVERSA. Mancano affatto rappresentanti del 1° strato. Adunque la muscolatura trasversa si riduce (come è anche al dorso) esclusivamente ai derivati del 3° strato.
Ma mentre essa è, come si vide, notevolmente rappresentata al dorso e la sua pertinenza al terzo strato è indubitabile, invece, pel ventre non si può veramente escludere affatto qualche dubbio in proposito ed essa è molto limitata.
Il dubbio ad es. viene anche a proposito dei muscoli chiasmatici, i quali sono bensì all’esterno affatto e quindi sopra le fascie lon- gitudinali, ma se si richiamassero, per conformità di aspetto e disposizione a quei chiasmatici che io ho indicati per larve di Lepidotteri o nel protorace di Gryllus, si vedrebbe che potrebbero essere ascritti, come io ho fatto in quella occasione, al 2° strato.
Ad ogni modo, per certe corrispondenze coi dorsali che spet- tano certo al terzo strato, propendo ad ascrivere a questo anche ì chiasmatici ventrali ed i loro omologhi dell'addome. Ecco quali essì sono : i
Muscolo trasverso primo e secondo (cu). Dallo sterno del 3° e del 2° uriti, poco sotto l’antecosta, diretti obliquamente all’ infuori, vanno all’antecosta seguente, quasi all’angolo coi margini degli sterni.
Il loro insieme figura dunque un V rovesciato, intersegmentale. Mancano in Fosentomidae.
Muscolo trasverso terzo (segmentale) (cu,), in due fasci. Inserito al centro del 1° urosternite va all’angolo interno-superiore del 1° segmento dell’arto rudimentale 4° paio, del quale è adduttore.
Manca l’antagonista. Questo si trova negli Acerentomidae. È
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singolare che non ne ho trovato traccia negli Hosentomidae, dove gli arti addominali sono più sviluppati.
Muscoli chiasmatici (c). Appartengono al meso— e metastito. Con- corrono a stabilire l’omologia dell’arto 4° paio coi toracali. Infatti la omologia di questi chiasmatici col trasverso terzo ora ricordato è evidente.
Manca l’omologo nel protorace. Si inseriscono all’orlo laterale di ciascuno stito (meso— e metastito) e, traversando tutto lo sterno, vanno ad inserirsi al trocantere della zampa dell’altro lato.
In £Eosentomidae (fig. 114), nel mesostito le cose sono appunto così, cioè come appaiono negli Acerentomidae, secondo la maniera ora descritta e ciò non ostante l’apodema lineare sagittale, al di sopra del quale (prossimalmente) questi muscoli chiasmatici pas- sano. Ma nel metastito le cose sono alquanto diversamente. L’apo- dema ad Y del metastito accorcia i detti muscoli, che, anzichè inserirsi all’orlo laterale dello sternello, si inseriscono alla branca dell’ Y, per correre al trocantere della zampa opposta.
Questi chiasmatici sono adduttori della zampa.
MUSCOLATURA LONGITUDINALE (2° strato). Complicati per di- versa disposizione, direzione ete. i fasci muscolari del 2° strato formano una assai variata muscolatura e molto complessa.
Questo è carattere precipuo delle basse forme, con richiamo alle larve metaboliche degli Insetti, nelle quali il numero dei mu- scoli è di molto superiore a quello degli adulti rispettivi, sebbene i muscoli stessi sieno, per la massima parte, molto più gracili e di sviluppo quasi uniforme.
Noi possiamo dividere questa complessa muscolatura, tutta de- rivata dal secondo strato, nei seguenti gruppi.
1° Intersegmentali corti. 2° Intersegmentali retti, lunghi. 3° Sternopedali posteriori ed anteriori (segmentali).
Heco brevemente poche cose per ciascuno di questi gruppi.
INVERSEGMENTALI (lv). Compongono le comuni fascie longitu- dinali ventrali e stanno in due serie, Vuna di qua, l’altra di là della linea sagittale. Tre o quattro fasci paralleli od appena di- vergenti verso l’esterno, procedono dalla antecosta di ciascun urosternite per recarsi a quella del successivo ; essi lasciano uno
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spazio larghetto, trapezoidale nella regione sagittale, in cui si adagia il cordone nervoso.
Nel primo urite, in Acerentomidae, io trovo qualche variazione rispetto ai successivi.
Il vero omologo delle iv è ridotto a due fascetti, dei quali uno tutto distale, che si inserisce non all’antecosta del 1° urosternite, ma più giù e verso i lati; Vl altro prossimale, procede veramente dall’ antecosta del 1° urosternite, quindi è del tutto conforme ai successivi.
Tra luno e Valtro si interpone il lungo intersegmentale.
INTERSEGMENTALI LUNGHI, RETTI (VENTRALI) (il nelle tavole X, XI e fig. intercal. V). Sono muscoli assai lunghi, i quali, par- tendosi da uno sternite (antecosta o postcosta) e scavalcando il precedente, si recano allo sternite che precede quest’ ultimo. Si hanno così i seguenti muscoli: dal 6° urosternite al 4°; dal 5° al 3°; dal 4° al 2°; dal 3° al 1°; dal 2° urosternite al 3° toracosternite; dal 1° urosternite al 2° toracosternite; dal 3° toracosternite al 1°. Questo confonde le sue fibre col seguente, che va dal 2° toraco- sternite al 6° cefalite (cefalosternite).
In tutto adunque sono otto lunghi intersegmentali diritti.
Tutti questi decorrono presso a poco paralleli alla linea sagit- tale mediana. Essi sono profondi, inquantochè passano dietro i chiasmatici e gli sternopedali, però si trovano tra questi e gli intersegmentali lunghi obliqui, dorso—ventrali.
L’unico muscolo probabile corrispondente a questi e che ho veduto fra gli insetti può essere il fascio dei metasternali 1°-3°, in Gryllus (V. Berlese, Insetti M. 34, p. 400, fig. 444), di cui certo alcune fibre decorrono dal 4° urosternite al metastito.
M. inters. lungo retto, primo (il,). Dalla antecosta del 6° uroster- nite, sui lati, molto discosto dalla linea sagittale, diretto, conver- gendo, alla antecosta del 5° urosternite. Gracile, cilindrico, della obliquità delle fascie ventrali comuni.
M. interseg. lungo, retto, secondo (il,). Simile al precedente. Dalla antecosta del 5° urosternite a quella del 5°.
M. interseg. lungo, retto, terzo. Va dalla antecosta del 4° uro- Sternite a quella del 2°. Non è indicato nelle figure, per non com- plicare troppo queste.
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M. intersegm. lungo, retto, quarto. Neppur questo è indicato nelle figure, per la stessa ragione. Dalla antecosta del terzo urite a quella del 1°. Simile ai precedenti.
M. intersegm. lungo, retto, quinto (il,). Dalla antecosta del 2° uro- sternite all’orlo anteriore dello sterno (sensu stricto) del terzo so0- mite toracale. È una striscia larga, per lo più composta di due fasci paralleli e all’innanzi si suddivide in parecchi fascetti a pie- colo ventaglio, coi quali si inserisce sulla linea anzidetta. Decorre parallelo alla linea sagittale.
M. intersegm. lungo, retto, sesto (il,). Simile al precedente. Inse- rito all’orlo anteriore del 1° urosternite (che non ha antecosta), decorre parallelamente alla linea sagittale e si inserisce con più fascetti, divaricati a zampa d’oca, sull’orlo anteriore dello sterno (sensu stricto) del mesotorace. i
M. intersegm. lungo, retto, settimo (il.). Simile ai due precedenti, però più obliquo perchè si inserisce quasi sulla linea sagittale nel metastito, ma in regione che deve appartenere all’acrosternite. Decorre direttamente verso l’anca del 1° paio e va ad inserirsi nel prostito nella sua parte anteriore, presso Panca. Quivi si vede un plesso muscolare di cui diremo tosto.
M. interseg. lungo, retto, ottavo (il,). È più gracile del precedente, col quale decorre ed a cui sta a ridosso, così che male se ne di- stingue.
Si inserisce al mesostito in regione dell’acrosternite e subito si addossa al precedente, che segue fino al plesso suindicato; di qui in poi procede in due fascetti abbastanza gracili alle branche pari posteriori del tentorium, alle quali si fissa verso la loro metà. Un fascetto esile si attacca alla membrana gulare dietro il tentorio.
Questa parte del tentorio devesi considerare per apodema ster- nale del 6° cefalosternite, quindi il muscolo è affatto omologo ai precedenti.
Dal plesso muscolare (7') sopraindicato, che cade ai lati del prostito, in corrispondenza al punto mediano (presso a poco) del l’orlo interno dell’anca, procedono parecchi corti muscoletti gra- cili, dei quali aleuni vanno all’anea del 1° paio; altri, per diritto ai predetti, vanno al pronoto e perciò formano col 7° + 8° lunghi intersegm. sopracitati una figura a croce.
RARO NARO, VIII ISTANTE ta
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Tutti questi muscoli sono efficaci retrattori dei singoli somiti e del capo e la loro azione rilevante si manifesta appunto colla grande contrattilità (in senso longitudinale) di tutto il corpo, assai più energica di quanto possono fare le sole fasce consuete dor- sali e ventrali, comuni negli artropodi.
IV VI.
Fig. V. — Schema degli intersegmentali lunghi, retti (ventrali) visti dal ventre (torace e capo). Quelli indicati in un lato non sono riportati nel lato opposto per non complicare la figura (Acerent.).
Fig. VI. — Schema degli sternopedali veduti dal ventre (Acerent.).
MUSCOLI STERNOPEDALI POSTERIORI (spp nelle tavole X, XI ed a fig. intercal. VI) ED ANTERIORI (spa di tutte le figure). Dal primo somite toracale al 1° urite (compreso) si hanno muscoli ster- nopedali (segmentali), che dalla linea sagittale corrono all’anca cor-
ide
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rispondente. Però pel prostito e pel primo urosternite se ne ha una sola coppia (che si inserisce sulla carena sagittale del meso- sclerite) mentre pei due somiti toracali di mezzo si hanno due coppie, luna inserita alla detta carena sagittale, l’altra all’apodema estremo dello sternite da considerarsi per forcella.
Tolto il 1° urosternite, pel quale la muscolatura sterno—pedale è ridotta in grazia della riduzione dell’arto stesso, per gli altri so- miti precitati (i tre toracali) da ciascuno apodema degli indicati procedono due paia di muscoli; l’uno va all’orlo anteriore del- l’anca corrispondente (è quindi un protrattore); l’altro va all’orlo posteriore, quindi è retrattore, cioè fa muovere la zampa dall’in- nanzi all’indietro. 1
M. sternopedali poster. retrattori (tanto nel metastito, spp,, che nel mesostito, spp,) vanno dalla forcella all’orlo posteriore dell’ anca 3° paio; abbastanza robusti, spesso in due fasci.
Nel prostito è più lungo e molto robusto, (spp).
M. sternopedali poster. protrattori. Dallo stesso punto di inser- zione vanno all’orlo anteriore dell’anca, che muovono dall’avanti all’indietro. Nel metastito (spp,) e nel mesostito (spp,) inerociano coi seguenti.
M. sternopedali anteriori protrattori (spa,s). Dalla carena sagit- tale del mesostito o del metastito vanno all’orlo posteriore del- l’anca corrispondente. Mancano, coi seguenti, nel protorace.
M. sternopedali anteriori retrattori (spa,,).. Dallo stesso punto di inserzione vanno all’orlo anter. dell’anca; sono antagonisti dei precedenti.
Plessi muscolari. Devesi tener conto di una disposizione speciale che trova riscontri in Pauropoda, cioè di plessi muscolari.
SÌ tratta di punti ai quali accorrono muscoli da direzioni di- verse e quivi tutti insieme prendono inserzione, senza che tali plessi mostrino un sostegno chitinoso o che sieno collegati col dermascheletro dell’animale.
I muscoli che ne procedono vanno al dorso, come percorrono la faccia ventrale, o si dirigono lateralmente.
Siccome tali plessi spettano certamente alla regione ventrale, così noi abbiamo dei muscoli dorso-ventrali ed altri esclusiva- mente ventrali, fra quelli che vi concorrono.
MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 91
Tipicamente i plessi dovrebbero essere pari, simmetrici e così sono i protoracali, ma quello di un lato può congiungersi eon quello del lato opposto in un solo plesso impari.
Abbiamo Vuno e l’altro esempio.
Infatti, nel protorace, circa il mezzo dell’orlo laterale del pro- stito, vedesi un plesso (protoracale); questo è, dunque, pari; nella regione gulare, immediatamente dietro al tentorio si trova il plesso impari (cefalico).
Al PLESSO PROTORACALE (7,) concorrono i lunghi intersegmen- tali ventrali (#7,); un dorso-ventrale intersegmentale corto (#s,4) che procede dal mesonoto (va quindi dall’indietro all’innanzi perchè giunge nella regione del prostito; è quindi un #s) ed infine un cefa- lotoracico, che dalla regione del 6 cefalosomite, sui lati, quindi in regione dorsale, va al detto plesso, cioè alla regione ventrale del somite seguente. Quindi esso è un tergosternale, che per essere cefalo-toracico ed omologo dei ds si chiamerà dsc, (fig. 116).
Inoltre il muscolo è, procede oltre il plesso e va al tentorio, come si è detto.
Del resto, dal plesso muovono anche corti sternopedali, che vanno alle coxe del 1° paio e quindi omologhi di spa degli altri toraco- sterniti.
Parmi che dal plesso medesimo procedano anche brevissimi muscoletti, che, diretti in basso, vanno al prostito.
PLESSO CEFALICO (T). Ho detto che si trova immediatamente dietro le branche posteriori del tentorio ed è impari sulla linea sagittale. Esso è fatto principalmente dalla fusione delle due prin- cipali masse del grosso muscolo lungo intersegmentale dorso—ven- trale d/o,.
Ma a questo plesso giungono altri muscoli ed io indico solo il secondo dorso—ventrale intersegmentale cefalico dse,, che dalla volta del cranio, in regione del 5° somite, sulla linea sagittale, va, as- sottigliandosi, precisamente al detto plesso (fig. 117).
Da questo ho veduto ancora procedere parecchi altri musco- letti, in più direzioni, ma non sono riuscito a seguirli bene; credo però che nel loro insieme formino un sistema omologo e corrispon- dente di quello di cui è centro il plesso protoracale.
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MUSCOLATURA CEFALICA.
Ho detto che divideremo questa muscolatura nei due gruppi dei muscoli dei cefalosomiti ed in quelli delle appendici boccali.
Muscolatura dei cefalosomiti. Anche per ciò che fa vedere questa muscolatura i Myrientomata appaiono molto bassi fra gli Artropodi, perchè il complesso dei muscoli, molto numeroso, che spettano esclusivamente ai cefalosomiti (escluse le appendici del gnatoce- falo) ha caratteri di tale corrispondenza colla muscolatura del tronco, che neppure nelle larve di Insetti metabolici sì ha nulla di simigliante.
Infatti, anche nelle dette larve, la muscolatura del capo non è troppo dissimile da quella degli adulti o dei rimanenti insetti, cioè vi è caratteristica la assoluta mancanza di muscoli interseg- mentali tra i cefalosomiti ed i muscoli si riducono esclusivamente a quelli in servizio delle appendici boccali.
Imoltre, anche i segmentali dorso—ventrali vanno dal cranio alle dette appendici, quasi tutti, ma in questi Myrientomata, invece, essi vanno anche (e non pochi) dai tergiti a pezzi sternali, ossia al tentorio, ed altrove, senza pregiudizio, ben inteso, di quelli che si recano alle appendici boccali.
Si hanno così i seguenti:
1° Intersegmentali corti e lunghi tra la testa ed i somiti to- racali ;
2° Intersegmentali dorso—ventrali tra il tergite di un cefalosomite e gli sterniti dei cefalosterniti vicini;
3° Segmentali dorso-ventrali propri dei cefalosomiti.
Passiamo rapidamente in rassegna questi diversi gruppi.
MUSCOLI CEFALOTORACICI. Come di consueto la testa è mossa da muscoli inseriti al torace. Nel caso dei Myrientomata il muscolo che dal pronoto va al capo (6° somite) è gracilissimo. Credo di averlo pur veduto in sezioni di piano e di lato, ma è molto cu- rioso perchè in riposo si piega strettamente ad U, poichè così rientra pure la membrana nucale. Sembra andare al vertice ed attaccarsi all’apodema sagittale (0). Sarebbe dunque un omologo
x A n a
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degli fld e lo chiamo flde; lo ho veduto composto di quattro fa- scetti distinti, due per ciascun lato (figg. 117, 121).
I muscoli ventrali sono rappresentati sopratutto dal él,, di cui si è detto (vedi muscoli ventrali del tronco).
Dorso-ventrali. Sono rappresentati anzitutto dall’ ilo, di cui si conosce già il fascio principale (mesonoto—plesso cefalico), e che ha pure un fascetto secondario (70,4) con inserzione alla anteco- sta del mesonoto ed attacco all'estrema branca posteriore del- l’apodema tentoriale (fig. 123).
Inolire da un muscoletto gracile, che dal pronoto va all’estrema branca del tentorio (tsc, comune anche in Insetti); questo è un tergosternale dall’indietro all’innanzi, omologo dei ts del tronco e da due tergosternali dall’innanzi all’indietro, ambedue inseriti sul sesto cefalosomite, sui lati e dei quali uno (ds) si reca all’ orlo anteriore del prostito, divergendo all’esterno (è un omologo dei ds del tronco); l’altro, con inserzione appena sotto al precedente, va al plesso protoracale del suo lato (dsc); esso pure è omologo dei ds del tronco (fig. 117).
Quésti sono i principali muscoli cefalo-toracici.
INTERSEGMENTALI ESCLUSIVAMENTE CEFALICI. Rappresentano una speciale caratteristica di questi Myrientomata, come ho già detto.
Dal 6°, 5°, cefalosomiti (tergiti) partono dei muscoli che si di- rigono agli sterniti di altri somiti.
Così, dall’apodema verticale (0) procede un grossetto muscolo odpe (fig. 121), che decorre addossato al 6° somite e poi, sui lati, lo oltrepassa, per attaccarsi al 5°, sempre però in regione tergale o al massimo pleurale ; sarebbe dunque un omologo degli inter- segmentali tergo—pleurali 0odp del tronco, se fosse diretto all’indietro invece che all’innanzi. Contuttociò esso appartiene al gruppo de- gli intersegmentali tergopleurali (vedi anche fig. 137).
Altro muscolo (dsc,) ha inserzione assolutamente a contatto colla linea sagittale mediana nel mezzo della fronte, senza però che vi sia (come si è già detto altrove) speciale apodema. Si tratta di due muscoli assai piatti, laminari, a contatto fra loro sulla linea sagittale del cranio, nel punto anzidetto (fig. 121), i quali, assot- tigliandosi e penetrando fra i due lobi cerebrali, raggiungono il
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plesso cefalico. Essi vanno dunque dal 5° somite al 6°; sono omolo- ghi del dsc, (fig. 117).
Esistono poi alcuni muscoli intersegmentali, che dal 5° vanno al 6° somite (basale del labbro inferiore o tentorio) e sono inseriti sulla parte della capsula cranica che sta al ventre, ma che pure non rappresenta, come si è già avvertito, la parte sternale, bensì i lembi ripiegati del tergopleuro cefalico. Dunque sono esattamente corrispondenti al dsc, sebbene si trovino sulla faccia che spetta al ventre (fig. 117).
Cito il dscv, che dal lobo estremo laterale (deflesso al ventre) della capsula cefalica, in regione del 5° somite, va al basale del labbro inferiore (Li), e Valtro (att) con inserzione accosto, va alla faccia inferiore del tentorio. Questa regione del detto apodema potrebbe però appartenere al 5° somite, nel qual caso il muscolo sarebbe segmentale. Ad ogni modo esso è un abbassatore del ten- torio, quindi antagonista dell’elevatore dve (elt), di cui diremo tosto.
SEGMENTALI NON IN RAPPORTO COLLE APPENDICI DEL GNATO- CEFALO. (Omologhi dei dv, dvv del tronco). Ne indico due; Vuno ap- partenente al 4° somite, l’altro (o gli altri) spettanti al 1° somite.
Questi ultimi sono faringeali (def), vanno dal labbro superiore o dal clipeo alla epifaringe (fig. 117).
L’altro (dve, elt), che spetta al 4° somite, si inserisce sulla volta
(0)
del cranio, appena innanzi al pseudoculo, quindi. esattamente in regione del 4° tergite e si attacca all’apodema x del tentorio; è dunque un elevatore del tentorio.
MUSCOLI DELLE APPENDICI BOCCALI. Le sole mandibole hanno anche muscoli intersegmentali, cioè inseriti al 5° cefalosomite. Tale cosa è manifesta anche negli Insetti. Si tratta dunque di un intersegmentale e bisogna ammettere che lo stipite della mandi- bola rappresenti porzione anche dello sternite.
Due sono i gruppi dei fasci dei detti retrattori (rmi); Vuno in- serito lateralmente, l’altro dorsalmente, in regione laterale del detto 5° segmento cefalico. Ambedue si attaccano allo stipite mandibo- lare, sul suo quarto posteriore. Fanno rientrare la mandibola estro- flessa dai seguenti (figg. 117, 121, 137).
Protrattori della mandibola (pm). Sono fasci paralleli, inseriti
“
sulla branca terziaria mandibolare ({) del tentorio e sul braccio
MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 95
anteriore (secondario). Vanno indietro e si inseriscono alcuni a metà circa dello stipite della mandibola sul lato dorsale, poco più innanzi dei precedenti, altri verso l’apice del detto stipite. Alcuni altri fasci distinti (pm,) con medesimo attacco, vanno però al cranio, lateral- mente, in regione del 4° somite.
Le mascelle hanno parecchi fasci protrattori e retrattori, con attac- chi al cardine od allo stipite e con inserzioni prossimali (al tento- rium, tratto impari ) od all’apodema mascellare (n) (figg. 122, 123).
Dei retrattori (rma) alcuni si inseriscono alla parte anteriore della parte impari (A) del tentorio e si attaccano (allargati a ven- taglio) allo stipite mascellare, verso il mezzo della sua lunghezza ; altri, con larga base, si inseriscono all’angolo fatto dalle branche pari y al confine colla impari predetta ed, assottigliandosi, vanno allo stipite, là dove questo articola col cardine.
Dei protrattori abbiamo due distinte maniere. L'una con inser- zione a metà circa della branca À e con attacco alla faccia ante- riore del cardine. Questi sono prossimali (pma); altra affatto distale (pma,) è rappresentata da un gracile e lungo muscolo, in- serito alla faccia interna dell’apodema mascellare e col suo ten- dine attaccato all’apice esterno del cardine, là dove questo articola collo stipite.
Uno speciale retrattore della galea (rg) lunghissimo e molto gra- cile, perchè composto di una o due fibre sole, si inserisce al 5° somite cefalico, sui suoi lati defiessi al ventre e si reca alla base della galea. Esso concorre quindi anche alla retrazione della intera mascella.
Retrattore del palpo mascellare (rpm). È un gracilissimo muscoletto, composto di poche fibre, lungo, il quale si inserisce allo stipite della mascella e si reca al palpo (fig. 36, mp); esso si biforca per via ed un capo va al penultimo segmento del palpo stesso, l’altro al- l’ultimo articolo. Questo muscolo retrae i tre estremi articoli del palpo entro il manicotto membranoso.
Del resto l’ultimo articolo del palpo ha un flessore proprio, in- serito sull’articolo precedente.
Il movimento inverso, cioè di estrusione dei due estremi articoli del palpo, ritengo si faccia per pressione dei liquidi nell’ interno del- l’organo. Io non ho veduto muscoli per questo ultimo movimento.
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Muscoli del labbro inferiore. Ho indicato già quelli che vanno al pezzo basale (Li). Vediamo ora quelli delle appendici.
Ho trovato un retrattore della galea (fig. 117, 12), che inserito sul- l’apodema (£) del labbro inferiore, va alla galea ed è omologo del rg.
Muscoli del palpo labiale. Inseriti al predetto apodema, vanno al palpo. Il fascio dapprima è unico, ma si tripartisce. Un fascetto (apm,) va all’orlo anteriore della base del palpo (1° segmento) ed è un protrattore: un altro (apm) si reca ad un punto diametralmente opposto dello stesso orlo ed è quindi un retrattore; finalmente il terzo, con tendine lunghetto, va all’apice dell’ultimo articolo. I ten- dini di apm, e di quest’ultimo fascetto sono indicati con tn a fig. 37.
Dei muscoli in rapporto colla faringe (faringeali, fig. 136) dirò a proposito del tubo digerente.
MUSCOLATURA DEGLI ARTI LOCOMOTORI.
Arti toracici. La muscolatura per tutte le zampe toraciche si corrisponde, salvo le dimensioni dei muscoli, che sono più grossi in quelle del 1° paio, come è da credersi. Essa corrisponde anche bene a quella tipica degli Insetti.
Dei muscoli tergo-sternali (dv), che vanno alle coxe si è già detto, come pure degli sterno—pedali (spa, spp), che procedono dagli sternelli. Notansi ancora piccoli sterno—pedali, che vanno. dagli sterni (sensu—stricto) alle coxe e sono disegnati a fig. 119, pel me- tastito (a destra), senza indicazione speciale.
Sonvi poi gli sterno-trocantali o chiasmatici (e) e questi pure si sono già indicati.
Vediamo ora i muscoli dei singoli segmenti; abbiamo :
1° Intersegmentali corti, da un segmento al successivo ; 2° Intersegmentali lunghi, che scavalcano un articolo.
Quanto all’ufficio poi si potranno dividere in adduttori ed abdut- tori, secondo il solito.
Si trovano dunque uno o due corti adduttori (fig. 115, atr) del tro- cantere, che procedono dalla faccia inferiore dell’anca (orlo interno) e vanno all’orlo interno del trocantere : sono antagonisti dei corti abduttori (abtr), che nascono nello stesso punto dell'anca 0 poco discosto, ma vanno all’orlo superiore della base del trocantere.
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Si notano poi i lunghi, che vanno dall’anca (orlo basale) alla base del femore e tra questi noto specialmente un af aduttore ed un abf abduttore.
Segue un muscolo lungo, che procede dal trocantere, traversa il femore e va ad inserirsi all’orlo interno della base del tarso; esso è adduttore intersegmentale lungo (atv) e spetta alla-faccia infe- riore della zampa. Non vedo rotatori dal trocantere al femore, che pure si trovano negli Insetti.
Un corto adduttore (at) della tibia ed un antagonista abduttore (abt) nascono, il primo dalla faccia ventrale, il secondo dalla dor- sale del femore e vanno alla base della tibia, in punti fra loro opposti, ma corrispondenti a quelli della rispettiva inserzione.
Viene poi un lungo intersegmentale, che dalla faccia dorsale del femore, traversando obliquamente la tibia, va ad inserirsi all’orlo ventrale della base del tarso ed è un adduttore (adt).
La faccia dorsale della tibia dà inserzione ad un corto addut- tore del tarso (ate) e ad un abduttore corto, non segnato nella figura per evitare confusione.
Il primo va ad inserirsi al tarso assieme agli atv, «dt, il secondo al punto opposto (dorsale) della stessa base del tarso.
Segue un lungo adduttore dell’unghia, molto robusto, che si inserisce a buona parte della faccia dorsale della tibia e va, tra- versando il tarso (av), alla base dell’unghia, in basso. Esso ha un robusto e lungo tendine (tn). È l’adduttore dell’unghia. Quanto al- l’abduttore, esso è corto, si inserisce alla faccia dorsale del tarso e va alla base dell'unghia, ad inserirsi dorsalmente (adw).
Muscoli degli arti addominali. Gli arti addominali del 2° e 3° paio in Acerentomidae non hanno muscoli. Invece ne hanno quelli del - primo paio nella detta famiglia nonchè tutte le paia in Zosento- midae e in tutti questi casi la muscolatura si corrisponde affatto.
A parte i tergo-sternali (dvu) e gli sterno—pedali (cu) motori del segmento basale dell’arto, dei quali si è detto, si devono conoscere ora quelli motori del 2° segmento e della vescicola (v) apicale, i quali tutti sono compresi nel 1° segmento e sono tutti retrattori, inquantochè per l’estroflessione del secondo segmento e della ve- scicola ritengo agisca la pressione del liquido contenuto nel corpo.
Si trovano dunque (fig. 120) due retrattori del secondo segmento
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(ass, abs), dei quali il primo può essere considerato come un ad- duttore, perchè agisce sul secondo segmento in modo corrispondente ai flessori dei singoli articoli degli arti toracali; il secondo per un abduttore, da omologarsi agli abduttori dei detti arti.
Ambedue questi muscoletti, che sono molto gracili, si inseri- scono alle pareti del 1° segmento, l’abduttore alla parete esterna o dorsale, l’adduttore alla parete interna o ventrale, quindi inero- ciano e vanno alla parete opposta del secondo segmento, all’orlo basale del quale si attaccano.
Il retrattore della vescicola (rv) è un lungo muscolo, che finisce sfrangiato in più fibre, colle quali si attacca alla cupola della ve- scicola. Esso traversa tutto il 1° ed il 2° segmento e si inserisce alla parete interna (che guarda la linea sagittale) del 1° segmento, presso il suo orlo basale.
Contraendosi, questo muscolo, non solo retrae la vescicola, ma concorre anche alla retrazione del secondo segmento, il quale, colla vescicola si cela tutto entro il primo, come fa vedere la fig. 74.
Questi arti adunque hanno una muscolatura del tutto corrispon- dente a quella degli arti addominali larvali, ad es. delle false zampe dei bruchi e falsi bruchi. In queste, infatti, sì trova egualmente il lungo muscolo, che va al fondo della falsa zampa, alla suola cioè (che nei bruchi è però un dorso—-ventrale) e si trovano dei fascetti parietali per retrarre le diverse sezioni o pseudoarticoli della falsa zampa.
Si potrebbe dunque dire che i Myrientomata sono Artropodi con zampe addominali (false zampe) permanenti.
TEGUMENTO, GRASSO, GHIANDOLE, « CORPORA ALLATA », COMPLESSO EMATICO.
TEGUMENTO.
Lo strato tegumentale è composto di una cuticola chitinosa, nella quale io non conosco alcuna differenziazione in strati, e del sottostante tessuto ipodermale.
CUTICOLA (fig. 138, ct). Tanto la cuticola formante gli sceleriti,
MONOGRAFIA DEI MYRIENTOMATA 99
quanto le sue appendici (peli) sono costituiti di secrezione chiti- nosa, per la quale io non riconosco che un solo strato esile, da richiamarsi alla chitina propriamente detta, cioè a quel composto che costituisce lo strato epidermoidale, del tutto superficiale, in altri Artropodi.
Viene dunque a mancare lo strato dermale, quello che costi- tuisce negli altri Artropodi, non solo il più profondo tessuto cu- ticolare, ma ancora, in gran parte, il maggior numero di apodemi.
In altri termini la secrezione delle cellule ipodermoidali è unica e sempre eguale a sè stessa e forma esclusivamente il composto chitinoso da omologarsi, come ho detto, alla epidermide.
Adunque la parte resistente amorfa del tegumento, come la epidermide degli altri Artropodi, non è divisibile in strati ed è, come di consueto, sottilissima, certo però più nelle membrane in- tersclerali che negli seleriti.
Quivi essa non supera î 3 p. di spessore, è dunque molto esile ed è colorata, nelle specie più grosse e negli scudi più resistenti, in giallo ocraceo, tendente al rancione, come si è accennato già.
Questa esilissima cuticola ha tutti i caratteri della epidermide degli altri Artropodi, perchè non è perforata se non dai tricofori; ma non presenta alcuna maniera di sculture, quando non si ram- menti la speciale striatura della parte anteriore dell’8° somite.
I peli (p) sono semplici setole, lungamente conici, e si piantano nella cuticola secondo lordinaria maniera (fig. 138).
Anche questi speciali caratteri del tegumento sono degni di nota.
IPODERMIDE. Lo strato di cellule ipodermali (cip), è esso pure molto sottile ed ugnolo. Le cellule sono poligonali (fig. 139), de- presse in sommo grado, tanto che in, sezione (fig. 138) malamente sì scorgono ed assai piccole poichè misurano a malapena da 6 ad S p.. di diametro massimo e contengono nuclei rotondi o legger- mente ovali, del diametro di 3 p.. od al massimo 3,5.
Le cellule tricogene (ctre) sono appena più grandi delle circo- stanti ipodermali.
La membrana basale, certamente per la sua tenuità, mi sfugge.
Nelle cellule ipodermali non si trovano inclusioni di sorta, anzi il citoplasma è così ialino che non si scorge nè si colora colle or- dinarie tinte.
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Si trova adunque un solo strato di cellule ipodermali ed io giammai ho veduto nell’ipoderma od al suo contatto altri elementi cellulari da assomigliarsi a quelli che, ad es. in Periplaneta, per- vadono il vero tessuto ipodermico, oppure a quelli che in taluni Locustidi etc. sono addossati al di sotto della basale e talora an- che tra questa e la cuticola e debbono richiamarsi al tessuto grasso distale.
Adunque nessuna funzione di deposito od escretiva per opera dell’ipodermide in questi Myrientomata, ma quella soltanto di se- erezione della cuticola ed anche pel solo strato da omologarsi alla epidermide di altri Artropodi.
TESSUTO ADIPOSO.
Non ne ho veduto traccia negli arti e neppure nel capo, per- chè non vi si trovano sufficienti lacune per questo tessuto. An- che nell’estremo addome esso manca.
È, dunque, raccolto nel tronco e più precisamente nel torace ed in gran parte nell’addome e sta immediatamente a ridosso del tubo digerente e degli organi genitali e riempie tutto lo spazio, molto strettamente, compreso tra questi organi e l’involuero mu- scolo-cutaneo.
Contuttociò esso non è molto abbondante, appunto perchè pic- colo è lo spazio che rimane libero nella cavità viscerale.
Si tratta di elementi cellulari (fig. 140), generalmente ovali © comunque deformati, collegati fra loro in una massa senza forma speciale.
Il citoplasma forma un fitto reticolato, che lascia vani roton- deggianti, abbastanza minuti.
Molte volte tale citoplasma non contiene, oltre a gocciole di grasso, inclusioni di sorta, almeno figurate ed apprezzabili, ma molte altre volte vi ho scorto due diverse maniere di inelusioni, oltre alle consuete gocciole di grasso, che sono, al solito, di varie dimensioni e rotondeggianti.
In tutto il tessuto adiposo il più spesso si vedono incluse nel citoplasma delle sferette di varia grandezza, però sempre picco-
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lissime, giacchè le maggiori non superano i 4 p. di diametro, e le più piccole sono appena percettibili ai più forti ingrandimenti.
Queste inclusioni (9ad), che si tingono debolmente colle soluzioni di fucsina acida, sono certamente albuminoidi di deposito, quindi si debbono richiamare alle medesime inclusioni che si incontrano nel grasso distale di taluni Ortotteri ad es. in Locusta ete. e di cui ho detto nel mio libro sugli Insetti.
Adunque in questi Myrientomata il tessuto adiposo funge ve- ramente anche da deposito non solo di grasso, ma pure di albu- minoidi.
Inoltre, nel tessuto (grasso prossimale, 97) che abbraccia imme- diatamente il tubo digerente ed in particolare modo il mesenteron, mi è accaduto spesso di vedere diffusa una grande quantità di minutissimi granuli molto rifrangenti la luce, distribuiti affatto uniformemente e che non mi è riescito di poter distinguere in al- cun modo da quelli che riempiono il tubo digerente e specialmente il mesenteron (vedi fig. 159).
Essi sono, senza dubbio, granuli escretivi e probabilmente di guanina.
Ho notato che netta è la distinzione fra le cellule che conten- gono tali granuli e le circostanti più distali che non ne hanno; cioè, mentre in queste ultime non se ne vede pure uno di tali granuli, in quelle che ne contengono, invece, essi sono in numero grandissimo e riempiono veramente tutta la cellula.
Non è il caso di pensare a cellule uriche, inquantochè non solo esse in nulla differiscono, se non nel contenuto di inclusioni, dalle circostanti, ma ancora, esse pure sono così riempite di prodotti eseretivi solo temporaneamente, come si può riconoscere dal fatto che non tutti gli individui hanno tali inclusioni, ma il più spesso, il tessuto adiposo è tutto di eguale natura e contiene solo grassi ed albuminoidi.
Adunque è un deposito transitorio, accumulatosi nelle vicinanze del tubo digerente, per essere più vicino ai malpighiani e certo destinato ad essere asportato come nocivo all’organismo.
Con ciò però dobbiamo ammettere una digestione intracellulare degli albuminoidi di deposito e tale digestione deve avvenire nel tessuto adiposo senza dubbio.
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Questo fa pensare che anche i prodotti escretivi che si conten- gono, come ho detto, nel tessuto adiposo distale di taluni insetti che quivi hanno anche depositi albuminoidi, derivino, non solo dai liquidi circolanti nel corpo e si trovino quindi nel detto adipe come in deposito, ma provengano, in buona parte almeno, da dige- stione intracellulare del detto tessuto adiposo (1).
Ma ognuno vede che qui si tratta piuttosto del tessuto adiposo prossimale, mentre nei detti insetti è quello più remoto dal tubo digerente che avrebbe tali funzioni.
Or dunque chi pensasse che il tessuto adiposo di questi My- rientomata formi un anello di passaggio fra il tessuto adiposo con funzioni esclusive di deposito, specialmente di grasso (di cui è co- mune esempio quello degli Insetti) e la grande massa di tessuto speciale, detta ghiandola (molto impropriamente), che circonda il tubo digerente della maggior parte degli Aracnidi e ne sostituisca il tessuto adiposo da cui deriva, ghiandola le cui cellule hanno funzione digestiva intracellulare, chi pensasse così sarebbe, a mio credere, in una giusta ipotesi.
Noi troviamo così un punto (e non sarà il solo) di contatto di questi Myrientomata cogli Aracnidi e lo svolgeremo anche meglio a proposito del tubo digerente e della digestione.
Per ora si sappia che dalle prove fatte mi tengo autorizzato a considerare per urati il contenuto granulare esceretivo delle dette cellule adipose.
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Le cellule adipose, che misurano circa 35 a 70 p.., caleolandole del meglio che si può, perchè niuna (tranne che delle giovanis- sime) è sferoidale, contengono un nucleo rotondeggiante o più © meno ovale; in quelle molto stirate il nucleo pure è allungato assal.
Esso misura, quando sferoidale, da 10 a 12 p.. di diametro e contiene, oltrechè un grosso nucleolo abbastanza acidofilo, anche innumerevoli granuli piccolissimi e fittissimi di cromatina.
(1) Da ciò l’omologia della grande ghiandola abbracciante il tubo digerente in Aracnidi e che può considerarsi per tessuto adiposo con funzione digestiva e di deposito e più strettamente in rapporto col tubo digerente.
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GHIANDOLE.
Il sistema ghiandolare è ricco inquantochè, oltre ai vasi malpi- ghiani, di cui si dirà parlando del tubo digerente, si notano tre paia di ghiandole cefaliche (che possono anche essere ridotte a due paia) ed inoltre le grandi ghiandole addominali dell’ 8° urite.
Tratteremo dunque delle ghiandole cefaliche innanzi tutto, poi di quelle del tronco.
Ghiandole cefaliche. L’insieme ghiandolare del capo è fatto da tre paia di grosse ghiandole, delle quali però il secondo, pur es- sendo per struttura ecc. molto diverso dal primo, concorre con questo ad un unico sbocco ed il terzo (che spetta al 6° somite) sebbene composto di due porzioni principali, luna laterale Valtra infera, concorre però in un unico tubulo di scarico, che mette nel labbro inferiore.
Abbiamo dunque:
1° Ghiandole mascellari o del 5° somite ; a) precerebrali; b) genali;
2° Ghiandole labiali o del 6° somite.
Fra tutte, queste ghiandole riempiono buona parte del capo; il paio di precerebrali differisce dalle altre non solo per la struttura ma anche per la natura della secrezione. <